La Procura di Venezia ha deciso di fare appello contro la sentenza che ha condannato all'ergastolo Filippo Turetta, il ventitreenne padovano responsabile dell'uccisione dell'ex fidanzata, Giulia Cecchettin, l'11 novembre del 2023.
La crudeltà
Alla corte di appello i pm chiedono di riconoscere a Turetta anche le aggravanti, ovvero la crudeltà e lo stalking di Filippo verso Giulia, che la Corte d'Assise aveva invece escluso. "Ci rincuora il fatto che la Procura abbia impugnato la sentenza”, ha commentato l'avvocato Stefano Tigani, difensore di Gino Cecchettin, “perché conferma che la richiesta di impugnazione del nostro collegio difensivo in difesa della famiglia Cecchettin era fondata".
La premeditazione
La decisione era stata presa dopo una camera di consiglio durata sei ore, dalle 10 alle 16 del 3 dicembre 2024. Era stata riconosciuta la premeditazione, quel “piano” che lo studente di Torreglia aveva preparato almeno quattro giorni prima del femminicidio, avvenuto l’11 novembre del 2023. Non erano state appunto riconosciute le aggravanti della crudeltà (intesa in senso giuridico) e dello stalking, che erano state imputate dai pm e respinte dalla difesa.
Lo stalking
Prima di chiedere la pena massima, Andrea Petroni, il pm della procura di Venezia di 38 anni che lo ha portato a processo, ha ripercorso le accuse a carico di Turetta e si è focalizzato su tre aggravanti. Tra queste, quella dello stalking. Turetta, per l’accusa, perseguitava Cecchettin già durante la relazione (che è durata dal gennaio 2022 al luglio 2023) e ha continuato a essere ossessionato dalla ragazza anche dopo. “Mettiti in testa stronza che o ci laureiamo insieme o la vita è finita per entrambi. Ridicola. Stai zitta, è così e basta. Smettila di pensare alla tua inutile carriera. La tua vita la vivi a pari passo con me”, le scriveva. Faceva sfuriate anche se lei voleva mangiare una pizza con l’amica: “Se è sabato o domenica non puoi cazzo, sei impegnata con me! Sei una merda se mi togli la nostra uscita. Fai pena”. Poi le minacce: “Maledetta che sei, mi devi tenere traccia della tua giornata. Ti farò pentire del male che mi stai facendo. Non ti lascerò un secondo di pace”.
Lo zio materno: “Non perdonerò mai chi ha ucciso mia nipote”
“Io so che non perdonerò mai Filippo, non perdonerò chi ha ucciso mia nipote, e mi sono reso conto (prima non ne ero cosciente) che non perdonerò mai chi fa del male alle donne”, aveva detto subito dopo la lettura Andrea Camerotto, zio materno di Giulia. “Oggi abbiamo perso tutti come società. È stata fatta giustizia, la rispetto. Però la violenza di genere non si combatte con le pene ma con la prevenzione. Come essere umano mi sento sconfitto, come papà non è cambiato nulla rispetto a ieri. La battaglia contro la violenza continua, è un percorso che dobbiamo fare come società”. E sulla caduta delle aggravanti aveva aggiunto: “Di sicuro ci sarà da dibattere”. Ora, è probabile, se ne discuterà di nuovo in aula.