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Scavi nell’ex villa del boss, si cerca il corpo del giudice. L’ombra della mafia romana

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Alla Casa del Jazz potrebbero trovarsi i resti di Adinolfi, sparito nel ’94. Ma tutto nasce dalla richiesta di riaprire un tunnel: non ci sono indagini
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Sono le 11 del mattino quando Lorenzo Adinolfi, figlio del giudice scomparso nel nulla ormai 31 anni fa, esce dal cancello della Casa del Jazz. “Ora dobbiamo solo aspettare”, si limita a dire. Fuori un cartello avverte che “giovedì 13 la villa rimarrà chiusa per lavori di manutenzione”, ma dentro ci sono i cani molecolari di carabinieri e guardia di finanza che fiutano la terra rivoltata dalle pale.

Si scava a mano, in attesa di una ruspa, alla ricerca di un misterioso tunnel tombato trent’anni fa nella villa che fu di Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda della Magliana.

Nessuna svolta nell’inchiesta

La famiglia Adinolfi, informata dai giornalisti di buon mattino, aveva sperato in una svolta improvvisa nell’inchiesta due volte archi…

Sono le 11 del mattino quando Lorenzo Adinolfi, figlio del giudice scomparso nel nulla ormai 31 anni fa, esce dal cancello della Casa del Jazz. “Ora dobbiamo solo aspettare”, si limita a dire. Fuori un cartello avverte che “giovedì 13 la villa rimarrà chiusa per lavori di manutenzione”, ma dentro ci sono i cani molecolari di carabinieri e guardia di finanza che fiutano la terra rivoltata dalle pale.

Si scava a mano, in attesa di una ruspa, alla ricerca di un misterioso tunnel tombato trent’anni fa nella villa che fu di Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda della Magliana.

Nessuna svolta nell’inchiesta

La famiglia Adinolfi, informata dai giornalisti di buon mattino, aveva sperato in una svolta improvvisa nell’inchiesta due volte archiviata a Perugia, ma così non è. Nessuna svolta, nessuna riapertura di inchiesta e soprattutto nessuna connessione diretta tra gli scavi alla Casa del Jazz e la scomparsa di Paolo Adinolfi. Il cui corpo potrebbe anche essere sepolto lì sotto da 31 anni, così come quello di Emanuela Orlandi o altri scomparsi a metà degli anni Novanta.

Lo scavo per recuperare una galleria per coltivare funghi

Il motivo per cui il prefetto di Roma Lamberto Giannini ha dato ieri l’ok alle ruspe non ha nulla a che vedere con le indagini sul caso Adinolfi ma con una ben più prosaica richiesta, avanzata dal giudice ormai in pensione Guglielmo Muntoni, di poter scavare nei sotterranei della casa del jazz per potere recuperare una lunghissima galleria che potrebbe anche essere adatta alla coltivazione di funghi. Un progetto dell’Osservatorio per il contrasto all’economia illegale, della Camera di Commercio, di cui è presidente Muntoni, finanziato da Confcooperative, interessata appunto a realizzare una coltivazione di funghi.

I segreti della Banda della Magliana

Che poi, nel penetrare in quel tunnel tombato da trent’anni, possano venire alla luce i segreti della Banda della magliana, corpi di eventuali persone da loro uccise ( tra cui il giudice Paolo Adinolfi), armi, documenti, al momento è solo un’ipotesi, una suggestione. Forse per questo, poche ore, quando le parole del giudice Muntoni chiariscono il contesto, i familiari di Paolo Adinolfi diffondono una nota secca da cui traspare una certa irritazione: “Abbiamo appreso solo oggi, dai quotidiani, degli scavi sotto la Casa del jazz. Non siamo mai stati né consultati né informati rispetto a questa iniziativa, né avremmo mai desiderato il clamore mediatico che ne è conseguito. Chiediamo a tutti silenzio e rispetto per il nostro dolore infinito".

In 30 anni mai buttato giù il tunnel murato

Ma che cosa ha a che vedere un progetto di recupero di una galleria finalizzato alla coltivazione di funghi con uno dei misteri irrisolti della storia italiana? E soprattutto: è mai possibile che, in trent’anni, né i pm di Perugia né quelli di Roma hanno mai ordinato di scavare nel sottosuolo di quella villa poi confiscata al boss della Magliana? Per Guglielmo Muntoni, che ha guidato a lungo la sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma, scoprire cosa si nasconde nella stanza segreta in fondo al tunnel murato è un vecchio pallino mai realizzato per i costi elevati dell’operazione. E anche Otello Lupacchini, magistrato anche lui oggi in pensione che a lungo si occupò delle indagini sulla banda della Magliana, non esclude che lì sotto possano essere ritrovati i resti di Adinolfi e ricorda di quella improvvisa decisione di Nicoletti di murare tutto, anche li dove una pavimentazione a vetri si apriva su quella grande sala sotterranea voluta dal boss nella villa costruita sulle rovine di un vecchio rudere.

E però, pur essendo la pista del delitto commesso dalla banda della Magliana una delle più accreditate nell’inchiesta sulla scomparsa di Adinolfi, nessuna autorità giudiziaria ha ritenuto di dover scavare.

L’autorizzazione del prefetto Giannini

Lo si fa adesso, su decisione del prefetto di Roma Lamberto Giannini che conferma: “"E' necessario fare una verifica, non perché' si stia cercando in particolare qualcosa, ma perché' si ha avuto notizia che nel bene confiscato alla Banda della Magliana ci sarebbe una parte, una galleria che e' stata tombata, non conosciuta, ed e' giusto verificare cosa ci sia dentro. L'intervento e' stato organizzato per motivi di sicurezza e trasparenza, perché' se dovesse esserci qualcosa all'interno di quel tunnel chiuso da trent'anni, e' giusto che sia preso in consegna dalle autorità competenti".

Si riprende a scavare oggi, stavolta con una ruspa.

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