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Disastro fra Nepal e Tibet: i morti sono 702, più di tremila i dispersi. Danni per oltre 5 miliardi

Disastro fra Nepal e Tibet: i morti sono 702, più di tremila i dispersi. Danni per oltre 5 miliardi
(reuters)
Le vittime accertate in Nepal sono 695, la Cina conferma solo 7 decessi. “Non abbiamo bisogno di soccorritori, Mandate tecnici e denaro”: chiede Kathmandu secondo cui il Paese necessita di 4-5 miliardi di dollari per la ricostruzione. E di assistenza tecnica estera per le operazioni di soccorso nei tunnel, i test del dna e il ripristino dei trasporti
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L'esercito nepalese ha tratto in salvo 350 lavoratori e residenti rimasti intrappolati nel tunnel dell'Upper Trishuli Hydropower Project, nel distretto di Rasuwa, colpito dalla devastante piena del fiume Bhotekoshi. Le operazioni di soccorso proseguono per raggiungere oltre 100 persone ancora bloccate. Si aggrava intanto il bilancio dell'alluvione: tra Tibet e Nepal sono 702 i morti, mentre è salito a più tremila il numero dei dispersi.

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Superati i 700 morti

Secondo l’ultimo bollettino del ministero della Cultura e del Turismo nepalese sono 695 le vittime dell’alluvione. Il numero totale di morti, unito ai 7 certificati dalla Cina, sale quindi a 702. I dispersi contati da Kathmandu, invece, raggiungono quota 2.595, mentre superano i 550 quelli verificati da Pechino. Crescono anche le persone portate in salvo: il governo nepalese ha soccorso con successo 7.514 persone, inclusi 227 turisti.

Superati i tremila dispersi

Ha superato la soglia delle 3.000 persone il bilancio delle persone disperse a seguito delle catastrofiche inondazioni lampo al confine tra Nepal e Cina. Lo riferisce la Cnn. Sono previste ulteriori piogge questo fine settimana nelle zone colpite, mentre proseguono le operazioni di soccorso.

Nepal, il ministro degli Esteri: “Falso che abbiamo rifiutato aiuti dall’estero”

Il ministro degli Esteri nepalese, Shisir Khanal, ha smentito che il suo Paese avrebbe rifiutato aiuti dall'estero per le conseguenze dell'alluvione, come suggerito da alcune ricostruzioni dei media che ha bollato come "completamente false". Khanal, in un'intervista a Radio Nepal, ha anzi sottolineato che il sostegno internazionale è fondamentale e sarà particolarmente importante per la ricostruzione”. E con una nota il ministero ha precisato, “il governo ha richiesto assistenza specifica e specializzata ai Paesi limitrofi per le operazioni di ricerca e soccorso, come ad esempio assistenza per l'apertura di tunnel in cui sono intrappolate persone, tecnologie che possano aiutare a localizzare i sopravvissuti nelle aree colpite, strumenti per del Dna rapide e celle frigo per la conservazione dei corpi. E' stata mobilitata una squadra di ricognizione tecnica specializzata di 11 membri per il soccorso nei tunnel proveniente dall'India e si prevede l'arrivo a breve di una squadra di soccorso proveniente dalla Cina", aggiunge la nota.

Tra i dispersi l'italiano Luca Barachini e la moglie Patrizia Marziale

Luca Barachini e Patrizia Marziale figurano nell'ultimo elenco delle persone disperse diffuso dalla polizia nepalese, aggiornato alle 17.30 di oggi ora locale e diffuso dal ministero del Turismo. Per entrambi il documento della Nepal Police riporta i dati anagrafici e l'appartenenza, rispettivamente, alle categorie Italia e Svizzera, senza alcuna indicazione di avvenuto soccorso. La coppia è residente a Lugano.

“Sul lato cinese confine molta più edilizia”

Il ministro della Scienza nepalese, Mahabir Pun, in un'intervista a Cnn-News 18, è parso alludere alla possibilità che l'intensa attività edilizia cinese in Tibet abbia potuto contribuire all'alluvione lampo che ha causato centinaia di morti in Nepal, dall'altro lato del confine. "La Cina sta costruendo molto di più sul lato tibetano. In Nepal, invece, si tratta per lo più di centrali idroelettriche", ha dichiarato Pun, senza suggerire però collegamenti diretti tra il disastro e l'espansione edilizia di Pechino nell'area.

