In principio era solo fumata nera. Ovvero quando la votazione in gran segreto del Pontefice non dava esito, nella stufa installata all’interno della Cappella Sistina si lanciavano le schede delle votazioni, e il fumo che usciva dal comignolo indicava che il Papa non era stato eletto. Quel fumo era nero. Nel 1914 è arrivata la fumata bianca: quel conclave che terminò con l'elezione di Benedetto XV cambiò le regole che ancora oggi distinguono l’Habemus Papam dal nulla di fatto.
Elezione sì o no
La fumata nera viene emessa ogni volta che si sono tenuti due scrutini consecutivi in cui nessun cardinale ha ricevuto un numero di voti pari ad almeno i due terzi del numero di cardinali elettori. Quella bianca, viceversa, dopo che un cardinale ha ricevuto almeno i due terzi delle preferenze, ha accettato di essere eletto pontefice quando gli è stato chiesto ed ha scelto il proprio nome pontificale. A questo punto dal comignolo visibile da piazza San Pietro, il mondo apprende dell’avvenuta elezione.
La fumata gialla
Oltre ai due segnali di fumo usati dai cardinali riuniti per comunicare l'esito degli scrutini, in passato ne esisteva anche un terzo: la fumata gialla, che serviva solo per verificare il regolare funzionamento della stufa in cui si mischiava la legna alla paglia. A partire dal conclave del 2005 il giallo è sparito: l'apparato per l'emissione dei fumi è stato dotato di un sistema elettronico moderno che non necessita di prove. E quindi da ormai 20 anni si è definitivamente optato per le solo 2: o bianco o nero. Alcune curiosità tecniche: per l'ottenimento di fumate nere, il fumogeno è costituito da percolato di potassio, antracene e zolfo; per la fumata bianca, alle schede elettorali con scritto il nome votato viene aggiunto clorato di potassio, lattosio e colofonia.
Le incertezze
Non sempre i colori delle fumate, anche dette sfumate, sono netti e questo può dipendere da diversi fattori tra cui le condizioni meteorologiche. In chi guarda il comignolo possono crearsi incertezze e confusione. Accadde così nel conclave che poi elesse Giovanni XXIII in cui la mancanza di nitidezza del fumo fece addirittura circolare teorie complottiste su quel che era avvenuto nelle segrete stanze. I maligni dissero che a vincere quel conclave del 1958 per una manciata di voti fu il cardinale Giuseppe Siri ma che poi fu costretto, per pressioni interne, a non accettare l’incarico. Fumata grigia dunque per confondere le acque. Ovviamente nessuna fonte ha mai confermato questa ipotesi, ma solo quella del colore non nitido che ha tratto in confusione il popolo.
Il suono delle campane
E quindi per fugare qualsiasi dubbio ed evitare misteri e storie inesistenti legate a un colore a tratti bianco a tratti grigio, si è introdotta una nuova regola: in caso di elezione del Papa la fumata bianca viene accompagnata dal suono delle campane a festa e con l’ausilio di fumogeni artificiali aggiunti in un secondo forno, si intensifica il colore in modo da rendere inequivocabile al mondo il Nuntio vobis gaudium magnum. Entrambe le stufe – quella in cui sono bruciate le schede e quella dei fumogeni – confluiscono nello stesso condotto di scarico, collegato al comignolo della Cappella Sistina. E quel che ne esce è l’inequivocabile segno dell’inizio di un nuovo pontificato.