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Cinzia Pinna, convalidato il fermo di Ragnedda che prova a difendersi: “Non la conoscevo bene, le ho dato un passaggio. Poi c’è stata una lite e ho sparato”

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Contestati i reati di omicidio volontario aggravato dall'uso di arma comune da sparo e occultamento di cadavere
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TEMPIO PAUSANIA - “A un certo punto ha iniziato a parlare di Satana, è andata in cucina e ha preso un coltello. Mi ha ferito di striscio a un braccio. Allora ho afferrato la pistola che si trovava su un mobile e ho sparato. Tre colpi, e lei è caduta sul divano». Eccola la terza versione di Emanuele Ragnedda sul femminicidio di Cinzia Pinna, la donna di 33 anni scomparsa da Palau lo scorso 11 settembre e ritrovata due settimane dopo sotto le sterpaglie della tenuta della famiglia dell’imprenditore del vino. Un rampollo che viaggiava in elicottero, dava feste per gli amici, ostentava la ricchezza di una dinastia di Arzachena che aveva prodotto un Vermentino da 1.800 euro a bottiglia.

Una confessione, quella di Ragnedda, che…

TEMPIO PAUSANIA - “A un certo punto ha iniziato a parlare di Satana, è andata in cucina e ha preso un coltello. Mi ha ferito di striscio a un braccio. Allora ho afferrato la pistola che si trovava su un mobile e ho sparato. Tre colpi, e lei è caduta sul divano». Eccola la terza versione di Emanuele Ragnedda sul femminicidio di Cinzia Pinna, la donna di 33 anni scomparsa da Palau lo scorso 11 settembre e ritrovata due settimane dopo sotto le sterpaglie della tenuta della famiglia dell’imprenditore del vino. Un rampollo che viaggiava in elicottero, dava feste per gli amici, ostentava la ricchezza di una dinastia di Arzachena che aveva prodotto un Vermentino da 1.800 euro a bottiglia.

Una confessione, quella di Ragnedda, che cerca di spostare la sua responsabilità verso una legittima difesa e tutta da accertare con il lavoro dei Ris e degli investigatori. Dov’è quella ferita al braccio? Sono passati troppi giorni. Non convince Ragnedda anche se lui ripete «ho fatto la cosa peggiore della mia vita». Le sue parole arrivano all’udienza di convalida davanti alla gip Marcella Pinna che lo rispedisce in carcere convalidando il fermo della procura del 24 settembre. E possono poco le parole del suo avvocato Luca Montella che ripete: “Ha sempre collaborato”. Ma per 14 giorni ha dato feste e ha svolto la sua vita normalmente, mentre in giardino aveva il cadavere di una donna.

Cinzia Pinna

 

«Non la conoscevo benissimo. Quella sera le ho dato un passaggio. Siamo andati a casa, ci siamo drogati e abbiamo bevuto. Non ci sono stati rapporti», inizia così il suo racconto. Il corpo di Cinzia, però, è stato trovato seminudo nel terreno di Concaentosa. «Perché i vestiti non ci sono?», gli chiede la gip. E lui: «Non ricordo». L'autopsia darà anche una risposta al dubbio su una tentata o consumata violenza sessuale.

Poi, durante l’udienza, scagiona il giardiniere di 26 anni, milanese, che aveva coinvolto in un primo momento dicendo che lo aveva aiutato: «Ho spostato il cadavere da solo, con un quad. Dopo ho consegnato a un amico il mio cellulare». Un particolare quest’ultimo che sarà verificato dagli investigatori. Il cellulare di Ragnedda risultava spento dal 4 settembre, lui aveva detto che si era rotto. Anche su questa versione gli investigatori non si sono mai detti convinti.

L'interrogatorio si è svolto anche davanti al procuratore Gregorio Capasso e alla pm Noemi Mancini. Al termine Ragnedda sale sul blindato della polizia penitenziaria scortato da due Suv a sirene spiegate. Il suo volto nascosto dai vetri oscurati. Ritorna al carcere di Nuchis da arrestato.

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