Cultura

Segni e sintomi. La natura incerta di arte e scienza

Segni e sintomi. La natura incerta di arte e scienza
La mostra interdisciplinare presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma racconta la scienza come il prodotto di un instancabile lavoro di descrizione e interpretazione.
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In questi mesi la scienza, in particolare quella medica, ha assunto nella comunicazione, e conseguentemente per l’opinione pubblica, un ruolo di primo piano. È qualcosa che accade ciclicamente nella storia dell’uomo, specie in quei momenti di incertezza in cui come singoli e collettività comprendiamo di non poter fare più affidamento sulla sola conoscenza intuitiva e su quella consolidata attraverso l’esperienza e le prassi quotidiane.

Allora riscopriamo la scienza e ci rivolgiamo a essa come fosse qualcosa di esterno a noi, emanazione diretta delle verità naturali. Le immagini del dominio scientifico che ci permettono di visualizzare fenomeni immateriali o invisibili perché microscopici assumono un’aura di veridicità indiscutibile e si legano a ciò che rappresentano secondo un rapporto simile a quello che definiva lo statuto delle immagini acheiropoietiche, quelle immagini religiose che si ritenevano prodotte non dalla mano di un’artista, ma risultato di un’emanazione diretta della divinità.

Come dice Bruno Latour (in Latour B., Weibel P., Iconoclash, MIT Press, 2022) mostrare l’intervento degli uomini che c’è dietro la realizzazione dell’immagine scientifica – così come nell’antichità dichiarare che l’immagine sacra era risultato del lavoro di un’artista – è spesso considerato dalla collettività come un attentato alla loro veridicità e alla certezza di ciò che affermano. Questa concezione sacrale dell’immagine scientifica, e di riflesso della scienza, contribuisce inevitabilmente a radicalizzare l’opposizione tra idolatri e iconoclasti, tra credenti e infedeli.

La mostra Tre stazioni per arte e scienza capovolge il ragionamento proponendo una riflessione sull’incertezza come condizione ontologica della scienza, sottolineando la rilevanza della ricerca e di una costante e instancabile azione di interpretazione dei dati e dei fenomeni da parte dell’uomo. Le stazioni della mostra propongono tre sguardi, rispettivamente artistico, tecnico-scientifico e storico a indicare la necessità di una dimensione culturale e interdisciplinare della ricerca. Ti con zero raccoglie una serie di opere di artisti contemporanei che esplorano lo spazio di intersezione tra conoscenza scientifica e immaginazione facendo i conti con fenomeni complessi della contemporaneità, dall’automazione alla genetica medica, dal riscaldamento globale ai modelli di previsione utilizzati in numerosi ambiti.

Incertezza. Interpretare il presente, prevedere il futuro presenta metodi matematici, logici e statistici che a partire dal Settecento hanno permesso agli scienziati di osservare l’incertezza e incorporarla nella descrizione collettiva dei fenomeni umani e naturali, producendo descrizioni sempre più complesse e accurate. Infine, La scienza di Roma. Passato, presente e futuro di una città introduce il punto di vista storico raccontando, attraverso un’importante collezione di oggetti, la storia della scienza a Roma: fatti e personaggi con una particolare attenzione all’impatto delle loro scoperte sulla società.

Il progetto di allestimento a cura di Formafantasma, con la grafica di Joost Grotens, coordina abilmente un discorso in più parti. La griglia di moduli in tessuto bianco, tele che attendon di essere riempite, che ospita Ti con zero, il libro didattico esploso di La Scienza di Roma, le installazioni interattive di Incertezza si fondono in un progetto unitario caratterizzato dalla cura delle strutture e dei materiali.

Testi e crediti immagini

Tre stazioni per arte e scienza. Palazzo delle Esposizioni, Roma. Viste dell’allestimento. Courtesy Formafantasma.