Parma – In fondo alle difficoltà, alla preoccupazione per certi passeggeri aggressivi, alla stanchezza, alla impossibilità di mangiarsi una pizza fuori tranquillamente, un po’ di passione è rimasta. Ed è quella che fa tirare avanti Mario. Gli piace tanto guidare e poi sull’autobus è da solo, senza capi che gli dicono continuamente cosa deve fare. Per il resto c’è da patire. «Sì, ormai aspetto la tredicesima e la quattordicesima per rimettere i conti in pari».
San Polo è un paesino nella pianura tra Parma e Colorno. Latterie annunciate da forme di parmigiano di plastica, trattorie, file di camion e tante fabbriche. Mario Scolastico da Napoli, 50 anni, vive qui con la moglie Rosa, che ha un lavoro come guardia giurata, e con due figli, Gennaro di 21 anni e Sara di 17. Proprio il ragazzo è stato al centro di pensieri che rivelano la difficoltà di vivere con un lavoro che un tempo garantiva una certa sicurezza economica e ora non più. «Quando ha finito le superiori, ho sperato che non si …
Parma – In fondo alle difficoltà, alla preoccupazione per certi passeggeri aggressivi, alla stanchezza, alla impossibilità di mangiarsi una pizza fuori tranquillamente, un po’ di passione è rimasta. Ed è quella che fa tirare avanti Mario. Gli piace tanto guidare e poi sull’autobus è da solo, senza capi che gli dicono continuamente cosa deve fare. Per il resto c’è da patire. «Sì, ormai aspetto la tredicesima e la quattordicesima per rimettere i conti in pari».
San Polo è un paesino nella pianura tra Parma e Colorno. Latterie annunciate da forme di parmigiano di plastica, trattorie, file di camion e tante fabbriche. Mario Scolastico da Napoli, 50 anni, vive qui con la moglie Rosa, che ha un lavoro come guardia giurata, e con due figli, Gennaro di 21 anni e Sara di 17. Proprio il ragazzo è stato al centro di pensieri che rivelano la difficoltà di vivere con un lavoro che un tempo garantiva una certa sicurezza economica e ora non più. «Quando ha finito le superiori, ho sperato che non si iscrivesse all’università, perché non me la sarei potuta permettere. Alla fine, ha scelto di fare l’operaio — racconta Mario nella cucina di casa sua — Se ci rifletto adesso, un po’ mi dispiace aver pensato quelle cose, forse se mi avesse chiesto di studiare ci saremmo organizzati, avremmo fatto altri sacrifici. Però è meglio così. L’importante, adesso, è che si decida a lasciare questo Paese per cercare qualcosa fuori dall’Italia, dove il lavoro è pagato meglio».
Mario e la moglie hanno lasciato Napoli nel 2000. Prima hanno lavorato a Siena in un ristorante, poi lui ha fatto un concorso per autista e ha vinto il posto alla società dei trasporti di Parma, la Tep. «All’inizio eravamo in affitto, nel 2008 ci siamo comprati questa casa con un mutuo, che costa meno del canone che pagavamo in centro città per 80 metri quadrati. Spendevamo 600 euro e oggi ho colleghi giovani che sborsano anche 800 per una stanza, a fronte di uno stipendio di 1.400. Molti di loro per avere più soldi fanno 40 ore di straordinari al mese, cioè è come se lavorassero una settimana in più». L’ultimo stipendio di Mario invece è da 1.780 euro, una cifra che lo fa tribolare e che appare distantissima dai 2 milioni e 200 mila lire che guadagnavano gli autisti del trasporto pubblico locale nel 2000. Quei soldi ti garantivano una vita più tranquilla.
«Il nostro lavoro ha molti rischi — dice Mario, che svolge attività sindacale con la Cgil — Teoricamente se fai dei danni a cose li paghi tu, anche se ci sono sistemi assicurativi dell’azienda. Poi l’utenza è cambiata, i rapporti sono difficili. C’è gente che gira sugli autobus con gli spray urticanti, vediamo lanci di bottiglie, ci sono colleghi minacciati. A me una decina di anni fa mi hanno picchiato perché ho detto a due persone che avevano lasciato la macchina nel posto dell’autobus di spostarsi. Poco tempo fa un collega è stato aggredito da un passeggero. La gente è nervosa e spesso la valvola di sfogo sono gli autisti». I pochi soldi e la difficoltà del lavoro spingono tanti autisti a lasciare. «Si spostano a fare i camionisti oppure lavorano con l’azienda dei rifiuti. Guidare quei mezzi è più tranquillo, anche se non si guadagna molto di più. Finisce che abbiamo difficoltà di organico, anche perché non si riescono ad arruolare tanti giovani, viste le condizioni».
Grazie agli straordinari Mario riesce ad arrotondare un po’ lo stipendio. «Da noi nelle ore di punta sono fondamentali anche per l’azienda per coprire i turni di tutte le corse, ma vengono pagati una ventina di euro lordi l’ora, non è che ti arricchisci». E così mandare avanti la famiglia è dura. «Le cose sono peggiorate dopo gli anni del Covid. Nel 2007 mettevamo da parte qualche soldo ogni mese, adesso arriviamo al 27 sotto di 200-250 euro. Recuperiamo tutto quando arrivano la tredicesima, la quattordicesima e il premio di risultato. Per il resto siamo impiccati e non nascondo che negli anni scorsi abbiamo impegnato un po’ di ori. E a volte chiediamo pure 100 euro a mio figlio per qualche spesa imprevista. Glieli rendiamo quando accreditano lo stipendio».
A fiaccare il salario sono i prezzi, che continuano a salire. «Neanche tanto tempo fa, con 200 euro facevamo la spesa per due settimane, ora quei soldi bastano a malapena per una». Di cene al ristorante, neanche a parlarne. «Meno di 50-60 euro in due non si spendono. Fatichiamo anche ad andare in pizzeria. Di solito con gli amici ci organizziamo per andare da uno o dall’altro. Oppure facciamo l’aperitivo, perché con 10 euro si beve e si mangia anche».
La famiglia Scolastico praticamente non va più in vacanza. «Macché, d’estate magari ci spostiamo dai nostri parenti a Napoli. Comunque, il viaggio costa tanto e poi quando sei lì, anche se i genitori non ci fanno mai pagare la spesa, esci un po’ di più con gli amici».
Mario ha anche imparato a fare il meccanico. «Se la macchina non ha guai seri la riparo da solo. E per rifare la frizione l’ho portata a Napoli perché costava molto meno. Ovviamente mi cambio l’olio da solo». I ragazzi sono molto bravi. «Mio figlio vive a casa, così riesce a mettere un po’ di soldi da parte. Mia figlia esce un sabato sì e uno no per non spendere troppo. Le diamo venti euro per una uscita e lei non ci chiede mai di più, ma come si fa ad andare avanti così?».