Nella Costituzione non c'è l'antifascismo
perché era ora che diventasse pane quotidiano, antiveleno.
Non un auspicio, ma il ricavato dopo il maltolto,
una medaglia per la sollevazione
appuntata sul petto del poi, fino a noi.
Prima che il presente tornasse a cantare,
il passato era stato rinnegato migliaia, milioni di volte,
la Liberazione arrivava per tutti
come un veglione di fogli bianchi
e di lenzuola da ripiegare.
La Costituzione non voleva più nominare
chi aveva sbagliato con i bambini, le donne, gli ebrei,
l'economia e la felicità, proteggendosi col nazismo,
dividendoci per razze,
annerendo di scorie l'aratura e la semina.
La mancanza della parola antifascismo
era e resta pietas o disambiguazione
nei confronti di chi totalizzò più danni possibile
rendendo cattiva e vendicativa anche una parte degli altri.
La Costituzione non contempla la parola antifascismo
perché non contempla la dittatura
e lo fa per rispetto del suo contrario, la sudata democrazia.
Ribadire che i despoti fanno le scarpe al popolo
e il popolo, piuttosto, preferisce andare scalzo
avrebbe solo allungato il brodo.
Questo il succo.
I Padri costituenti non potevano figurarsi il nonsense
di un figlioccio delle Istituzioni
capace di vedere nel superamento dei torbidi,
dei torti e dei torsi appesi ai lampioni
un lasciapassare per torpori nostalgici, con tanto di seguito.
Ogni destra, nell'interesse di se stessa, dovrebbe rendersi ambidestra.
Vale anche per la sinistra.
Ogni mano che si intreccia con l'altra è un terzo occhio.
Parole che hanno fatto da stampella alle tragedie
esasperano la nostra stanchezza.
Sporchiamoci di aria fresca, sarà meglio.
L'ultimo libro di Ennio Cavalli si intitola " Amore manifesto" ed è pubblicato dalla Nave di Teseo.
Sue anche le poesie civili sull’Afghanistan abbandonato dagli americani ("Frutto proibito"), sull’Italia che vorremmo (“Disegna il tuo Paese”) e per il 25 novrembre, Giornata contro la violenza sulle donne (Scarpe rosse).