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Sul vestito di Liliana Resinovich trovato il dna di un uomo sconosciuto

I periti del gip: sulle suole delle scarpe non c'è il terreno del luogo dove è stata trovata
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Liliana Resinovich è stata uccisa e poi spostata nel roseto dove il suo corpo è stato ritrovato a quasi due settimane dalla scomparsa. E forse c’è un ignoto, mai finito nel radar degli investigatori, che potrebbe essere coinvolto.

E’ questa l’ipotesi emersa dalla superperizia ordinata dal giudice per le indagini preliminari di Trieste Flavia Mangiante, che ha dato nuova linfa al caso, per anni trattato solo come “strano suicidio”.

Scomparsa il 14 dicembre del 2021, Liliana Resinovich è stata ritrovata senza vita il 5 gennaio nei boschi dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste avvolta in due sacchi. Per anni è stato considerato un gesto volontario, solo anni dopo la seconda autopsia, chiesta e ottenuta dalla famiglia della donna, ha riscritto la storia della morte della pensionata, svelandone l’omicidio e portando all’iscrizione sul registro degli indagati del marito, Sebastiano Visintin. Adesso, dagli accertamenti, salta fuori un nuovo soggetto, mai entrato nel raggio delle indagini o almeno il cui dna mai è stato registrato.

Sul cordino che teneva insieme le chiavi della vittima sono stati identificati due profili complessi, che secondo i periti indicano la presenza di un soggetto di sesso maschile “allo stato ignoto”. Altro dna maschile è stato estratto dalle “12 formazioni pilifere” rinvenute sulla borsa e sugli indumenti di Liliana, ma al momento non è chiaro se appartengano alla medesima persona. Ma certamente allo stesso soggetto, ancora senza nome, appartengono le tracce di dna rinvenute già in passato dalla Scientifica sui jeans e su uno dei sacchi neri.

Altra anomalia, che sembra confermare i sospetti di chi ha sempre creduto che Liliana Resinovich sia stata uccisa altrove e poi portata già senza vita all’ex ospedale psichiatrico, è che sotto le suole delle sue scarpe non è stato trovato materiale comparabile con quello del roseto in cui è stato ritrovato il corpo. “La superficie – si legge nelle conclusioni – si presenta infatti relativamente pulita”. Perché così è stata trovata o per un errore, uno dei tanti, che sembra aver accompagnato l’indagine?

Si capirà forse durante l’udienza del 30 ottobre quando le risultanze della perizia verranno discusse. Un dato però sembra sgombrare il campo da alcune ipotesi che in passato erano state passate al vaglio. La composizione del materiale prelevabile da sotto le suole sembra escludere che si trovasse nel laboratorio del marito, Stefano Visintin, al momento unico indagato per il suo omicidio. E sì, è vero che fibre del giubbotto di Visintin sono state trovate su quello di Liliana e sulla sua borsa, ma per i periti va considerato che i due vivevano insieme e i giubbotti spesso stavano appesi allo stesso attaccapanni.

Ancora misteri da risolvere, gli ennesimi. “Ma si disintegra la barzelletta del suicidio che abbiamo dovuto sopportare del suicidio", afferma l’avvocato Gentile, legale di Sergio Resinovich, il fratello di Liliana. "Questa perizia ci dice che Lilly è stata uccisa e quindi qualcuno ce l'ha portata nel roseto”, sintetizza il legale, che attacca: “quello che ha restituito la perizia dopo che tutti i campioni sono stati maneggiati e sottoposti a pluralità di accertamenti, è già pure troppo, ma ci sono spunti molto interessanti da valutare insieme con il resto: con le intercettazioni telefoniche e tutto ciò che sta emergendo da dispositivi informatici che ci fanno parlare di alterazioni, e una serie di anomalie che sicuramente dovranno essere chiarite”.

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