Non è una deviazione. È un metodo. E ha un nome: Giuseppe Del Deo. Per anni è stato il punto di equilibrio tra apparati e politica, tra intelligence e affari, tra ciò che si può fare e ciò che conviene non vedere. Dentro l’Aisi prima, al Dis poi, non è stato solo un dirigente. È stato un terminale. Uno snodo in cui passavano informazioni, relazioni, interessi, anche economici. L’uomo che teneva insieme i pezzi. Lo ha fatto grazie a una rete solida. Anche politica.
Il rapporto con il ministro della Difesa Guido Crosetto (estraneo all’inchiesta), quello con l’imprenditore Carmine Saladino, adesso indagato, e un sistema più ampio, trasversale, che lo rendeva interlocutore affidabile per chi nei servizi cercava non solo sicurezza ma leve. Non stupisce che poco tempo fa fosse considerato da molti esponenti della politica il candidato naturale alla guida dell’Aisi. Un’ascesa lineare, costruita dentro e fuori l’apparato.
Non è una deviazione. È un metodo. E ha un nome: Giuseppe Del Deo. Per anni è stato il punto di equilibrio tra apparati e politica, tra intelligence e affari, tra ciò che si può fare e ciò che conviene non vedere. Dentro l’Aisi prima, al Dis poi, non è stato solo un dirigente. È stato un terminale. Uno snodo in cui passavano informazioni, relazioni, interessi, anche economici. L’uomo che teneva insieme i pezzi. Lo ha fatto grazie a una rete solida. Anche politica.
Il rapporto con il ministro della Difesa Guido Crosetto (estraneo all’inchiesta), quello con l’imprenditore Carmine Saladino, adesso indagato, e un sistema più ampio, trasversale, che lo rendeva interlocutore affidabile per chi nei servizi cercava non solo sicurezza ma leve. Non stupisce che poco tempo fa fosse considerato da molti esponenti della politica il candidato naturale alla guida dell’Aisi. Un’ascesa lineare, costruita dentro e fuori l’apparato.
Il caso Giambruno
Poi qualcosa si rompe e accade la notte dell’auto di Andrea Giambruno quando due uomini armeggiano attorno alla Porsche del compagno della premier. Si qualificano come agenti dei servizi. Chi li manda e perché? Da lì inizia una gestione opaca: versioni che cambiano, piste che si sovrappongono, una verità ufficiale che non regge fino in fondo. E soprattutto un sospetto mai dissipato: un depistaggio interno.
In quella gestione Del Deo c’è. Non marginalmente, è dentro il circuito decisionale: intercettazioni preventive, controllo del comparto economico-finanziario dell’Aisi, rapporti con i vertici della polizia. Un uomo che si muove d’intesa con chi indaga e con chi dovrebbe essere indagato. E quel metodo non si ferma lì. Nel 2023 i servizi intercettano il capo di gabinetto della premier, Gaetano Caputi. Più volte, nel pieno della gestione Del Deo. Un fatto che apre una frattura con Palazzo Chigi: significa che l’intelligence ascolta il cuore del governo.
I rapporti con la Squadra Fiore
Poi emergono i rapporti con la “Squadra Fiore”, che per i pm è un gruppo clandestino capace di violare banche dati, accumulare dossier, costruire materiale utile a ricattare o esercitare pressione. Non una struttura ufficiale, ma un sistema parallelo che, secondo gli inquirenti, aveva contatti con apparati dell’intelligence proprio durante la gestione Del Deo. Un ponte. Non dichiarato, ma reale. È una rete e quando questa diventa troppo visibile, la politica interviene. Così ha fatto Palazzo Chigi cambiando i vertici dell’intelligence, spostando uomini, allontanando Del Deo.
Un’uscita gestita, accompagnata con un prepensionamento a 51 anni creato su misura. Una soluzione rapida per chiudere una stagione. Con l’ex numero due dell’Aisi saltano altri equilibri, altri uomini, altri rapporti. E qualcuno parla di “bonifica”. Ma resta la domanda: chi controllava cosa? Perché il caso Giambruno, le intercettazioni su Caputi, i rapporti con strutture parallele, gli appalti nella cybersicurezza non sono episodi isolati. Sono segmenti dello stesso sistema. Un sistema in cui apparati, politica e interessi privati si sono sovrapposti fino a confondersi. Del Deo non era ai margini, ma al centro, e la sua caduta non è solo la fine di una carriera. È il segnale che quel sistema, a un certo punto, è diventato troppo rischioso anche per chi lo aveva tollerato. Non è una deviazione. È un metodo che per anni è rimasto in piedi.