Cronaca

Più di 500 persone a rischio naufragio nel Mediterraneo. Nuovo fermo per il veliero ong Nadir

Più di 500 persone a rischio naufragio nel Mediterraneo. Nuovo fermo per il veliero ong Nadir

A lanciare la richiesta di aiuto è stata Alarm phone. “Abbiamo perso i contatti, stavano imbarcando acqua”

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Oltre 550 persone sono a rischio naufragio al largo di Creta, mentre a Lampedusa il veliero Ong Nadir rimane bloccato in porto, fermato per la seconda volta in un mese. L’allarme su una possibile nuova tragedia del mare arriva da Alarm phone. Da un barcone, partito da Tobruk, ieri notte è arrivata una richiesta di aiuto che la rete di attivisti ha rilanciato. “Dicevano che l’acqua stava già riempiendo lo scafo. Da ore abbiamo perso ogni contatto, non riusciamo a trovarli e non abbiamo notizie dalle autorità. L’ultima posizione era al largo di Creta”. Non si sa, al momento, se qualcuno sia intervenuto in soccorso. Non potrà di certo farlo Nadir, il veliero Ong dell’organizzazione tedesca Resqship, colpito dall’ennesimo fermo amministrativo.

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Hanno appena soccorso 59 persone, portate a Lampedusa con l’autorizzazione della Guardia costiera italiana, che ha anche coordinato l’intervento. Dal veliero, hanno subito segnalato la presenza di quel barcone, pieno d’acqua e già inclinato sul lato, carico di persone disidratate dopo due giorni di navigazione. Sono state tutte soccorse, ma all’arrivo sull’isola per l’ennesima volta arriva una contestazione: non aver aspettato la risposta delle autorità maltesi, nelle cui acque territoriali è stato eseguito il salvataggio.

"Se uno Stato ritiene che una nave civile abbia contattato il centro di coordinamento del soccorso sbagliato, non è solo loro facoltà, ma loro dovere informare le autorità che ritengono competenti", afferma Merle Dammhayn di Resqship. “La nuova strategia italiana per reprimere gli sforzi della società civile adesso passa per il prendere di mira piccole piccole imbarcazioni a vela come Nadit attraverso strumenti legali ad hoc, mentre la Germania taglia i finanziamenti per le operazioni di ricerca e soccorso e nega il rispetto dei diritti umani fondamentali ai migranti ai suoi confini”, dicono dall’ong che chiede “il rilascio immediato e incondizionato dell'imbarcazione”.

Dall’equipaggio, nessun passo indietro. “Essere sottoposti a queste repressioni dimostra ancora di più quanto sia fondamentale il nostro lavoro nella lotta per la giustizia e il diritto alla vita per tutti”.

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