Crans-Montana – Non possiamo fare altro che appenderci a un numero, a una speranza...». La speranza di Andrea Costanzo, il papà di Chiara, sedicenne milanese che risulta nell’elenco dei dispersi, è che le vittime ricoverate ma non ancora identificate siano molte, affinché aumentino le possibilità di abbracciare di nuovo sua figlia.
Si vive anche di queste speranze, a Crans-Montana, in questa stradina ben asfaltata e coperta dal gelo che porta al centro congressi del paese. Qui è stato allestito un punto per i familiari, affinché possano chiedere informazioni alle autorità. Ed è una processione dolorosa al termine della quale la sintesi dei colloqui spesso è questa: «Non sappiamo ancora niente», come dicono sconsolati molti famili…
Crans-Montana – Non possiamo fare altro che appenderci a un numero, a una speranza...». La speranza di Andrea Costanzo, il papà di Chiara, sedicenne milanese che risulta nell’elenco dei dispersi, è che le vittime ricoverate ma non ancora identificate siano molte, affinché aumentino le possibilità di abbracciare di nuovo sua figlia.
Si vive anche di queste speranze, a Crans-Montana, in questa stradina ben asfaltata e coperta dal gelo che porta al centro congressi del paese. Qui è stato allestito un punto per i familiari, affinché possano chiedere informazioni alle autorità. Ed è una processione dolorosa al termine della quale la sintesi dei colloqui spesso è questa: «Non sappiamo ancora niente», come dicono sconsolati molti familiari. Con questo peso nel cuore se ne va Andrea Costanzo, che non dorme da ventiquattr’ore. Cammina a testa bassa e spera. C’era anche sua figlia Chiara in quel pub.
«L’altra notte siamo stati avvertiti da alcuni amici. Sono arrivato qua. C’era il mondo, i soccorsi...». E adesso si arrabbia: «Basta contare, saper contare». Contesta il fatto che durante i colloqui, e sulla base dei dati forniti dalle autorità svizzere, non venga detto ai familiari quanti sono i feriti ricoverati in ospedale non ancora identificati. «La speranza che noi abbiamo è di avere un numero di ospedalizzati non identificato abbastanza alto. Lo so, è appunto appendersi a una speranza. Ma quel numero non ce l’hanno dato. Potrebbero essere quattro o sette. Però è assurdo non saperli. È veramente uno scandalo che non diano questo tipo di informazioni».
Costanzo si è sottoposto al test del Dna: «Ma stamattina l’ambasciatore ci diceva che potrebbero passare giorni o settimane» per le identificazioni.
Giovanna Lanella, la mamma di Chiara, racconta chi è sua figlia: «È studentessa di un liceo scientifico di Milano. Veniamo sempre qui a Crans-Montana perché abbiamo una casa. In quel locale c’era già stata altre volte con i suoi amici. Chi è Chiara? Una ragazza brillante. Molto brava a scuola, molto brava nello sport agonistico. È sempre riuscita bene in tutte le cose che ha fatto. Sicuramente è molto amata da noi e ovviamente dai suoi amici, dai professori, dagli allenatori. Una ragazza che si impegna tanto in quello che fa e ha questo fantastico senso dell’umorismo e dell’autoironia che la rende simpatica e bellissima».
La mamma aggiunge un altro dettaglio: la decisione di trascorrere l’ultimo dell’anno al Le Constellation «è stata una cosa molto improvvisata. Non sapevano dove andare, non trovavano posto, e così hanno deciso all’ultimo secondo» per il locale nel centro del paese, meta di tantissimi ragazzi, che un’ora e mezza dopo mezzanotte è andato a fuoco. E sono tanti i racconti di chi invece ha deciso di non andarci all’ultimo minuto, come il diciassettenne Andrea G., che ha organizzato una festa in casa con gli amici, o come due ragazzi che all’ultimo, stanchi della fila per entrare nel pub, sono saliti su un bus e andati altrove.
Quando ormai è buio, dal centro congressi dov’è allestita l’assistenza per i familiari arriva una coppia di genitori da Roma: «Non sappiamo niente, siamo qui per nostro figlio...». Prima era toccato a un’altra coppia: «Siamo qui per mia sorella». In mattinata, un milanese è partito all’alba con una sua amica per arrivare qui. Festeggiavano pure loro il Capodanno, poi è arrivata la telefonata dalla Svizzera e sono partiti il prima possibile.
Tutti adesso affrontano questa via Crucis in attesa di notizie.