La prima Pasqua di Leone XIV: “Chi ha il potere di scatenare guerre scelga la pace”
di Iacopo Scaramuzzi“Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace!”: così Leone XIV dal loggione di San Pietro durante la benedizione urbi et orbi della sua prima Pasqua da Papa. Il Pontefice americano ha ricordato che da lì un anno fa papa Francesco pronunciò le sue ultime parole ai fedeli ed ha convocato per sabato prossimo 11 aprile una veglia di preghiera per la pace a San Pietro. Robert Francis Prevost ha poi fatto un giro a bordo della “papamobile” per salutare gli oltre 50mila fedeli presenti a piazza San Pietro e lungo via della Conciliazione.
“Chi ha in mano armi le deponga!”
“Nella luce della Pasqua, lasciamoci stupire da Cristo, lasciamoci cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi”, ha detto Leone XIV, che, pur senza nominare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump o il presidente russo Vladimir Putin, ha proseguito: “Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma …
“Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace!”: così Leone XIV dal loggione di San Pietro durante la benedizione urbi et orbi della sua prima Pasqua da Papa. Il Pontefice americano ha ricordato che da lì un anno fa papa Francesco pronunciò le sue ultime parole ai fedeli ed ha convocato per sabato prossimo 11 aprile una veglia di preghiera per la pace a San Pietro. Robert Francis Prevost ha poi fatto un giro a bordo della “papamobile” per salutare gli oltre 50mila fedeli presenti a piazza San Pietro e lungo via della Conciliazione.
“Chi ha in mano armi le deponga!”
“Nella luce della Pasqua, lasciamoci stupire da Cristo, lasciamoci cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi”, ha detto Leone XIV, che, pur senza nominare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump o il presidente russo Vladimir Putin, ha proseguito: “Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo! Ci stiamo abituando alla violenza”, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo. C’è una sempre più marcata ‘globalizzazione dell’indifferenza’, per richiamare un’espressione cara a papa Francesco, che”, ha ricordato Leone, “un anno fa da questa loggia rivolgeva al mondo le sue ultime parole, ricordandoci: ‘Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!’”. Il Papa, affiancato dal cardinale protodiacono Dominique Mamberti e dal cardinale albanese Ernest Simoni, 97 anni, ha concluso augurando personalmente buona Pasqua in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, polacco, arabo, cinese e latino ed ha intonato il Regina Caeli.
Una veglia per la pace
Gesù Cristo “ha attraversato la morte per donarci vita e pace”, ha detto il Papa: “La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi! Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore! Per questo”, ha annunciato, “invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella basilica di san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile. In questo giorno di festa”, ha proseguito Leone, “abbandoniamo ogni volontà di contesa, di dominio e di potere, e imploriamo il Signore che doni la sua pace al mondo funestato dalle guerre e segnato dall’odio e dall’indifferenza che ci fanno sentire impotenti di fronte al male”. Due giorni dopo, lunedì 13 aprile, il Papa partirà per un viaggio di 11 giorni in Africa.
Meditazione sulla Pasqua
Se è tradizione che la benedizione urbi et orbi sia l’occasione per elencare i conflitti in corso nel mondo, il Papa agostiniano ha optato per una meditazione sul senso della Pasqua: “La forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta”, ha detto. “È simile a quella di un chicco di grano che, marcito nella terra, cresce, si apre un varco tra le zolle, germoglia e diventa una spiga dorata. È ancora più simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso. Fratelli e sorelle”, ha proseguito Prevost, “questa è la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri. Sì, la risurrezione di Cristo è il principio dell’umanità nuova, è l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano la giustizia, la libertà, la pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle, figli dello stesso padre che è amore, vita, luce”.
Violenze, soprusi e guerre
Nel corso della messa che ha celebrato a partire dalle 10.15 in piazza San Pietro, il Papa ha insistito sulle minacce rappresentate dalla violenza, dai soprusi e dalle guerre. La resurrezione di Gesù, ha detto, è “un messaggio non sempre facile da accogliere, una promessa che facciamo fatica ad accogliere, perché il potere della morte ci minaccia sempre, dentro e fuori”, ha detto. “Dentro di noi”, ha spiegato, “quando la zavorra dei nostri peccati ci impedisce di spiccare il volo; quando le delusioni o le solitudini che sperimentiamo prosciugano le nostre speranze; quando le preoccupazioni o i risentimenti soffocano la gioia di vivere; quando proviamo tristezza o stanchezza, quando ci sentiamo traditi o rifiutati, quando dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno, allora ci sembra di essere finiti in un tunnel di cui non vediamo l’uscita. Ma anche”, ha proseguito Prevost, “fuori di noi, la morte è sempre in agguato. La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge”.
Gli auguri di Mattarella
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio augurale al Pontefice: “Santità”, scriva il capo dello Stato, “a nome del popolo italiano e mio personale, desidero rivolgerLe i più fervidi auguri in occasione della Santa Pasqua, la prima dalla Sua elezione al Soglio Pontificio. Nella giornata in cui la Chiesa Cattolica celebra in Italia e in ogni luogo la gioia della Risurrezione e il trionfo della vita sulla morte, auspico che questi sentimenti, specialmente in tempi così complessi e inquieti, rasserenino e sollecitino tutti – governanti, donne e uomini di buona volontà – a recuperare al più presto le ragioni del dialogo, della moderazione e della convivenza pacifica e giusta tra le genti. Ci è di conforto la speranza che la Santa Pasqua rechi ovunque un messaggio che scuota dalla rassegnazione ed esorti all’azione concreta affinché l’umanità sia risvegliata da quella che Vostra Santità ha definito la ‘globalizzazione dell’impotenza’”.