Un anno dopo la visita di Papa Francesco a Trieste, emergono dettagli inquietanti su un presunto piano terroristico che avrebbe potuto colpire il Pontefice. Lo racconta Gianpaolo Sarti su Il Piccolo. Le indagini condotte dalla Procura di Trieste, in collaborazione con l’intelligence italiana e l’Interpol, hanno portato all’arresto di Hasan Uzun, cittadino turco di 46 anni, sospettato di essere legato all’Isis K.
La cattura in Olanda
Uzun è stato catturato in Olanda grazie a un mandato di arresto europeo emesso dal gip Marco Casavecchia e successivamente estradato in Italia. Attualmente si trova in isolamento nel carcere del Coroneo, a Trieste, assistito dall’avvocata Lucrezia Chermaz, subentrata lunedì scorso ai due colleghi italiani ai quali Uzun ha revocato l’incarico. Formalmente, spiega la legale, il capo di imputazione è porto e detenzione di arma comune in concorso, “ma le indagini sono ancora in corso”. La nuova titolare della difesa incontrerà Uzun nei prossimi giorni nella casa circondariale Ernesto Mari.
Nel trolley abbandonato
Secondo gli inquirenti il sospettato avrebbe lasciato una pistola automatica CZ modello 7B calibro 9 Luger, completa di caricatore e 14 munizioni, all’interno di un trolley abbandonato nel bar della stazione nel pomeriggio del 6 luglio 2024, alla vigilia della visita papale. Il bagaglio era stato ritrovato casualmente da una dipendente del locale. Probabilmente doveva essere preso da qualcun altro.
Le telecamere di sorveglianza
Le immagini delle telecamere di sorveglianza riprendevano i movimenti di Uzun, che indossava una maglietta nera con una tigre stampata, mentre lasciava il trolley nel bar e si aggirava nei pressi della stazione. Poco dopo, due uomini si erano avvicinati al bagaglio, sollevando il sospetto di una possibile complicità.
L’uomo in camicia celeste
Dopo aver lasciato la valigia, Uzun aveva acquistato una nuova Sim italiana in contanti, distruggendo quella precedente, partendo da Trieste a bordo di un Frecciarossa diretto a Milano. Da lì aveva proseguito verso la Svizzera, dove era stato respinto al confine per documenti non validi. Ripreso dalle telecamere di sicurezza insieme a lui durante tutti questi spostamenti un uomo con una camicia celeste.
L’allerta antiterrorismo
Gli investigatori hanno ricostruito l’intera sequenza degli eventi, evidenziando l’assenza di legami tra Uzun e l’Italia o altri Paesi dell’Unione Europea. Era stata la coincidenza temporale tra la presenza dell’uomo e l’arrivo del Papa a far scattare l’allerta antiterrorismo.
"Possibile progetto di attentato”
Una nota riservata dei servizi di sicurezza ha confermato l’ipotesi di un “possibile progetto di attentato” contro il Pontefice, attribuito a un gruppo radicale turco affiliato all’Isis. L’inchiesta, tuttora in corso, punta ora a identificare eventuali complici e a verificare l’esistenza di una rete terroristica operativa sul territorio europeo.
Papa Francesco a Trieste
Durante la visita del 7 luglio 2024 Papa Francesco non aveva fatto alcun riferimento diretto alla minaccia sventata. In Piazza Unità d’Italia, davanti a oltre 8.000 fedeli, il Pontefice aveva parlato della necessità di una “fede inquieta” capace di risvegliare le coscienze e denunciare le ingiustizie. Aveva ammonito contro il consumismo e l’indifferenza, definendoli “cancro della democrazia”.
Questura: “Nessuna prova di terrorismo”
Una nota diramata nel pomeriggio dalla questura di Trieste precisa che “nel rispetto dei diritti delle persone indagate e della presunzione di innocenza, per quanto risulta allo stato, salvo ulteriori approfondimenti ed in attesa del giudizio, si comunica quanto segue. Un cittadino turco è stato arrestato in Olanda lo scorso 03 aprile ed estradato in Italia il successivo 27 giugno in esecuzione di un mandato di arresto europeo, emesso dal giudice per le Indagini Preliminare del Tribunale di Trieste, in quanto ritenuto responsabile dei reati di possesso e detenzione arma. La misura scaturisce dagli approfondimenti investigativi svolti dalla DIGOS di Trieste e dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e coordinati dalla Procura della Repubblica del capoluogo giuliano, a seguito del ritrovamento di un’arma all’interno di una valigia abbandonata nel bar presso la Stazione Centrale il 6 luglio 2024. L’attività è stata avviata anche in relazione all’allora imminente presenza del defunto Pontefice a Trieste in occasione della 50° edizione della “Settimana Sociale dei Cattolici in Italia”. Tuttavia, all’esito delle investigazioni, condotte in collaborazione con gli omologhi uffici di polizia straniera e anche per il tramite di rogatorie internazionali, nessuna evidenza è emersa in ordine a progettualità ostili o omicidiarie nei confronti del Santo Padre. Per contro, il responsabile sembrerebbe essere inserito in circuiti criminali non correlati al terrorismo di qualsivoglia matrice. Si precisa che il procedimento penale nei confronti dell’indagato pende ancora nelle fasi delle indagini preliminari e che le sue responsabilità effettive saranno vagliate nel corso del successivo processo. Inoltre, non verranno fornite le generalità dell’indagato né elementi per la sua identificazione”.