Mutande accanto alle statue in Prato della Valle, camperisti nudi a Cortina, tuffi nelle fontane di Roma, selfie arrampicati sul David e video abbracciati al Bacco del Giambologna a Firenze. La mancanza di rispetto purtroppo non va mai in vacanza, anzi i cosiddetti turisti cafoni - che usano opere d'arte come sfondo per le loro bravate a favore di telecamera, che incidono il nome sul Colosseo, si tuffano nelle fontane monumentali, mangiano seminudi sotto ai monumenti - sono in crescita. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha lanciato la proposta: daspo urbano per chi viola il decoro. Un’idea nata tra un “non siamo un luna park” e un “c’è un limite a tutto”.
Il turista molesto
Ma non è una novità quella del turista in bermuda e ciabatte che cerca di portarsi a casa un pezzo di Colosseo o di un altro monumento oppure saltano sui monumenti rompendoli, come fece quel tedesco che ruppe le dita di Paolina Borghese, a ricordo imperituro delle vacanze italiane. A Venezia i turisti si esibiscono spesso in tuffi nel Canal Grande, picnic improvvisati sui ponti, e performance acrobatiche tra le calli. Multa media: 350 euro per chi si avventura a nuotare nei canali.
Alle Cinque Terre a quanto pare è abitudine per gli escursionisti andarsene per sentieri scoscesi in sandali da spiaggia: tanto che nei momenti di maggiore affluenza ci sono controlli delle scarpe. E vengono elevate multe fino a 2.500 euro per calzature inadeguate. A Portofino invece è vietato mangiare seduti per terra o camminare a torso nudo.
Le sanzioni arrivano a 500 euro. A Roma nel 2025 sono stati emessi 1.300 daspo urbani, di cui 400 per turisti stranieri. L’infrazione più comune? Il bagno nelle fontane monumentali, con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente.
Il daspo urbano
Il daspo urbano è nato per tenere lontani i tifosi violenti dagli stadi, per Zaia però va esteso ai turisti che non sanno proprio come comportarsi. E mentre il Veneto sogna un turismo “di qualità”, Roma, Firenze e Napoli si barcamenano tra overtourism e ordinanze creative. A Firenze si parla di contingentamento degli affitti brevi, a Venezia è già attivo il biglietto d’ingresso da 5 euro, e a Capri si sperimenta la circolazione a targhe alterne e così sulla costiera amalfitana. In ogni caso secondo i dati contenuti nel Rapporto annuale Istat 2025, il numero di daspo urbani emessi in Italia quest’anno ha superato le 9.800 unità, segnando un incremento del 27% rispetto al 2024, quando i provvedimenti erano stati poco più di 7.700.
Ma è davvero tutta colpa del turista?
La ministra del Turismo Daniela Santanchè, con il suo inconfondibile ottimismo, ha dichiarato: “Non è overtourism, è voglia d’Italia”. E in effetti, con 73 milioni di visitatori l’anno, è difficile non pensare che il problema sia anche nella gestione, non solo nel comportamento. Il rischio? Che l’Italia diventi un museo a cielo aperto con biglietto, con vigilanza e regole da convento. E che il turista, tra una multa e un daspo, finisca per scegliere mete meno “sorvegliate”.