Una commissione di inchiesta parlamentare che tenti di colmare lacune, dubbi e ombre rimasti dopo le inchieste sulle morti del cooperante italiano Mario Paciolla in Colombia e dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci nella Repubblica democratica del Congo. La proposta di legge, con primo firmatario il senatore Marco Lombardo di Azione, sarà presentata oggi insieme ai familiari delle vittime e presto, si spera, portata in aula.
Vicende lacunose
Le due vicende sono diverse, ma ugualmente lacunose sono le conclusioni a cui le inchieste sono arrivate, al pari dell’impegno (anche processuale) del governo. Nel processo contro il Pam per gli omicidi di Attanasio e Iacovacci non si è mai costituito parte civile, mentre per il caso Paciolla, ha accettato supinamente la tesi del suicidio, nonostante dubbi, criticità e incongruenze fatte rilevare dai familiari.
Non dimentichiamo Mario Paciolla
La commissione parlamentare
Sulla morte di Attanasio, già nel marzo scorso era stata presentato alla Camera un disegno di legge per istituire una commissione parlamentare d’inchiesta, ritenuta strumento efficace perché in possesso del medesimo potere ispettivo della magistratura, anche in termini accesso ad atti riservati. Più di recente, invece, il senatore Lombardo si è fatto promotore di un’iniziativa più ampia di commissione parlamentare, che includesse anche il caso di Mario Paciolla.
La tesi del suicidio
Trentatré anni al momento della sua morte, il 15 luglio del 2020 Mario Paciolla è stato trovato morto con tagli ai polsi e un nodo stretto al collo nel suo appartamento a San Vicente del Caguán. Ma la famiglia non ha mai creduto alla tesi del suicidio, i genitori hanno detto fin da subito come negli ultimi tempi fosse spaventato e volesse tornare in Italia al più presto, nel tempo si è scoperto come dalla sua casa fossero spariti quaderni e appunti. Ma in Colombia l’inchiesta non ha portato a nulla, quella aperta in Italia si è conclusa con una richiesta di archiviazione.
Il processo pieno di lacune
Per i due dirigenti del Pam sospettati aver avuto un ruolo nella morte di Attanasio e Iacovacci, il procedimento si è chiuso con un non luogo a procedere. Rocco Leone e Mansour Rwagaza hanno invocato l’immunità diplomatica e l’indagine della procura militare di Kinshasa ha portato solo alla condanna all’ergastolo di sei presunti esecutori dell’agguato al temine di un processo pieno di lacune.