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Il Nepal chiede alla Cina un sistema di allerta precoce per alluvioni

Il Nepal ha chiesto alla Cina di allestire un sistema di allerta precoce per monitorare le inondazioni causate dallo straripamento dei laghi glaciali himalayani, a seguito delle alluvioni lampo che mercoledì scorso hanno provocato centinaia di morti. Lo ha dichiarato il ministro nepalese per la Scienza, la Tecnologia e l'Innovazione, Mahabir Pun, in un'intervista a CNN-News18. "Non abbiamo ricevuto alcun preavviso dalla Cina perché tutto è accaduto troppo in fretta. Abbiamo richiesto un sistema di allerta precoce alla Cina", ha affermato Pun, "dobbiamo imparare la lezione. Nel giro di mezz'ora dalla formazione della diga di detriti, l'alluvione ha raggiunto il Nepal. Quindi non c'era tempo sufficiente per prevederne l'arrivo". Il ministro ha spiegato che al momento Nepal e Cina non hanno alcun accordo per la condivisione di informazioni o dati rilevanti per l'allerta precoce. Pun ha osservato che il Tibet cinese è una regione soggetta a nubifragi e ha un terreno remoto e impervio che rende difficili il monitoraggio e le operazioni di soccorso.

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Nel Chitwan recuperati 229 corpi non più identificabili

Nel distretto di Chitwan, in Nepal, sono stati recuperati i corpi di 229 vittime delle alluvioni che non risultano più identificabili a causa dello stato di decomposizione. Lo ha comunicato, riporta il Guardian, l'amministrazione locale. Prima della sepoltura, necessaria per ragioni di salute pubblica, saranno estratti dai resti campioni di Dna in modo da consentire il riconoscimento in una seconda fase. Il ministro degli Esteri nepalese, Shisir Khanal, ha affermato che altri cadaveri potrebbero essere recuperati nei distretti di Chitwan e Nawalparasi, dove gli ospedali, ha spiegato, "sono sopraffatti dai corpi e non hanno celle frigo per conservarli".

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187 turisti stranieri salvati dopo le alluvioni, 420 irraggiungibili

Sono oltre 187 i cittadini stranieri soccorsi nelle aree colpite dalle alluvioni del fiume Bhotekoshi. Lo riferisce il ministero degli Esteri nepalese nell'ultimo bollettino, diffuso alle 14 di oggi ora locale, precisando che complessivamente sono state tratte in salvo oltre 4.450 persone. Il ministero non ha fornito nell'ultimo aggiornamento un nuovo dato sugli stranieri ancora non raggiungibili. Nell'ultimo bollettino disponibile sul punto, pubblicato dal Nepal Tourism Board alle 13.30 e riportato da Nepal News, erano invece 420 le persone straniere ancora "out of communication", mentre 184 erano state soccorse.

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Sale a 675 il bilancio delle vittime

Il bilancio delle vittime in Nepal a quattro giorni dall'alluvione-lampo che ha interessato la regione himalayana è salito a 675. Lo si apprende da un aggiornamento della polizia locale, secondo cui le aree con il maggior numero di vittime sono quelle di Rasuwa (13), Dhading (49), Gorkha (54), Nawalparasi East (158), Nuwakot (49), Chitwan (248), Tanahun (31) e Nawalparasi West (65).

Rientrati in Italia dal Nepal i due turisti bresciani rimasti bloccati

Sono atterrati all'aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) Massimo Lombardi e Giovanni Fassini, i due escursionisti bresciani rimasti bloccati in Nepal a causa delle violente alluvioni e delle frane che hanno colpito il Paese. Dopo giorni segnati dalle difficoltà negli spostamenti, i due sono riusciti a raggiungere Kathmandu e da lì a intraprendere il viaggio di ritorno. "Siamo sani e salvi, l'importante è quello. Ma il pensiero va alla gente ancora isolata o sotto il fango, la concentrazione di tutti deve andare a loro", hanno detto appena atterrati.

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Salgono a 669 i morti

Le autorità nepalesi hanno aggiornato il bilancio delle vittime dell'alluvione che ha colpito il Paese mercoledì: i morti sono saliti a 669 in Nepal, a cui si aggiungono i 7 segnalati in Tibet. I dispersi sono quasi 3.000.

