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Cinzia Pinna, anche dopo il delitto Ragnedda organizzò serate in casa con alcol e droga

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Nei giorni successivi all’omicidio l’imprenditore avrebbe anche adescato delle donne online. Domani l’autopsia sul corpo della 33enne
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Le feste e le serate tra alcol e droga non si erano fermate. Nemmeno davanti al corpo di Cinzia Pinna sfregiato dai colpi di pistola, trascinato fuori dalla tenuta di lusso di Concaentosa, abbandonato su un terreno ben nascosto dalle sterpaglie.

Mentre la famiglia della donna di 33 anni, uccisa da Emanuele Ragnedda, lanciava l'allarme e denunciava ai carabinieri la scomparsa di Cinzia, il suo assassino brindava con le bottiglie di vino pregiato da una parte e la cocaina spalmata sul tavolo dall'altra. Feste per le quali Ragnedda avrebbe anche adescato delle donne online, con i suoi inviti a visitare la tenuta, come rivela La Nuova Sardegna.

Così hanno denunciato, purtroppo troppo tardi, due utenti sui social. "Era prassi diffusa che invitasse donne nella sua tenuta e allegava foto hard. Ha cercato anche me", ha scritto in un post, poi rimosso, una delle due donne, residente nel Cagliaritano. L'altra ha raccontato in una diretta di un approccio durante un'intervista all'imprenditore de…

Le feste e le serate tra alcol e droga non si erano fermate. Nemmeno davanti al corpo di Cinzia Pinna sfregiato dai colpi di pistola, trascinato fuori dalla tenuta di lusso di Concaentosa, abbandonato su un terreno ben nascosto dalle sterpaglie.

Mentre la famiglia della donna di 33 anni, uccisa da Emanuele Ragnedda, lanciava l'allarme e denunciava ai carabinieri la scomparsa di Cinzia, il suo assassino brindava con le bottiglie di vino pregiato da una parte e la cocaina spalmata sul tavolo dall'altra. Feste per le quali Ragnedda avrebbe anche adescato delle donne online, con i suoi inviti a visitare la tenuta, come rivela La Nuova Sardegna.

Così hanno denunciato, purtroppo troppo tardi, due utenti sui social. "Era prassi diffusa che invitasse donne nella sua tenuta e allegava foto hard. Ha cercato anche me", ha scritto in un post, poi rimosso, una delle due donne, residente nel Cagliaritano. L'altra ha raccontato in una diretta di un approccio durante un'intervista all'imprenditore del vino.

La ricostruzione a più voci dei dodici giorni intercorsi tra il femminicido di Cinzia Pinna, scomparsa a Palau la notte dell'11 settembre, e il ritrovamento del suo cadavere il 24 settembre, è di una ostentata normalità da parte di Emanuele Ragnedda. Che faceva anche la spola tra San Pantaleo e Arzachena per andare nel locale della sua compagna Rosamaria Elvo, adesso indagata per favoreggiamento. Anche lì, chi lo conosce, racconta di serate tra amici dove si giocava anche a carte. E poi, qualche riunione anche nella tenuta dove Cinzia è stata uccisa. In quello stesso salotto dove Ragnedda ha brindato prima della confessione, ci sarebbe stata anche la sua pistola calibro 9 che lui amava esibire davanti agli amici. Racconti che per le indagini sono solo contorni, ma che descrivono il profilo dell'assassino reo confesso di Cinzia.

Domani a Sassari sarà eseguita l'autopsia e altre verità potrebbero emergere dai primi riscontri: quanti colpi di pistola esattamente hanno raggiunto la vittima e se sia stata, o meno, vittima di una tentata o consumata violenza sessuale.

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