Cronaca

Naufraghi bloccati sul mercantile, una donna rompe le acque. Ancora a bordo le salme di due bambini

Naufraghi bloccati sul mercantile, una donna rompe le acque. Ancora a bordo le salme di due bambini

Non ci sono medici specializzati. Nonostante i numerosi appelli, ancora non risulta assegnato un porto di sbarco. Ocean Viking, con il suo team sanitario è vicina, ma non è stata ancora autorizzata a intervenire

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Le salme di due bimbi senza vita, uccisi dal ritardo con cui sono stati soccorsi. E uno che preme per nascere sul ponte arroventato di un mercantile, che inutilmente da martedì chiede un porto per far sbarcare i 98 naufraghi soccorsi.

Una donna al nono mese di gravidanza, salvata insieme a altri 97 naufraghi da un barchino in avaria che per quasi due giorni è rimasto in attesa di un intervento nonostante fosse stato più volte segnalato, ha rotto le acque sul ponte del mercantile Port Fukouka che l’ha soccorsa. Poco distante c’è la Ocean Viking, con a bordo medici e infermieri abituati a intervenire in situazioni di emergenza di questo genere, ma non ha ancora ricevuto autorizzazione a intervenire. “Stiamo assistendo direttamente all'inazione delle operazioni di ricerca e soccorso condotte dallo Stato nel Mediterraneo e al ruolo critico che le ong sono costrette ad assumere in loro assenza – dice da bordo Angelo, il coordinatore delle operazioni di soccorso – Le autorità competenti devono agire immediatamente”

In mare da tre giorni

La Port Fukouka da giorni chiede invano istruzioni. È la nave commerciale che martedì ha risposto alle richieste di aiuto lanciate da Sea- Watch, che inutilmente ha più e più volte segnalato alle autorità marittime competenti – Italia, Malta e Tunisia – quella carretta del mare a meno di quattro ore di navigazione da Lampedusa.

Erano in mare già da tre giorni, hanno detto ad Alarm phone, quando finalmente sono riusciti a dare l’allarme. Sea Bird, l’aereo di Sea-Watch, ne ha individuato la posizione e lanciato il mayday: “Due persone sono già in acqua”. Anche un aereo di Frontex li ha visti, aveva denunciato l’ong e conferma oggi l’agenzia con una nota ufficiale, in cui si legge che “l'aereo Frontex Sparrow 2 è stato inviato sul posto e ha confermato la posizione della barca, rimanendo sulla scena per ore, lanciando richieste di soccorso e seguendone i movimenti mentre la situazione peggiorava".

Un salvataggio di fortuna

Nessuno è intervenuto fino a martedì, quando il mercantile Port Fukouka ha tentato di prestare soccorso. È una nave enorme, con murate alte come un palazzo, non è fatta per i salvataggi, né ha a bordo team di soccorso in grado di intervenire. Durante le operazioni di recupero, il barchino si è ribaltato, una persona è sparita tra le onde prima che da bordo venisse lanciata una zattera di salvataggio, gli altri sono stati portati a bordo ma due bambini erano già senza vita. E adesso si teme per quello che lì potrebbe nascere.

Come tutti i mercantili, il Port Fukouka non è attrezzato per emergenze di questo genere. E quella giovanissima donna può solo contare sull’esperienza di altre che hanno partorito prima e come lei sono bloccate a bordo da due giorni.

Gli appelli

Nonostante gli appelli arrivati dalla flotta civile, a partire da Sea-Watch, e da parlamentari come Marco Grimaldi di Avs, i 98 naufraghi sono ancora bloccati a bordo.

Secondo le prime indiscrezioni, la Guardia costiera libica si sarebbe avvicinata nonostante si trovi fuori dalle sue acque territoriali e da quelle di competenza, ma il comandante si sarebbe rifiutato di assumere qualsiasi iniziativa prima di un ordine esplicito delle autorità realmente competenti e dello Stato di bandiera. Per ore, ha tentato di contattare le autorità competenti, chiedendo istruzioni. Invano. Sos Méditerranée invece ha risposto. “Nella notte capitano e proprietario della Port Fukuoka hanno chiesto assistenza alla nostra Ocean Viking – fanno sapere dall’ong francese –dato che il mercantile non ha ricevuto ancora alcuna istruzione per sbarcare le persone a bordo, tra cui tre donne incinte, e la presenza dei cadaveri di 2 bambini”.

Dai dati rilevabili dalle app di navigazione, un’operazione di salvataggio sarebbe in corso, ma al momento non se ne conoscono i dettagli precisi. In area ci sono sia la Trotamar III, un piccolo veliero ong che solo con estrema difficoltà potrebbe portare a bordo tante persone, sia la Ocean Viking, che ha sia team medici, sia spazi adeguati a gestire la situazione. Non è chiaro se sia finalmente arrivata un’autorizzazione a intervenire, se dal mercantile sia stata chiesta un’evacuazione medica o ce ne sia il tempo. In mare, la linea che separa vita e morte è sottile.

"Meloni è in Tunisia, ma tace”

“In queste ore Giorgia Meloni è a Tunisi a incontrare il presidente Saied per discutere di Piano Mattei e cooperazione tra i due Paesi, ma tace sui sopravvissuti e i cadaveri di due bambini abbandonati su una nave cargo al largo delle coste tunisine dal rifiuto delle autorità di intervenire”, denuncia Sea-Watch. “Questa è la realtà dei suoi accordi con Saied – incalza Angelo Bonelli deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde – vite umane sacrificate in nome degli affari energetici e della propaganda anti-migranti. Nessuna parola sui corpi dei piccoli lasciati marcire in mare, nessun intervento per salvare chi è sopravvissuto a un naufragio evitabile. Il Mediterraneo, per Meloni, è solo una frontiera da blindare e sfruttare, non un luogo di responsabilità e giustizia.

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