Villa Pamphili, le ombre sugli agenti che controllarono Kaufman prima degli omicidi
di Giuliano FoschiniNon sono state rispettate le procedure del codice rosso previste negli interventi in cui sono coinvolte donne. E nemmeno quelle che i protocolli dispongono quando di mezzo ci sono minori. Inoltre non c’è stata una comunicazione corretta tra le volanti e la centrale operativa: nessuna trasmissione di informazioni, o comunque notizie scarne o poco precise, tra la strada e gli uffici dove, con alcune ricerche al terminale, forse si sarebbe potuto capire qualcosa di più su quella famiglia con un passaporto americano che si aggirava per le strade di Roma.
Il «duplice omicidio» di Villa Pamphili si porta dietro un peccato originale: e cioè alcuni problemi nelle modalità di intervento delle cinque pattuglie e i dieci agenti di polizia che hanno avuto a …
Non sono state rispettate le procedure del codice rosso previste negli interventi in cui sono coinvolte donne. E nemmeno quelle che i protocolli dispongono quando di mezzo ci sono minori. Inoltre non c’è stata una comunicazione corretta tra le volanti e la centrale operativa: nessuna trasmissione di informazioni, o comunque notizie scarne o poco precise, tra la strada e gli uffici dove, con alcune ricerche al terminale, forse si sarebbe potuto capire qualcosa di più su quella famiglia con un passaporto americano che si aggirava per le strade di Roma.
Il «duplice omicidio» di Villa Pamphili si porta dietro un peccato originale: e cioè alcuni problemi nelle modalità di intervento delle cinque pattuglie e i dieci agenti di polizia che hanno avuto a che fare con Francis Kaufman, Anastasia e la piccola Andromeda nei giorni precedenti all’assassinio. Non l’errore di un operatore. Ma un evidente problema di applicazione dei protocolli. Che, alla luce dei fatti, fa particolarmente male: uno di questi interventi è stato effettuato il 5 giugno, quando la ragazza russa era già morta. Ma la bambina si poteva ancora salvare.
L’indagine interna della polizia su quanto accaduto nei giorni precedenti all’omicidio di Villa Pamphili è arrivata a ricostruire le prime verità. Gli interventi al centro dell’indagine sono soprattutto tre. Il primo è del 20 giugno quando in via Giulia «veniva notato un uomo che, ubriaco e in stato di agitazione, strattonava la donna in sua compagnia e aveva al seguito una bambina». La segnalazione era di una commerciante che aveva specificatamente segnalato gli atteggiamenti violenti di Kaufman. La volante intervenuta non ha fatto però scattare la procedura del “codice rosso” nonostante Anastasia non avesse i documenti. Le è bastato quanto detto dalla donna: «Non è successo niente».
Due ore dopo era arrivata una nuova segnalazione. Questa volta da parte di un’altra persona che aveva notato come Kaufman perdesse sangue dalla testa. «Si è ferito sbattendo contro un muro. È ubriaco» ha detto Anastasia. Senza far insospettire gli agenti. L’ultimo degli interventi sotto inchiesta è proprio quello del 5 giugno. Quando la ragazza era già morta. Ma Andromeda, o Lucia, come chiamavano anche la bambina, si poteva salvare.
Anche in questo caso la pattuglia – la stessa che tra l’altro aveva già fermato l’uomo – lo ha lasciato andare credendo alla versione secondo la quale la mamma della bambina fosse «andata via». I protocolli però avrebbero previsto un altro tipo di intervento.
Che succederà ora? A indagine chiusa si tireranno le somme. Il capo della polizia Vittorio Pisani non vuole fare sconti. Ma è altrettanto vero che il Viminale – particolarmente sensibile alle proteste di alcuni sindacati che in queste ore hanno tuonato contro la decisione del Dipartimento di avviare un’indagine interna – non ha come obiettivo trovare capri espiatori. «Ma fare in modo che non possa più accadere» dice una fonte a Repubblica. Significa che si punterà a cambiare le modalità di intervento. Potrebbe non bastare alla procura di Roma che aspetta la relazione finale.