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Cipriani: “Bezos passa, Venezia è per sempre, le crociate non servono”

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Il patron dell’Harry’s Bar: “La Serenissima è libertà, accoglie tutti, poveri e ricchi”
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VENEZIA – “Questa città è unica al mondo perché è stata costruita senza fare preventivi. Nessuno ha mai chiesto quanto costa fare qualcosa qui: calcolare equivarrebbe a rinunciare. Per questo Venezia è il primo e ultimo luogo dello spirito e ogni essere umano, a maggior ragione oggi, vuole vedere il solo rifugio dove i conti non sono decisivi. Jeff Bezos e Lauren Sanchez lo hanno scelto per festeggiare il loro matrimonio: non mi stupisce e trovo incomprensibili le proteste annunciate contro di loro”.

Arrigo Cipriani ha 93 anni e ogni giorno pranza tra i clienti del suo Harry’s Bar, mito mondiale dell’accoglienza cosmopolita. Anima quella che chiama “la Stanza”, prossima al secolo, da settant’anni: da “bettoliere veneziano” ha cucinato per chi ha sc…

VENEZIA – “Questa città è unica al mondo perché è stata costruita senza fare preventivi. Nessuno ha mai chiesto quanto costa fare qualcosa qui: calcolare equivarrebbe a rinunciare. Per questo Venezia è il primo e ultimo luogo dello spirito e ogni essere umano, a maggior ragione oggi, vuole vedere il solo rifugio dove i conti non sono decisivi. Jeff Bezos e Lauren Sanchez lo hanno scelto per festeggiare il loro matrimonio: non mi stupisce e trovo incomprensibili le proteste annunciate contro di loro”.

Arrigo Cipriani ha 93 anni e ogni giorno pranza tra i clienti del suo Harry’s Bar, mito mondiale dell’accoglienza cosmopolita. Anima quella che chiama “la Stanza”, prossima al secolo, da settant’anni: da “bettoliere veneziano” ha cucinato per chi ha scritto la storia e per chi nemmeno l’ha letta. “Tratto i clienti come re e i re come clienti – dice – e per questo la festa nuziale di Bezos, sinceramente, non mi fa né caldo né freddo”.

Un’idea però se l’è fatta: non vorrà far credere di essere indifferente allo sbarco del secondo uomo più ricco del pianeta.

“Non conosco personalmente mister Amazon e la signora Sanchez. So che sono miei clienti negli Stati Uniti. Di loro non penso niente. Sono felice che abbiano la curiosità di capire Venezia”.

Avrebbero potuto sposarsi ovunque, anche nello spazio, ma hanno scelto la laguna: cosa significa?

“La magia resta più forte di ciò che definiamo realtà. Snobismo, cafonaggine ed esibizionismo da miliardari non c’entrano. La magia è la stessa che da secoli conduce qui chiunque. Bezos, come ognuno di noi, non aggiunge e non toglie nulla a Venezia. La sua scelta conferma solo l’impossibilità di resistere all’irrazionale”.

Come giudica le proteste annunciate dal comitato “No Space for Bezos” contro “il simbolo del capitalismo tecnologico che sfrutta chi lavora e sostiene Donald Trump”?

“Da decenni, da parte delle stesse persone, ad ogni occasione potenzialmente mediatica sento ripetere i medesimi slogan deficienti. Siamo tutti figli del nostro tempo, nessuno è innocente, non conosco individui felici. Non capisco perché proprio Bezos, all’improvviso, sarebbe il Male di turno”.

È accusato di “arricchirsi aggirando il fisco” e “di promuovere il sovranismo razzista di Trump”.

“L’Italia non è più una repubblica democratica, ma un Paese autoritario dominato da chi grida più forte. I No Bezos esibiscono un’infarinatura di vecchie ideologie e tranciano giudizi da piccoli borghesi. Non rappresentano Venezia, universo ancora fondato su chi pensa spesso e parla quasi mai”.

Teme che proteste pacifiche possano degenerare in scontri dannosi per la Venezia e per l’Italia?