(afp)

Sei esperti cinesi per soccorrere i lavoratori intrappolati nel tunnel in Nepal

Il governo del Nepal ha mobilitato un team di sei esperti tecnici cinesi per contribuire alle operazioni di soccorso dei lavoratori intrappolati nel tunnel della centrale idroelettrica Upper Trishuli 3B, nel distretto di Rasuwa. Lo riferisce Nepal News. Gli esperti, arrivati nella zona di Trishuli in elicottero, lavoreranno insieme a una squadra tecnica dell'esercito nepalese. Il primo intervento consisterà in una ricognizione tecnica per valutare le condizioni all'interno del tunnel e stabilire se sia possibile effettuare il salvataggio. Secondo il segretariato dell'ufficio del premier nepalese, altri esperti cinesi sono già in standby nell'area di confine con il Nepal e potranno essere inviati sul posto immediatamente qualora la prima valutazione indichi che l'operazione di soccorso è fattibile. La situazione all'interno del tunnel viene descritta come estremamente difficile e l'operazione come ad alto rischio e tecnicamente complessa.

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Bimbo ritrova la madre grazie alla troupe della Reuter

Un bimbo di 8 anni, Zoyal Ghale, che si era arrampicato sugli alberi per sfuggire alle devastanti inondazioni in Nepal, si è ricongiunto dopo due giorni con la madre che lo credeva morto, grazie anche all'aiuto di una giornalista della Reuters. A raccontare la storia sul sito dell'agenzia è la stessa madre del bambino, Matti Maya Tamang, 28 anni. Il 26 agosto Zoyal e il fratello erano andati a scuola, nel distretto settentrionale di Rasuwa. Lei era rimasta a casa quando improvvisamente aveva sentito un forte rumore, come un terremoto. Dopo aver ritrovato il figlio più piccolo ancora vivo, non aveva notizie di Ghale. Ieri, per puro caso, la reporter di Reuters Sahana Bajracharya e la sua troupe hanno incontrato il bambino all'ospedale Chakra Dev, nel distretto di Nuwakot. Il piccolo ha acconsentito a essere filmato nella speranza di ritrovare i genitori e Bajracharya ha lasciato il suo numero di cellulare in ospedale. Dopo ulteriori ricerche infruttuose in diversi ospedali, giovedì Tamang è riuscita a ottenere il numero di telefono della giornalista e l'ha chiamata: così Bajracharya le ha confermato che il figlio era vivo.

97enne salvata dal fango dopo un’operazione di 4 ore

Una donna di 97 anni, Guna Maya Bohara, è stata salvata dal fango dopo l'alluvione che ha colpito il Nepal mercoledì e si trova ora ricoverata in ospedale. L'operazione per estrarla dalle macerie della casa di cura in cui si trovava è durata quattro ore. La sua foto mentre viene trasportata nella benna di una scavatrice è stata una delle immagini simbolo della catastrofe climatica. Parlando alla BBC Nepali, il suo pronipote Dipak Bohara ha detto che sembrava "una guerriera" tornata vittoriosa dalla battaglia.

“Ancora dispersi 420 turisti, in salvo finora 184 cittadini stranieri”

La Commissione per il Turismo del Nepal ha reso noto che sono stati tratti in salvo fino a ora 184 cittadini stranieri. Sono inoltre in corso contatti con una persona di nazionalità belga e con due spagnoli. Rimangono dispersi al momento ancora 420 turisti, si precisa. Secondo un bollettino pubblicato dal Nepal Tourism Board, tra i turisti soccorsi figurano 114 cittadini indiani e 27 cinesi. Altri 20 provengono da Corea del Sud, Stati Uniti, Europa e Paesi del Golfo.

Rischio rapida decomposizione corpi; chieste celle frigo

I corpi delle persone morte nelle devastanti alluvioni lampo che mercoledì hanno colpito il Nepal rischiano una rapida decomposizione. L'allarme è stato lanciato dal ministro degli Esteri nepalese, Shisir Khanal, che ha chiesto ai governi stranieri di fornire celle frigorifere per consentire la conservazione delle salme. Il ministro ha inoltre illustrato le difficoltà affrontate dalle squadre impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso. Alcune delle zone maggiormente colpite dalle inondazioni possono essere raggiunte esclusivamente in elicottero. Anche i collegamenti aerei sono tuttavia complicati dalla conformazione del territorio: in alcuni casi i velivoli devono attraversare gole particolarmente strette per raggiungere le aree isolate. "I nostri elicotteri nepalesi devono mettersi in fila anche solo per riuscire a passare attraverso quelle strette gole", ha dichiarato Khanal.

