14 dicembre 2021. Prime ore della mattinata, le 9.30 circa. Sergio Resinovich manda un messaggio alla sorella Liliana, lamentando di non avere sue notizie. “Oggi bel tempo, no me riva nessun messaggio. Dovarò protestar”, scrive. Quello strano silenzio è il primo campanello d’allarme, ma si capirà solo ore dopo, quando i familiari smetteranno di credere alle tiepide rassicurazioni del marito, Sebastiano Visintin, che solo nella tarda serata e su pressione dei vicini di casa, presenterà formale denuncia.
Mistero lungo quattro anni, fra rivelazioni tardive e bufale
Sono passati quattro anni da quando Liliana Resinovich, 63enne triestina, ex dipendente della Regione divisa fra un matrimonio di lunga data con Sebastiano Visintin e una nuova amicizia con una vecchia fiamma ritrovata, Claudio Sterpin, è sparita senza lasciare traccia. Di lei, più di venti giorni dopo, è stato rinvenuto solo il cadavere, chiuso in due grandi sacchi neri, con la testa avvolta in un sacchetto più piccolo chiuso con un cordino, seminascosto in un boschetto vicino all’ex ospedale psichiatrico. In mezzo, il buio. E ancora oggi non c’è nessuna risposta su quanto successo alla donna, mentre il caso con il tempo si è sempre più ingarbugliato fra testimonianze tardive, clamorose bufale, dichiarazioni a effetto e anche contraddittorie dei protagonisti, divenuti presenza fissa in tv, contributi informativi curiosamente arrivati a distanza di anni.
L’ultimo ha a che fare con i sacchi neri che l’ex titolare di una pizzeria ha ricordato di aver dato a Liliana Resinovich qualche tempo prima dell’omicidio, e in video lo ha assicurato a Visintin. Fumo negli occhi, si mormora in ambienti investigativi, al pari delle tardive dichiarazioni di Giacomo Molinari, tecnico della sala mortuaria, che qualche mese fa ha dichiarato di avere il sospetto di aver provocato lui la lesione vertebrale diventata determinante per imprimere una svolta al caso.
L’iniziale ipotesi di suicidio
"Speriamo che la Procura possa dare un’accelerata, perché sono quattro anni che io non vivo, questa non è vita – ha detto Sergio Resinovich, il fratello della donna, al sit in organizzato qualche giorno fa per ricordarla – Mia sorella è morta, è stata uccisa ed è provato". Ma anche per arrivare a questo ci è voluto tempo e la cocciuta ostinazione dei familiari che non si sono rassegnati all’iniziale tesi della procura di Trieste, inizialmente convinta che quello di Liliana Resinovich fosse stato un – assai elaborato – suicidio.
Secondo le prime ricostruzioni fatte all’indomani del ritrovamento e che per lungo tempo hanno condizionato le indagini, si sarebbe chiusa in due sacchi neri e poi si sarebbe strangolata usando una busta con un cordino che ne chiudeva i lembi. Quando? Probabilmente poco dopo la scomparsa, anche se lo stato in cui il corpo è stato ritrovato, il freddo, la presenza dei sacchi neri non hanno mai consentito di dare un orizzonte di tempo preciso.
La battaglia dei familiari e la superperizia
Un’ipotesi a cui Sergio, il fratello di Liliana, e Veronica, la nipote della donna, non hanno mai creduto. E neanche Claudio Sterpin, che il giorno della scomparsa attendeva Liliana a un appuntamento a cui mai sarebbe arrivata. La donna, ha raccontato, stava per lasciare il marito, questo – hanno suggerito i familiari della donna – per lui sarebbe stato un problema anche economico. Visintin si è sempre difeso, ha raccontato la loro come una coppia innamorata a dispetto degli anni trascorsi insieme, ma è su di lui che a distanza di anni si sono concentrati anche formalmente i sospetti. La sua iscrizione sul registro degli indagati è arrivata solo dopo la superperizia firmata dalla dottoressa Cristina Cattaneo, che dopo una lunga battaglia legale dei familiari per ottenere una nuova autopsia, ha eseguito nuove analisi tecniche, radiografiche, entomologiche e di laboratorio sui resti della donna.
