È più facile arrivare in vetta all’Everest che scalare la nuova piramide della dieta mediterranea proposta dalla Società di nutrizione umana. Un decalogo degno di Savonarola. Poca carne, soprattutto se rossa. Insaccati e formaggi stagionati guardati con sospetto. Dolci, vino e alcol scomunicati. Daspo per le patate, che non vanno considerate un contorno. Di quelle fritte, poi, basta pronunciare il nome per far suonare l’allarme calorico.
Saltuariamente sono ammessi latticini, carni bianche, pesce e uova. In verità non c’è nulla che già non si sapesse. I principi restano gli stessi. Gli scienziati hanno semplicemente messo a dieta la dieta mediterranea. Alzando il disco verde per cereali integrali, legumi. E soprattutto per verdure e frutta, da consumare ogni santo…
È più facile arrivare in vetta all’Everest che scalare la nuova piramide della dieta mediterranea proposta dalla Società di nutrizione umana. Un decalogo degno di Savonarola. Poca carne, soprattutto se rossa. Insaccati e formaggi stagionati guardati con sospetto. Dolci, vino e alcol scomunicati. Daspo per le patate, che non vanno considerate un contorno. Di quelle fritte, poi, basta pronunciare il nome per far suonare l’allarme calorico.
Saltuariamente sono ammessi latticini, carni bianche, pesce e uova. In verità non c’è nulla che già non si sapesse. I principi restano gli stessi. Gli scienziati hanno semplicemente messo a dieta la dieta mediterranea. Alzando il disco verde per cereali integrali, legumi. E soprattutto per verdure e frutta, da consumare ogni santo giorno. Perché sono un toccasana per il microbiota, promosso ormai al rango di nuova centrale operativa della salute, sia del corpo sia della mente. A fronte di questi comandamenti scientifici, sta il fatto che la maggior parte degli italiani segue sempre meno la dieta mediterranea. E non perché abbia una scarsa educazione alimentare. La verità è che per molti dei nostri connazionali il cibo non è solo nutrizione, più o meno sana, ma è soprattutto piacere, convivialità, scambio, tradizione.
In altre parole, c’è una resistenza alla medicalizzazione totale dell’alimentazione. Inoltre, c’è una ragione economica ancor più decisiva. Perché le cascate di frutta e verdura che ci vengono prescritte saranno pure dei toccasana per anima e glutei. Ma sono troppo costose. Spesso addirittura inavvicinabili. Come le zucchine, le melanzane, i cetrioli che hanno tassi di aumento costante. O le inarrivabili ciliegie che sono arrivate alla bellezza di 23 euro al chilo. È vero che duroni e tenerine, visciole e marasche sono ricche di antociani, flavonoidi circondati da un’aura quasi magica a causa delle loro proprietà antiossidanti e antietà. Ma resta un prezzo da gioielleria, proibitivo per una famiglia media. Che non potendo consentirsi i costosissimi cibi salvavita si consola con mortadella e salame, bistecca e patate. Così le oscillazioni dei prezzi di frutta e verdura diventano l’algoritmo del nostro benessere fisico ed economico. Facendo cortocircuitare la vita e il giro vita.