Saccheggiano cassaforte trascinata da frana, arrestati

La polizia nepalese ha arrestato 29 persone accusate di aver forzato e saccheggiato una cassaforte trascinata dalla piena. Al suo interno c'erano oltre 9,2 milioni di rupie nepalesi in contanti, pari a circa 60 mila dollari. La cassaforte blindata è stata rinvenuta dagli abitanti di Galchhi, nel distretto meridionale di Dhading, dopo essere stata trasportata dalla furia delle acque per oltre 150 chilometri, dalla zona del disastro nel distretto di Rasuwa. Secondo la polizia, alcuni residenti hanno tentato di aprirla con la forza per impossessarsi del denaro. Durante l'intervento e le perquisizioni, gli agenti hanno fermato 29 uomini di età compresa tra 19 e 49 anni e recuperato diversi milioni di rupie in contanti. L'operazione arriva due giorni dopo l'arresto, nel distretto di Chitwan, di due persone riprese in un video diventato virale mentre sottraevano gioielli al cadavere di una vittima trascinata dalla piena. La polizia ha aperto un'indagine per accertare la provenienza della cassaforte e del denaro e verificare l'eventuale coinvolgimento di altre persone nel saccheggio dei beni trasportati dalle inondazioni.

Il papa invia aiuti per le necessità urgenti

Papa Leone XIV ha inviato un sostegno economico per le necessità più urgenti della popolazione colpita dalla catastrofe. Il contributo aiuterà Caritas Nepal nelle attività già in corso dalle prime ore dopo l'alluvione: fornire assistenza immediata con cibo, generi di prima necessità e spazi di accoglienza per chi ha perso tutto. "Si tratta di un primo aiuto che il Santo Padre, come in altre occasioni, ha voluto inviare per le urgenze primarie della popolazione”, ha spiegato il prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità, l'arcivescovo Luis Marín de San Martín. “ un segno rapido e concreto per trasmettere, soprattutto ai più vulnerabili, la vicinanza e la tenerezza del Santo Padre, come una carezza della Chiesa che li accompagna e li sostiene".

Trascinati a valle fino in India

I soccorritori all'opera da giorni in Nepal e Cina hanno recuperato i corpi di 633 vittime delle inondazioni nella valle del fiume Trishuli. Le ultime cifre di entrambi i paesi indicano poi un numero di dispersi vicino a 3.000, tra cui 933 operai intrappolati in un tunnel del progetto idroelettrico Trishuli 3. Le ricerche sono estremamente difficili nel mare di fango provocato dall'acqua, senza contare che alcuni morti potrebbero essere stati trascinati a valle fino all'India.

Soccorritori scavano per salvare i 100 operai intrappolati

Le squadre di soccorso nepalesi hanno intensificato le operazioni per raggiungere le 100 persone rimaste intrappolate nel tunnel del progetto idroelettrico Trishuli-3A, nel distretto di Rasuwa, dopo le devastanti inondazioni che hanno colpito la regione. Secondo Nepal News, il governo ha rafforzato da stamattina le attività per liberare l'ingresso del tunnel da fango e detriti.

Nepal, le operazioni per salvare cento persone intrappolate in un tunnel: il salvataggio nel fango

Un'unità composta da 82 uomini, tra cui 62 militari dell'esercito e 20 appartenenti alla Armed Police Force e alla Nepal Police, è impegnata nelle operazioni di scavo e ricerca. Il quotidiano riferisce inoltre che le condizioni meteorologiche avverse stanno rendendo particolarmente difficili i soccorsi. Secondo il Kathmandu Post oltre oltre 200 persone risultano ancora non contattabili in diversi progetti idroelettrici lungo il corridoio del Trishuli.

