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Università, allarme per il semestre aperto a Medicina: lezioni in fiera, nei cinema e online

L'aula magna di Medicina della Statale di Milano 

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I grandi atenei attendono fino a 4.000 studenti ciascuno. La maggioranza dei candidati tornerà a prepararsi a distanza. Dalla Statale di Milano a Padova, da Pisa al Molise, le acrobazie per far fronte alla riforma del governo
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ROMA – Le università italiane provano a organizzarsi in piena estate, molti funzionari salteranno per questo le ferie d’agosto, ma i numeri sembrano soverchianti. Il semestre aperto per le matricole di Medicina, che vuole superare per volontà della ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, il lungo periodo che affidava la prima selezione degli aspiranti medici ai test iniziali, si sta rivelando una costruzione complessa, faticosa, piena di insidie.

Innanzitutto, tutte le università che hanno dipartimenti di Medicina al loro interno – sono 40 quelle pubbliche – si sono consultate e hanno capito che riusciranno ad affrontare la novità solo in un modo: rispolverando le mai amate lezioni online, diventate necessarie per l'accademia nella fase pandemica e via via abbandonate in nome del “in presenza è meglio”, tratto che da sempre distingue gli atenei tradizionali da quelli telematici.

Ecco, la Statale di Milano e La Bicocca, sempre a Milano, Padova, Pisa, Bologna, Sapi…

ROMA – Le università italiane provano a organizzarsi in piena estate, molti funzionari salteranno per questo le ferie d’agosto, ma i numeri sembrano soverchianti. Il semestre aperto per le matricole di Medicina, che vuole superare per volontà della ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, il lungo periodo che affidava la prima selezione degli aspiranti medici ai test iniziali, si sta rivelando una costruzione complessa, faticosa, piena di insidie.

Innanzitutto, tutte le università che hanno dipartimenti di Medicina al loro interno – sono 40 quelle pubbliche – si sono consultate e hanno capito che riusciranno ad affrontare la novità solo in un modo: rispolverando le mai amate lezioni online, diventate necessarie per l'accademia nella fase pandemica e via via abbandonate in nome del “in presenza è meglio”, tratto che da sempre distingue gli atenei tradizionali da quelli telematici.

Ecco, la Statale di Milano e La Bicocca, sempre a Milano, Padova, Pisa, Bologna, Sapienza, quindi i grandi atenei del Sud. Hanno tutti scelto la via predominante della formazione a distanza per gestire il semestre aperto (che in verità, vedremo, sarà un quadrimestre scarso).

Le università milanesi si preparano a stringere accordi con la Fiera locale e con le reti di cinema multisala per consentire ai ragazzi di entrare in aula, almeno le prime quattro-sei settimane. I docenti dei dipartimenti di Chimica, Fisica e Biologia, le materie complementari necessarie in questa prima fase del corso di laurea in Medicina, sono già allertati per un impegno extra, fuori dalle lezioni interne alle loro facoltà.

Già cinquemila iscritti agli atenei di Milano

Quando manca una settimana alla fine delle iscrizioni (il prossimo 25 luglio), sono 4.817 i diplomati che hanno chiesto di poter frequentare il primo semestre di Medicina in una delle due università pubbliche di Milano: 3.617 alla Statale (Medicina, Odontoiatria e Veterinaria), 1.200 alla Bicocca (Medicina e Odontoiatria). "Se la tendenza rimane questa ci aspettiamo di arrivare al 25 luglio con quattromila iscritti al semestre filtro solo per Medicina», spiega Marina Brambilla, rettrice della Statale.

Il “filtro” fermerà a gennaio – attraverso la pubblicazione dei risultati del concorso nazionale, che fungerà anche da graduatoria – l’85 per cento dei candidati: le matricole che potranno frequentare Medicina alla Statale saranno 563, con una crescita del 10 per cento rispetto allo scorso anno, come richiesto dal ministero. Sessanta proseguiranno a Odontoiatria, 105 a Veterinaria. “Ci risulta che al momento la nostra università sia la prima scelta a livello nazionale”, prosegue la rettrice Brambilla, “e se da un lato questo ci riempie di orgoglio, dall’altro la sfida organizzativa è grande”.

Occupate le aule di Città studi

La Statale garantirà lezioni in presenza a tutti dal primo settembre al 3 ottobre: per il primo mese, approfittando del fatto che non sono partite ancora le lezioni nelle cinque facoltà scientifiche, gli aspiranti medici andranno nelle aule di Città Studi, la zona nordorientale della città. Si prenoterà il posto con un’applicazione. Per gli studenti fuorisede, che a gennaio potrebbero trasferirsi in una città diversa o in un’università differente, sia che passino sia che non passino il test filtro, si prevedono lezioni online. Da ottobre al 20 novembre, primo appuntamento con l’esame filtro, didattica a distanza per tutti. E così fino al 10 dicembre, il secondo appuntamento per l’esame nazionale.

Iannantuoni: “Iscritti cinque volte di più”

La rettrice della Bicocca, Giovanna Iannantuoni, spiega: “Siamo già cinque volte oltre le nostre matricole storiche, ma metteremo in campo tutte le forze perché questi ragazzi si sentano accolti”. Anche in questa sede si è deciso di rispondere alla richiesta del ministero di aumentare del 10 per cento i posti, che saranno, alla fine, 178. Per quanto riguarda Bicocca, le lezioni in presenza per il primo mese saranno spostate da Monza a Milano, questo per avere gli spazi del campus centrale a disposizione. “I nostri chimici, fisici e biologi si sono resi disponibili, faremo più classi parallele. Se i numeri dovessero crescere troppo”, chiude la rettrice (e presidente Crui fortemente contraria alla Riforma Bernini), “interverremo all’esterno. Abbiamo chiesto preventivi all’Uci cinemas Bicocca, per esempio, struttura limitrofa, ma anche per gli spazi della Fiera Milano”. Il tutoraggio a distanza, tuttavia, anche qui sarà preponderante.

