Cultura

Frida Kahlo e Diego Rivera. Rivive la storia estrema d'amore e d'arte

Bologna. Autoritratti, ritratti, fotografie, vestiti e gioielli appartenuti alla grandissima artista, esponente del surrealismo magico in una mostra sull’arte messicana del Novecento con quadri e oggetti del compagno
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E' sempre tempo per Frida e Diego. Nonostante ce li abbiamo serviti ormai in tutte le salse possibili, la loro arte magistrale e l'esplosiva storia d'amore, un mix talmente intenso e travolgente da far capitolare anche i migliori sceneggiatori hollywoodiani, metterà in coda nuovamente tantissime persone. Succederà a Bologna, dove Palazzo Albergati apre le porte alla mostra: “La Collezione Gelman: arte messicana del XX secolo. Frida Kahlo, Diego Rivera, Rufino Tamayo, María Izquierdo, David Alfaro Siqueiros, Ángel Zárraga”, fino a marzo 2017. Esposizione dall'allestimento originale e suggestivo, che propone un percorso tra opere d'arte, fotografie d'epoca, riscotruzioni ambientali e permette così di scoprire aspetti inediti dei caratteri e del lavoro creativo dei due artisti messicani.
Alla loro storia si intreccia un altro racconto emozionante quello della “Rinascita dell'arte messicana”, avvenuto tra gli anni Venti e Sessanta. Infatti, l’esposizione propone le opere della Collezione Gelman, tra le più importanti raccolte d’Arte Messicana del XX secolo, in cui primeggiano Frida Kahlo e Diego Rivera appunto, affiancati però da molti altri autori. La Collezione Gelman nasce nel 1941 quando Jacques Gelman e Natasha Zahalkaha, due emigrati dall’Est Europa, si incontrano e si sposano a Città del Messico: Jacques era un ebreo russo di San Pietroburgo, emigrato in Francia dopo la rivoluzione d’ottobre e arrivato nel 1938 in Messico, dove fa fortuna producendo i film comici di Mario Moreno, il Charlie Chaplin messicano. Nel 1943 Jacques commissiona a Diego Rivera il ritratto di Natasha: è l’inizio di una lunga avventura e di una grande collezione composta da dipinti, fotografie, abiti, gioielli, collage, litografie e disegni.

La maggior parte delle opere in esposizione sono di Frida Kahlo e Diego Rivera, con alcuni focus particolari: "Mentre Diego dipingeva per il popolo, per le masse, per educarle e aveva una cultura figurativa europea, Frida è stata una pittrice intimista, lavorava sulla sua interiorità, per se stessa e lei lo dichiara nel '35 definendosi un'individualista" - ci spiega la curatrice Gioia Mori - "Quindi, il suo è un lavoro concettualmente opposto a quello del marito". Si spiega così la divisione in due sezioni principali dell'esposizione. Nella prima si concentra soprattutto la pittura di Diego Rivera, con opere come L'ultima ora (1915), testimonianza della fase cubista e parigina, in cui frequentava Picasso, oppure Ritratto di Cristina Kahlo (1943), risalente all'anno in cui intrecciò una relazione con la sorella di Frida, e con dipinti poi di Rufino Tamayo, María Izquierdo, David Alfaro Siqueiros e Ángel Zárraga.

La seconda sezione, che occupa il piano superiore di Palazzo Albergati, è riservata al racconto dell'opera e della vita di Frida, presentata attraverso varie tematiche: la medicina, le sue mascotte, il rapporto con Diego e l'essere diventata un'icona fashion mondiale. "C'è una stanza in cui il rapporto di Frida con la medicina è messo in rilievo. Lei avrebbe voluto fare il medico, poi sappiamo che la vita l'ha messa a dura prova con un incidente che le ha devastato il fisico, ed è diventata una paziente cronica" - sottolinea la curatrice - "Ciò l'ha portata ad analizzare attraverso la sua pittura la sofferenza, con riferimenti a illustrazioni di manuali scientifici di anatomia, trasformate nei sui quadri in vene, cordoni ombelicali e così via". Puntuale è poi la ricostruzione della sua stanza da letto, dove è stata bloccata per mesi e ha iniziato a dipingere, aiutata da uno specchio appeso al soffitto. E ancora: "Frida diventa un'icona globale per tutti i settori della cultura, ma la moda è il primo che elabora un'immagine che la farà diventare popolare. Prima a omaggiarla, intorno al 1940, è Elsa Schiapparelli" - ci spiega Gioia Mori - "I costumi da 'india' che indossava, particolari e colorati, erano in realtà anche funzionali al suo stato, perché le permettevano di nascondere i busti che doveva indossare dopo l'incidente e le menomazioni delle gambe, però per lei diventano anche un motivo identitario che gli permette di affermare la sua messicanità e ideologico perché erano i vestiti indossati dalle donne del popolo". Quindi, Frida icona fashion è la stanza che contiene gli abiti ispirati a lei creati da Gianfanco Ferrè, Antonio Marras, Valentino, mentre Jean-Paul Gaultier ha concesso il video del '97, Tribute to Frida Kahlo.

Infine, tornando al tormentato rapporto d'amore tra i due grandi artisti, Frida diceva: "Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego Rivera." L'ironica frase nella sua tragicità, illustra alla perfezione il rapporto speciale che li unì: "Frida si sentiva legata carmicamente a Diego e nella stanza dedicata alla loro storia insieme sono esposti i dipinti Ritratto di Diego del 1937, l’Abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl, del 1949, dove Diego appare tra le braccia di Frida come un infante" - conclude la curatrice - "E qui è proiettato il video di Nickolas Muray del 1939, che racconta Frida e Diego nella Casa Azul, loro nido d'amore e sofferenza". A concludere il percorso, una serie di autoritratti diventati icone: Autoritratto con treccia (1941), Autoritratto MCMXLI (1941) e Autoritratto come Tehuana (Diego nei miei pensieri o Pensando a Diego) (1943), dichiarazione indimenticabile d'amore eterno.