Gli evacuati da Trishuli

A Nuwakot, uno dei distretti nepalesi devastati dalle inondazioni, gli elicotteri hanno ripreso le operazioni questa mattina, sabato, prima di mezzogiorno, dopo che il maltempo aveva temporaneamente ostacolato i soccorsi aerei. Alcuni elicotteri, racconta Ap, sono arrivati carichi di casse e sacchi di aiuti, tra cui vestiti, noodles istantanei, cracker e riso. Altri rientrano dalle zone colpite dall'alluvione trasportando i sopravvissuti. Un uomo anziano è stato aiutato con cautela a scendere da un elicottero, mentre un soldato trasportava in spalla un'anziana donna verso una tenda medica. Lì, il personale sanitario le ha controllato la pressione sanguigna, la respirazione e il battito cardiaco, oltre a denti e gengive. Una dozzina di persone è scesa da un altro elicottero. I soldati portavano in braccio diversi neonati, anch'essi evacuati. Le persone evacuate provenivano dalla vicina comunità di Trishuli. Mentre le operazioni di evacuazione da Trishuli erano ancora in corso, alcuni abitanti del villaggio tornavano sul posto per vedere cosa si potesse salvare dalle loro case distrutte. Un ragazzo è uscito dal villaggio portando con sé dei sandali infangati recuperati dalla propria abitazione. Un'altra donna, Shoba Shretha, è tornata per ritrovare la sua cagnolina, Sweetie, che era stata costretta ad abbandonare al momento dell'inondazione. La donna si è seduta a terra, accarezzandola e facendole bere dell'acqua da una bottiglia. A un certo punto, i coordinatori dei soccorsi hanno fatto allontanare abitanti, giornalisti e volontari dall'ingresso di Trishuli, mentre i mezzi di scavo entravano nel villaggio allagato per proseguire i lavori.

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Oltre 633 morti

La maggior parte arriva senza nulla, se non gli abiti che indossa. Mentre sabato le operazioni di soccorso nelle comunità sommerse da catastrofiche inondazioni improvvise lungo il confine tra Nepal e Cina entravano nel quarto giorno, le autorità continuavano a individuare sopravvissuti e a portarli in salvo. Nei centri di accoglienza, all'arrivo dei nuovi sfollati, le famiglie attendono con ansia notizie dei propri cari, mentre il bilancio delle vittime e il numero dei dispersi continuano a salire. Dopo l'aggiornamento dei dati da parte delle autorità nepalesi sabato, il bilancio complessivo tra Nepal e Tibet è salito a 633 morti e quasi 3.000 dispersi. Le autorità cinesi hanno segnalato sette decessi e oltre 550 dispersi. A Nuwakot, uno dei distretti nepalesi devastati dalle inondazioni, gli elicotteri hanno ripreso le operazioni prima di mezzogiorno di sabato, dopo che il maltempo aveva temporaneamente ostacolato le attività di soccorso aereo.

L’ostacolo del maltempo

Il maltempo ha ostacolato temporaneamente le operazioni di soccorso aeree in Nepal, mentre entrava nel quarto giorno la ricerca di migliaia di dispersi nelle aree devastate da catastrofiche inondazioni improvvise lungo il confine con la Cina. Soccorritori e personale militare lavorano senza sosta dal disastro di mercoledì, che ha causato (per ora) oltre 626 vittime e circa 3.000 dispersi. Alcuni sopravvissuti sono stati estratti dal fango, mentre le squadre continuano a cercare i dispersi in diverse località. Nonostante l'iniziale interruzione delle operazioni aeree, le attività di ricerca e soccorso sono proseguite in vari punti del Nepal e del Tibet cinese, tra cui il progetto idroelettrico Upper Trishuli-1 nel distretto nepalese di Rasuwa e il valico di frontiera di Gyirong, gravemente danneggiato, sul versante cinese. Gli abitanti tornano alle case devastate Le famiglie iniziano a perdere la speranza I soccorritori lottano per trovare sopravvissuti nelle aree colpite dal disastro. Proseguono poi le ricerche presso il valico di frontiera devastato tra Cina e Nepal.

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Danni per cinque miliardi di dollari

Il Nepal potrebbe aver bisogno di una cifra compresa tra i 4 e i 5 miliardi di dollari per la ricostruzione dopo le devastanti inondazioni di questa settimana – un importo pari a quasi un decimo dell'intera economia nazionale, ha dichiarato oggi alla Reuters il Ministro delle Finanze Swarnim Wagle. "La stima iniziale è tra i 4 e i 5 miliardi di dollari. Si tratta solo di una stima", ha affermato Wagle. "Avremo bisogno di molto meno rispetto a quanto richiesto per il terremoto del 2015. Le perdite e i danni sono attualmente in fase di valutazione". L'inondazione ha raso al suolo centri abitati nella zona di confine, spazzando via ponti e strade e danneggiando importanti centrali idroelettriche. Wagle non ha fornito dettagli sul motivo per cui i costi di ricostruzione previsti siano inferiori ai 9 miliardi di dollari spesi dopo il terremoto di magnitudo 7,8 del 2015, il peggior disastro mai registrato nel Paese. Quel sisma causò quasi 9.000 vittime, distrusse oltre mezzo milione di abitazioni e provocò perdite economiche stimate intorno a un terzo del PIL nepalese. Le inondazioni di mercoledì rappresenteranno comunque un duro colpo per un'economia che dipende dalle rimesse, dal turismo e dall'energia idroelettrica, danneggiando impianti che rappresentano oltre il 12% della capacità nazionale.