L’Università di Padova non andrà in ferie. Per Medicina si attendono 4.000 candidati, esattamente come per il precedente test pre-selettivo. E la Fiera della città potrebbe diventare il naturale approdo anche per le lezioni delle prime settimane: “Siamo abituati a grandi numeri da sempre”. La rettrice Daniela Mapelli in passato si è espressa sull’abolizione del numero chiuso a Medicina e i funzionari del grande ateneo del Nord-Est spiegano che di quei quattromila solo una parte minoritaria, il dieci per cento, potrà proseguire da ottobre-novembre con le lezioni dal vivo. Per questi ci sarà, probabilmente, un sistema di prenotazione a fasce per chi chiede la presenza, gli altri seguiranno a distanza. Ma quando mancano quaranta giorni all’avvio della riforma diverse cose sono ancora da definire.

Bologna e Sapienza a distanza

L’Alma mater di Bologna affiderà molto della sua erogazione del sapere allo schermo connesso online. La Sapienza di Roma riuscirà a gestire settembre in presenza, con 5-6.000 posti a sedere, quindi ottobre sarà misto e la prima quindicina di novembre sarà a distanza.

Una delle novità del cosiddetto semestre aperto è il profilo nazionale del concorso-graduatoria: tutti gli studenti dovranno arrivare ai due appuntamenti (20 novembre e 10 dicembre) preparati in maniera omogenea. Questo significa che i docenti chiamati a farlo riceveranno indicazioni serrate su ciò che dovranno, e non dovranno, affrontare, questione che entra in conflitto con la libertà di insegnamento garantita a tutti i professori d’ateneo.

Rettore di Pisa: “Giovani carenti di empatia”

Il rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi, medico dell'apparato cardiovascolare e biochimico, spiega: “Noi organizzeremo corsi aggiuntivi e integrativi con la massima flessibilità. Consentiremo la presenza a più studenti possibili offrendo l’opportunità, a chi lo richiederà, di frequentare interamente online. Abbiamo ipotizzato tre turni di lezione nelle due aule più ampie, due corsi mattutini paralleli e uno il pomeriggio”.

A chi non riuscirà a entrare a Medicina (e a Odontoiatria e a Veterinaria) l’ateneo non farà perdere crediti: “Ci sarà un riconoscimento reale e integrale del lavoro svolto in Biologia, Chimica e Fisica per chi si sposterà, per esempio, a Farmacia o a Professioni sanitarie”.

Il calcolo iniziale delle iscrizioni a Medicina, per quello che riguarda l'Università statale di Pisa, era di 600 candidati, “ma possiamo reggere fino a 1.200 domande”. È indubbio, spiega il rettore, “che la didattica a distanza è inferiore”. Peraltro, nei fatti l’esame di ammissione resta in parte a crocette (15 domande) e, in parte, affidato a una parola da aggiungere in una frase precostituita (16 domande). “Non sono contrario a questo cambiamento”, dice infine Zucchi, “può essere il primo passo per un percorso virtuoso che, tuttavia, oggi è largamente incompiuto. Le nostre università non sanno ancora valutare la capacità empatica di un futuro medico, un grave problema per l’ultima generazione di professionisti”.

Il trasferimento di conoscenze nelle materie base, tra queste Fisica, Chimica e Biologia, resta difficile, durante il Covid si è dimostrato fallimentare.

Al sito Universitaly, per l’Ateneo di Palermo, sono fin qui arrivate 2.153 domande: 1.851 iscrizioni per Medicina (che, in questo caso, comprende anche l’indirizzo tecnologico), 103 per Odontoiatria, 159 per Veterinaria. I posti a disposizione da gennaio saranno 649. Per ora hanno pagato la tassa di iscrizione meno della metà. L’anno scorso i candidati al test iniziale furono superiori: 3.200 neodiplomati, per 590 posti. Le lezioni saranno online. “Prevediamo un rush finale, con aumento degli iscritti”, fa sapere Marcello Ciaccio, preside di Medicina.

Gli alberghi convenzionati a Campobasso

L’Università del Molise, ateneo di dimensioni decisamente inferiori ma dotato di un Dipartimento di Medicina riconosciuto in regione, punta alla presenza: “Garantiremo alloggi ai candidati con spazi nostri e convenzioni con gli alberghi di Campobasso”, dice il rettore Giuseppe Peter Vanoli. “Lasciare un liceale in balia di due mesi di didattica a distanza, significa condannarlo nuovamente alla cajenna che ha conosciuto cinque anni prima a scuola”. L’Aula magna dell’università può contenere 500 persone sedute, si attende una presenza inferiore – 350 – di aspiranti medici”. Fin qui il numero chiuso era stato fissato a quota 170.

Sergio Saia, professore associato di Agronomia e Coltivazioni erbacee al Dipartimento di Scienze veterinarie proprio dell’Università di Pisa, si è mostrato critico sul nuovo concorso posticipato per le materie mediche. Ha spiegato: “Molti studenti si iscriveranno comunque, con il rischio che il numero dei candidati sia maggiore di quanto visto negli anni passati, si può ipotizzare il triplo rispetto ai posti disponibili. Questo incremento degli studenti può ridurre significativamente la qualità del trasferimento delle competenze da parte dei docenti”.

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