Il sopralluogo a casa Ranucci e il factotum intermediario. Lavitola accusato di strage
di Andrea OssinoPrima sono finiti in manette gli uomini arrivati dall’Irpinia, incaricati di piazzare l’esplosivo sotto l’auto di Sigfrido Ranucci. Poi i carabinieri hanno dato un nome a chi, secondo l’accusa, coordinava l’operazione: Gomes Celesio Tavares, 47 anni, camerunense, legato professionalmente a Valter Lavitola, non è ancora ben chiaro a che titolo, se come dipendente del suo ristorante — dove giurano di non averlo mai visto — o se per altre faccende. Infine la perquisizione nell’abitazione dell’ex faccendiere. Un nome che appartiene a una stagione di scandali, processi e relazioni opache, ma che in questa vicenda introduce un elemento ancora più difficile da decifrare: Lavitola è un amico della vittima, del conduttore di Report.
Identificati gli attori della vicenda cominciata il 16 ottobre scorso, quando una carica di gelatina da cava viene fatta esplodere sotto casa del giornalista, resta da decifrare il movente. Per quale ragione Lavitola avrebbe chiesto a un proprio dipendente di reclu…
Prima sono finiti in manette gli uomini arrivati dall’Irpinia, incaricati di piazzare l’esplosivo sotto l’auto di Sigfrido Ranucci. Poi i carabinieri hanno dato un nome a chi, secondo l’accusa, coordinava l’operazione: Gomes Celesio Tavares, 47 anni, camerunense, legato professionalmente a Valter Lavitola, non è ancora ben chiaro a che titolo, se come dipendente del suo ristorante — dove giurano di non averlo mai visto — o se per altre faccende. Infine la perquisizione nell’abitazione dell’ex faccendiere. Un nome che appartiene a una stagione di scandali, processi e relazioni opache, ma che in questa vicenda introduce un elemento ancora più difficile da decifrare: Lavitola è un amico della vittima, del conduttore di Report.
Identificati gli attori della vicenda cominciata il 16 ottobre scorso, quando una carica di gelatina da cava viene fatta esplodere sotto casa del giornalista, resta da decifrare il movente. Per quale ragione Lavitola avrebbe chiesto a un proprio dipendente di reclutare un gruppo di pregiudicati incaricati di organizzare l’attentato? Oggi Lavitola, indagato come presunto mandante di un’accusa pesante — strage aggravata dal metodo mafioso — sarà interrogato dai pm di Roma. Ma al momento il movente resta affidato alle ipotesi investigative.
Le parole di Ranucci dopo le accuse all'imprenditore Lavitola
Ranucci continua a dirsi incredulo. Spiega di non avere contrasti con Lavitola, che considera un amico, che lo ha chiamato mentre i carabinieri stavano perquisendo la sua abitazione. Se una spiegazione esiste, ragiona il giornalista, potrebbe essere un messaggio rivolto ad altri, oppure il tentativo di impedirgli di arrivare a una notizia. È cosi?
In assenza, allo stato, di qualunque evidenza gli investigatori tracciano due possibili alternative rispetto al movente. La prima: che l’attentato avesse come scopo quello di rafforzare la figura pubblica del conduttore di Report segnalandolo in modo fragoroso come giornalista di inchiesta a rischio della vita. La seconda: che l’attentato — come Ranucci indica — avrebbe rappresentato un messaggio trasversale. Dalla consistenza o meno di ciascuna di queste due ipotesi dipenderà il proseguio delle indagini per capire se Lavitola abbia concepito o meno l’attentato da solo o no, se contro Ranucci o per finalità diverse.
Nell’attesa, rimangono gli elementi fissati negli atti. Il primo risale al 15 settembre. I cellulari di Gomes Celesio Tavares e di Valter Lavitola agganciano la stessa cella telefonica. Non una qualunque: quella che copre l’area di Campo Ascolano, a Pomezia, dove vive Sigfrido Ranucci e dove, un mese dopo, esploderà l’ordigno. Per gli investigatori è il sopralluogo preparatorio.
C’è poi un secondo tassello. Gomes Celesio Tavares frequenta da tempo l’Irpinia. Sui social pubblica video insieme a cantanti, da Nesli a Geolier fino a Clementino, Bob Sinclar, Gigi D’Alessio. Ma soprattutto, scrivono i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, «mantiene rapporti di amicizia con Pellegrino D’Avino». È lui il punto di contatto tra il presunto mandante e il gruppo di spacciatori che si improvvisano bombaroli. Sarebbe stato il camerunense a indicare l’obiettivo, arrivando a prestare la macchina della moglie agli esecutori.
Il 10 ottobre 2025 D’Avino, la compagna Marika De Filippi e Saverio Mutone raggiungono l’abitazione di Ranucci per un nuovo sopralluogo. Passano sei giorni. È la sera del 16 ottobre. Antonio Passariello e Saverio Mutone arrivano con un’auto presa a noleggio e si appostano davanti alla villetta. Sono da poco passate le dieci. Ranucci è appena rientrato. L’esplosione devasta due macchine di famiglia, distrugge il cancello, danneggia il muro di cinta e scaraventa in aria cassonetti e vasi.
Dopo l’attentato Gomes Celesio Tavares lascia l’Italia e torna in Camerun, dove ancora oggi si trova. È un’intercettazione a riportare nuovamente gli investigatori su Lavitola. La moglie del quarantasettenne si lamenta perché il compagno non è ancora rientrato. Nella conversazione emerge il riferimento a «Valter», descritto come la persona dalla quale dipende il suo ritorno in Italia.
È una catena di indizi che, secondo la procura di Roma, consente di ricostruire la filiera dell’attentato. Quello che ancora manca è la risposta alla domanda decisiva: perché è stato colpito Sigfrido Ranucci?