Martone: “Repubblica formò noi giovani, oggi è un argine contro le fake news”

Martone: “Repubblica formò noi giovani, oggi è un argine contro le fake news”

Lo sceneggiatore e regista, classe 1959, racconta il suo forte legame con il nostro quotidiano in occasione dei primi cinquant’anni

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“Sono un lettore di Repubblica dal primo giorno. Ricordo ancora quando il 14 gennaio 1976 uscì il primo numero, avevo 16 anni, frequentavo il liceo Umberto. Andai a comprare la mia prima copia all’edicola in via Filangieri. Erano trascorsi due mesi dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini, eravamo tutti scossi, avevamo fame di appronfondimenti, di capire la realtà intorno. La mia opinione politica si andava formando in maniera molto netta in quegli anni”.

Il regista Mario Martone, impegnato nella preparazione del suo prossimo film “Scherzetto” con Toni Servillo, dal romanzo omonimo di Domenico Starnone, set a Napoli tra un mese, racconta il suo forte legame con Repubblica in occasione dei primi cinquant’anni del quotidiano. Quel giornale tabloid, in un panorama di quotidiani “lenzuolo”, trasmise subito l’idea di una svolta radicale, l’annuncio di una nuova epoca nell’Italia confusa nel ‘76, tra le bombe neofasciste e gli attentati delle Brigate Rosse, come dice Ezio Mauro nel documentario Repubblica50.

Martone, quando sbarcò in edicola Repubblica, come i suoi coetanei dell’epoca, lei leggeva già altri quotidiani. Cosa rappresentò questa novità per un adolescente degli anni Settanta?

“A 16 anni i giornali erano pezzi importanti della mia formazione. Leggevo Paese Sera, il Manifesto, L’Unità, erano una finestra sul mondo. Repubblica, che non si piegava alla ipocrisia di depurare i fatti dalle opinioni, mi attraeva molto. Ci scrivevano grandi collaboratori, si comprava Repubblica per scoprire cosa c’era dietro le notizie. Il ricordo vivido è di me ragazzo e di quell’edicola in via Filangieri, che c’è ancora, anzi saluto il figlio mio coetaneo dell’edicolante che mi ha venduto quella prima copia”.

La prima pagina di Repubblica sulla strage di Capaci
La prima pagina di Repubblica sulla strage di Capaci 

Chi leggeva in particolare?

“La Repubblica subito attirò l’attenzione di noi ragazzi per la centralità non solo della politica, ma della cultura e degli spettacoli che Scalfari volle da subito. Entrò nel panorama giornalistico di 50 anni fa con una qualità pazzesca di firme: Tommaso Chiaretti, Beniamino Placido, Miriam Mafai, Natalia Aspesi... E Cesare Garboli, poterlo leggere sul giornale quasi ogni giorno oltre che nei libri e nei saggi, è stato un privilegio. Indimenticabili i reportage di Adriano Sofri. Un posto speciale nel mio cuore ce l’ha Curzio Maltese, che mi manca infinitamente. Comunque la si pensi siamo grati a questo quotidiano, non sono sempre stato d’accordo con Repubblica e ancora succede, ma con il giornale bisogna instaurare un rapporto dialettico, aperto. Non si legge solo per essere d’accordo, anzi. Ricordo poi questa particolarità: all’inizio non c’era lo sport”.

E poi è arrivato...

“E lo sport è arrivato con il grande Gianni Brera. Indimenticabili anche i racconti del tennis di Gianni Clerici, e i ritratti a tutto campo di Emanuela Audisio”.

Seppe attrarre le nuove generazioni per la centralità non solo della politica ma anche della cultura e degli spettacoli

Un ricordo, in particolare?

“Franco Quadri, probabilmente il più autorevole critico teatrale italiano, mi raccontò che Scalfari lo chiamò dicendogli: ‘Apprezzo che lei sia tra i pochi a non essersi fatto avanti alla morte di Chiaretti’ e chiese a lui di prendere il posto che era rimasto vuoto. E ancora oggi leggo L’amaca di Michele Serra e trovo che il Venerdì sia fatto benissimo. Come non ricordare, poi, Peppe D’Avanzo, firma straordinaria, napoletano, che ha sempre scavato per scoprire cosa ci fosse dietro al potere, o dietro al crimine. Con il successivo passaggio di testimone con Roberto Saviano, che ha segnato un’epoca e terremotato tante letture di comodo del nostro paese. Del resto alla prima generazione di grandi firme di Repubblica spesso le successive non sono state da meno. E, forse oggi, ancor più di ieri, con il mare aperto di internet si avverte il bisogno di autorevolezza e approfondimento per informarsi e farsi la propria idea sulla realtà che ci circonda”.

Repubblica è stato anche il primo quotidiano nazionale ad avere un grande sito di all news e tante edizioni locali, un giornale sempre innovativo che si apre al futuro. Come legge questa sfida da lettore e cineasta?

“È una ricchezza, quando siamo in tournée con il teatro o giriamo per presentare i film ritroviamo dovunque, da Bologna a Torino, da Firenze a Napoli, giornalisti e giornaliste radicate sul territorio, e così la comunicazione con i lettori si fa più profonda. Mi auguro che questa articolazione capillare non venga mai fermata e contribuisca anzi a definirsi in modo sempre più chiaro. In tempi di informazione drogata sui social e di fake news, ce n’è molto bisogno”.

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