Cronaca

Da 5 giorni bloccati su una nave commerciale. I 108 naufraghi della Maridive che nessuno vuole

Da 5 giorni bloccati su una nave commerciale. I 108 naufraghi della Maridive che nessuno vuole

Sono stati soccorsi da una nave commerciale in due diversi interventi nei pressi di una piattaforma. Inutilmente il comandante ha chiesto istruzioni alle autorità competenti. Sea Watch: “L’Europa abbandona le persone”

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Centootto naufraghi che nessuno vuole. Centootto persone costrette ad aspettare sul ponte di una nave commerciale, in attesa, o meglio, nella speranza che almeno una delle autorità competenti conceda loro un porto di sbarco. Da quattro giorni, uomini, donne e bambini molto piccoli sono costretti a rimanere sul ponte della Maridive, nave di supporto alle piattaforme offshore adesso nel tratto di mare fra Tunisia e Lampedusa, mentre richieste e appelli del comandante, che ripetutamente ha chiesto istruzioni a Malta e Italia, cadono nel vuoto.

Cinque giorni fa, la sua Maridive ha soccorso trentaquattro persone, fra cui tre bambini, su un barchino malconcio, arrivato nei pressi della piattaforma e rimasto in avaria fra le onde che iniziavano a ingrossarsi. Alarm phone, la rete di attivisti che raccoglie e rilancia le richieste di aiuto che arrivano da chi tenta la traversata o dai parenti che attendono notizie su una delle due sponde del Mediterraneo, ha segnalato il caso. Sia alle autorità di La Valletta e Roma. Sia pubblicamente. Richieste di aiuto cadute nel vuoto.

“L’inerzia dei centri di coordinamento e soccorso competenti viola chiaramente la giurisprudenza consolidata delle corti e direttive e indicazioni degli organismi internazionali”, segnala Alarm phone. “Il diritto internazionale impone che vengano portati in un porto sicuro”, ricorda Sea Watch. Ma il tempo passa, il silenzio prosegue e una nuova barca, forse ancora più malconcia, incrocia la Maridive. È stracarica, a bordo ci sono una settantina di donne uomini e bambini molto piccoli, e durane il soccorso – pare – più di qualcosa va storto. Si parla di almeno due morti, se non di più, e numerosi feriti anche fra i minori. Ma nonostante questo, non viene predisposto nessun intervento.

“Sono passati cinque giorni dalla prima segnalazione e nessuna guardia costiera dei Paesi europei è intervenuta in loro soccorso – denuncia Sea Watch - Anche negli ultimi giorni del 2025 la democratica Europa abbandona le persone in mare”.In area, stando a mappe e tracciati naviga Ocean Viking, tornata in missione a quattro mesi dall’attacco armato della Guardia Costiera libica.Non sarebbe la prima volta che tocca alla flotta civile farsi carico di richieste di soccorso che le autorità ignorano.

Il caso più clamoroso risale all’estate del 2020, quando 27 naufraghi sono rimasti per 38 giorni bloccati sul ponte della Maersk Etienne. Le autorità costiere avevano ordinato al mercantile di soccorrerle, poi, a dispetto delle innumerevoli richieste, nessuno aveva concesso porto alla nave. Uno stallo che si è sbloccato quando dalla nave è partita una richiesta per assistenza medica – più che plausibile per un gruppo di persone costrette a rimanere per oltre un mese sul ponte reso incandescente dal sole di agosto - a cui Mare Jonio, in quei giorni in missione, ha risposto.

Per una donazione inviata più di due mesi dopo dalla compagna all’ong, che l’ha persino resa pubblica anche sui suoi social, la procura l’ha bollato come un salvataggio su commissione e per questo ha messo sotto inchiesta equipaggio e cofondatori dell’ong per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un’indagine durata quattro anni, proseguita mentre tutti i procedimenti simili naufragavano in istruttoria, e diventata un processo, tuttora in corso a Ragusa.

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