Torna agli arresti domiciliari Leonardo Bertulazzi, il 73enne ex brigatista, nei mesi scorsi fermato e messo in carcere dalle autorità di Buenos Aires, dopo l’improvvisa revoca dell’asilo politico.
Il rapimento di Costa
Cinquant’anni fa era “Stefano” della colonna genovese delle Brigate rosse, che nel 1977 ha rapito Pietro Costa, ingegnere dell’omonima famiglia di armatori liberato dopo 81 giorni e il pagamento di un riscatto di un miliardo e mezzo di lire. Un sequestro per cui Bertulazzi è stato condannato in contumacia, motivo per cui in Argentina – che vieta l’estradizione di chi sia stato condannato senza avere possibilità di difendersi in aula - gli è stato concesso lo status di rifugiato politico.
L’improvvisa revoca
Nel 2025 è arrivata l’improvvisa revoca, con l’avvio di una lunga battaglia legale fra ricorsi, appelli, arresti in carcere e successive liberazioni. L’ultima l’ha decisa ieri la che ha annullato la revoca dei domiciliari alla luce dell’età avanzata e dei gravi problemi di salute. “Stefano” ha 73 anni, negli anni scorsi è stato colpito da un ictus e ha gravi deficit visivi e cardiaci.
Il procedimento
"Dovrebbe godere di piena libertà, con l'estradizione sospesa, perché non si può procedere con un'estradizione mentre la protezione attualmente vigente resta in vigore", protesta il suo legale, l'avvocato Rodolfo Yanzón. Contro la revoca dello status di rifugiato è in corso un procedimento e già nei mesi scorsi i giudici hanno stabilito che non potrà essere riconsegnato all’Italia, come preteso dal governo Meloni, fino a istruttoria conclusa.
Il nuovo processo
Dovesse essere rimpatriato, per lui non si apriranno le porte del carcere, ma dovrà affrontare un nuovo processo. La Corte d'Appello di Genova dovrà riesaminare il caso da zero, con l'accusa chiamata a provare la colpevolezza di “Stefano” quasi cinquant'anni dopo i fatti.