Visintin indagato per omicidio
Mesi di analisi e esami approfonditi che hanno riscritto il finale della storia di Liliana Resinovich: la sessantatreenne non si sarebbe uccisa, ma sarebbe stata strangolata da altri. A rivelarlo, una serie di elementi, fra cui una lesione vertebrale sfuggita, insieme ad altri indizi, alla prima autopsia. Conclusioni che in procura hanno preso seriamente in considerazione. L’ipotesi di archiviare il fascicolo cade, l’inchiesta, affidata a un nuovo pubblico ministero dopo il trasferimento della titolare, ha una rapida e decisiva svolta: si inizia a indagare per omicidio. Per la procura, Visintin avrebbe sorpreso la moglie Liliana Resinovich “all’interno del parco ex Opp, in prossimità della via Weiss, all’altezza del civico 21”, l’ha aggredita con “afferramenti, compressioni, percosse, urti e graffi”, causandone la morte “quale conseguenza di afferramento e compressione del volto della vittima”.
Perquisizioni, approfondimenti e nuove indagini
E a distanza di tre anni, si iniziano a cercare le prove: nella casa in cui Liliana Visintin viveva con il marito tornano gli agenti per un’approfondita perquisizione, vengono portati via coltelli, forbici, cesoie che Visintin – ex fotografo che arrotondava come arrotino – per lavoro affilava, un maglione giallo, dello stesso colore di un filamento ritrovato in sede di superperizia sul corpo della donna, dei guanti. L’uomo ha sempre sostenuto di avere un alibi blindatissimo: nelle ore in cui Liliana è scomparsa, lui stava facendo un lungo giro in bici, in tutt’altra zona, per testare una nuova go pro. Ma quelle immagini – all’epoca pubblicate sui social, a riprova della sua innocenza e poi stranamente cancellate – hanno anche svelato un abbigliamento compatibile con i filamenti ritrovati sul corpo della donna. Tutti elementi su cui da tempo sono in corso nuove analisi ed esami, affidati a un laboratorio fuori regione, mentre si lavora per ripassare al setaccio tutti gli elementi già acquisiti: telecamere, celle, tabulati.
Le foto, gli hard disk, quella lite dimenticata
Con il passare del tempo, molti elementi non acquisiti subito dopo la denuncia di scomparsa, sono stati irrimediabilmente persi. Ma molto c’è e si sta provando a fare ordine. Nel frattempo, l’idilliaco quadretto di coppia che lui ha sempre dipinto, ha iniziato a sbriciolarsi: da cinque hard disk, che Visintin aveva affidato a un amico, sono saltati fuori migliaia di scatti di Liliana – inclusi alcuni che la ritraggono con Sterpin – che hanno indotto gli investigatori a pensare che l’uomo la spiasse da decenni. L’albergatrice Jasmina Zivkovic, che aveva ospitato la 63enne e il marito nella sua struttura qualche settimana prima della scomparsa della donna, ha messo a verbale di averli sentiti litigare in modo aspro tutta la notte.
Visintin: “Sono sereno, non devo dimostrare niente”
Visintin si difende: “Sono sereno, non devo dimostrare niente: so quello che ho vissuto con Liliana e so che siamo stati bene insieme. Non devo provare nulla a nessuno. Se la giustizia dovesse avere prove contro di me, io sono qui”, ha detto nell’anniversario della scomparsa, mentre contro di lui continua a puntare il dito Sergio Resinovich: “Io penso, come ho già detto, che sia stato il marito. La Procura ha i documenti, negli atti c'è scritto tutto. Il marito, il mio ex cognato, è stato indagato per un omicidio con l'aggravante della parentela”. Ma un altro anniversario è andato e su Liliana Resinovich non c’è ancora una verità.