“La nostra immagine all’estero, non per nostro merito, è intoccabile. Il suo volto è quello dei veneziani che da secoli, ogni giorno, ricostruiscono con le mani il sogno della loro città. Anche gli antagonisti anti-Bezos sono ragazzi: faranno il bagno, si asciugheranno e il giorno dopo saranno dimenticati. Un modo giovane, anche se poco gentile, per partecipare alla gioia degli sposi”.

Il presidente del Veneto Luca Zaia li ha attaccati, allargando la censura all’Anpi, pure su posizioni critiche: Bezos e i suoi 250 invitati vanno accolti a braccia aperte come gli americani nel 1943?

“Venezia accoglie chiunque a braccia aperte, altrimenti non è Venezia, il baluardo della libertà. Non è opportunismo turistico: i veneziani sono figli di tutto il mondo e accolgono miliardari e poveri, amici e nemici. Vietato è fare differenze: certo non cominceremo oggi a discriminare gli americani perché hanno eletto Trump. Sono loro, tra l’altro, ad aver deciso il mio destino”.

Cosa intende dire?

“Era il 25 aprile 1945, avevo 13 anni ed è stato il giorno più importante della mia vita. Grazie alle truppe Usa di liberazione, gli occupanti hanno dovuto lasciare anche l’Harry’s Bar. Ho capito il valore della libertà, lusso oggi pericolosamente in discussione pure in Europa. Anche il più ricco e antipatico del mondo ha diritto alla libertà, perfino a quella di sposarsi dove e come gli pare”.

Bezos e signora hanno chiesto agli ospiti di non fare regali, ma donazioni alla salvaguardia di Venezia, come loro stessi promettono di fare: favoriranno la ripresa del mecenatismo straniero?

“Niente regali? Avranno già troppa roba in casa. Venezia galleggia da sempre grazie ai mecenati”.

Giorni di feste con star e miliardari: si lucidano i fasti settecenteschi, o del primo dopoguerra?

“I dogi usavano posate d’oro e a fine pasto le buttavano nei canali. Dal messicano de Beistegui che requisì palazzo Labia, all’indiano Agarwal che affittò le isole della laguna, Venezia è un infinito ballo in maschera. Da Onassis e Gianni Agnelli siamo passati a Bezos e Musk, da Mozart e Vivaldi a Elton John e Lady Gaga: si può discutere di statura, ma la sostanza è che Venezia rimane il Grande Teatro”.

Overtourism e biglietto d’ingresso contribuiscono all’esasperazione No Bezos e anti-Brugnaro?

“A Venezia non serve una tassa d’ingresso, ma un dress code. Bezos non c’entra con le nostre malattie, auto-procurate e non curate. Il sindaco è già un superato anonimo veneziano”.

Da 94 anni il suo locale ospita i personaggi più famosi del mondo: aspetta anche gli ospiti di Bezos?

“Solo dopo molti anni parliamo, con il suo permesso, di qualche cliente che diventa un amico. Non siamo una destinazione per cosiddetti vip: la maggioranza è gente normale e motivata, allergica a ogni imposizione, che rifiuta di mangiare male anche a casa. Non so se Bezos o qualcuno dei suoi invitati verranno a trovarmi: se succederà saranno trattati come ogni altro cliente”.

Si dice che questo matrimonio lascerà a Venezia oltre 30 milioni di dollari: le pare troppo?

“Fossero 300, considerato il patrimonio del signor Amazon, non vedrei lo scandalo. In America se un imprenditore diventa ricco e spende riscuote rispetto, non disprezzo. Albergatori, commercianti, taxisti, pasticceri e agenti immobiliari non dovrebbero però esagerare con la speranza. I grandi eventi politici ed economici, la Biennale o la Mostra del Cinema, valgono molto di più delle nozze di Bezos”.

Quale accoglienza riserverà Venezia alla coppia Bezos-Sanchez?

“La solita attenta indifferenza, impegnata a vendere ciò che ha. Tutti, per vivere, vendiamo qualcosa: chi viene qui però cerca un’emozione e non esiste una merce precisa capace di garantirla. Una sola certezza: scagliarsi contro Bezos non è vietato, ma è scagliarsi contro lo spirito profondo di Venezia, fondata sul sogno del lusso, sinonimo sbrigativo di libertà. Una breve figura di merda priva di cultura, a nome di tutti, per colpa di pochi”.

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