Attacco alla Flotilla, aperta un’inchiesta. Gli attivisti: “Si valuti anche l’omissione di tutela”
di Alessia CanditoTentato omicidio, sequestro di persona, pirateria, trattamenti inumani e degradanti. Dopo gli esposti presentati dagli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla, la procura di Roma ha formalmente aperto un’inchiesta affidata ai pm Lucia Lotti e Stefano Opilio.
Al centro dell’inchiesta ci sono non solo l’abbordaggio in acque internazionali della flotta umanitaria in acque internazionali e il successivo dirottamento ad Ashdod, con la detenzione immediata e prolungata degli equipaggi, ma anche gli attacchi che la Sumud ha subito quando navigava al largo di Creta.
All’origine del fascicolo, ci sono due esposti: quello collettivo presentato da 36 attivisti, successivamente integrato con nuove accuse e dichiarazioni, e quello depositato sabato scorso dai legali di Tony La Piccirella, skipper barese imbarcato sull’ammiraglia Alma, detenuto per oltre cinque giorni ed espulso con un divieto di ingresso di novantanove anni. Nel medesimo procedimento è probabile che confluiscano anche le denunce presentate nelle scorse settimane anche dai parlamentari e rappresentati istituzionali – i deputati Benedetta Scuderi (Avs), Marco Croatti (5s), Arturo Scotto e Annalisa Corrado (Pd) e il consigliere regionale dem Paolo Romano – che hanno partecipato alla missione.
Al momento, si procede contro ignoti, ma non è escluso che a breve possano esserci iscrizioni. E non solo di militari israeliani o esponenti del governo come il ministro Ben Gvir, che si è presentato ad Ashdod per minacciare gli equipaggi in quel momento costretti a stare in ginocchio in banchina con le mani legate con fascette e gli occhi bendati.
In almeno due degli esposti si chiede ai giudici di valutare anche se e in che misura lo Stato italiano sia imputabile per omissione di tutela per la decisione di ritirare la fregata militare Alpino al raggiungimento della cosiddetta “linea arancione”, a 150 miglia dalle coste della Striscia.
Un limite che non esiste sulle mappe, né è legittimato da norme e convenzioni, è addirittura inferiore al tratto di mare su cui Israele ha unilateralmente imposto un blocco navale, ma convenzionalmente segna la “zona di massimo rischio”, l’area in cui più di frequente negli ultimi 18 anni sono state fermate le navi umanitarie che hanno tentato di rompere l’assedio israeliano alla Striscia.
L'apertura di un'indagine, commentano i legali della Global Sumud Flotilla – gli avvocati Patrizia Corpina, Francesca Cancellaro, Cristina Laura Cecchini, Lucia Gennari, Stefano Greco, Tatiana Montella, Gaetano Pasqualino, Sonia Randazzo e Serena Romano – “segna un primo traguardo per accertare le responsabilità degli attacchi e degli abusi da parte di Israele contro la missione umanitaria e pacifica della Gsf, il cui scopo è stato quello di rompere il blocco illegittimo imposto da Israele a Gaza e volto ad affamare la popolazione civile".