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“Mio padre, mia sorella e altri due familiari sono dispersi. Mandate altri soccorsi”

Una famiglia della Virginia (Usa), che conta quattro parenti dispersi a seguito delle inondazioni improvvise lungo il confine tra Nepal e Cina, chiede maggiori risorse a sostegno delle operazioni di soccorso. Mukti Patel, ventisettenne, ha dichiarato venerdì di voler riportare a casa il padre, la sorella e altri due familiari. Il gruppo faceva parte di una comitiva turistica travolta dalle inondazioni di mercoledì. In un'intervista telefonica rilasciata dall'abitazione dei genitori a Richmond, in Virginia, Patel ha riferito che i suoi familiari alloggiavano in un hotel che è stato spazzato via dalla furia dell'acqua; la donna auspica un maggiore coinvolgimento di altri Paesi nelle operazioni di soccorso e recupero.

Autorità Nepal, sale a 626 il bilancio delle vittime dell'alluvione

Il bilancio delle devastanti alluvioni che hanno colpito il Nepal continua ad aggravarsi. Secondo l'ultimo aggiornamento della National disaster risk reduction and management authority (Ndrrma), 626 persone sono morte e altre 2.426 risultano disperse. Lo riporta la Bbc. Il nuovo bilancio, diffuso dall'autorità nepalese sui social, supera quello di 616 vittime comunicato dalla polizia. Anche il numero dei dispersi è aumentato sensibilmente: erano 1.924 nell'ultimo aggiornamento della Ndrrma di ieri. A questi bisogna aggiungere i 558 citati dalle autorità cinesi. Il totale arriva a quasi 3mila persone, anche se è ancora difficile stabilire se non ci siano sovrapposizioni tra i dispersi.

Le autorità del distretto di Chitwan identificano solo 4 corpi su 233

Le autorità del distretto di Chitwan, nel Nepal centro-meridionale, hanno recuperato finora 233 corpi dopo le alluvioni, ma soltanto quattro sono stati identificati. Lo riferisce la Bbc, citando una dichiarazione dell'Ufficio dell'amministrazione distrettuale di Chitwan. "I corpi raccolti dalle strutture sanitarie e dalle rive dei fiumi sono in stato di decomposizione e non sono più identificabili", si legge nella dichiarazione. I restanti 229 corpi sono conservati nei centri di deposito e nelle strutture sanitarie, mentre le autorità continuano a raccogliere e registrare campioni di Dna per consentirne l'identificazione.

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“Ci serve supporto tecnico, non soccorritori”

Il Nepal ha bisogno di aiuto internazionale in aree tecniche e specializzate in cui non ha competenze in seguito alla devastante alluvione che ha colpito il confine himalayano con la Cina, ma non nelle operazioni di ricerca e soccorso. Lo ha affermato il ministro degli Esteri nepalese Shisir Khanal a Reuters, spiegando che il Nepal ha chiesto aiuto per il salvataggio delle persone intrappolate nelle gallerie, il ripristino di infrastrutture e vie di comunicazione nelle zone in cui i ponti sono stati distrutti, l'identificazione dei cadaveri, i test del Dna e la conservazione delle salme per periodi prolungati. "Abbiamo già presentato richieste per tali servizi specializzati e assistenza tecnica in aree in cui non disponiamo di sufficiente competenza e know-how tecnico", ha dichiarato Khanal.


Il bilancio si aggrava, 623 morti e 2.500 dispersi

Le devastanti alluvioni e frane nella regione di confine tra Nepal e Tibet hanno causato almeno 616 morti accertati, secondo quanto riferito dalla polizia nepalese, tre giorni dopo il disastro. I media statali cinesi avevano precedentemente confermato sette vittime, portando il totale a 623 morti. I dispersi sono circa 2.500.

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