Impatto sociale:
al centro del valore
in collaborazione con EY Foundation
Il modello che ha storicamente animato la filantropia d’impresa sta cedendo il passo a un paradigma basato sull’ascolto e sulla partecipazione della popolazione aziendale: le persone diventano così parte attiva della comunità, creando legami con i territori e il terzo settore
di Andrea Frollà
Credit Claudio Morelli/Reversocollettivo
Foto reportage, Il pomodoro non giudica - Semi di Vita SCS
Nel terzo settore in Italia ci sono tantissime iniziative ma spesso sono polverizzate.
Social Value si pone l’obiettivo di fare rete, di mettersi insieme per non disperdere le energie e capitalizzare l'impatto sul territorio. La priorità assoluta resta supportare i giovani, soprattutto quelli che partono da contesti di fragilità, aiutandoli a inserirsi nel mondo del lavoro attraverso l'acquisizione di abilità concrete.”
Tiziana Dell’Orto(Segretaria Generale di EY Foundation)
Nel panorama dell'impegno civile d'impresa, la responsabilità sociale sta abbracciando anche modelli fondati sulla partecipazione diretta delle imprese e delle persone che ci lavorano, ormai sempre parte più attiva della comunità dei dipendenti. La forza trasformativa di questo approccio risiede nella capacità di valorizzare le persone dell'azienda, come veri e propri presidi di ascolto e osservatori sul territorio. Del resto, frequentano i quartieri delle città, conoscono le organizzazioni non profit di prossimità e sono spesso in grado di intercettare i bisogni emergenti prima che diventino emergenze strutturali, perché li vivono direttamente o indirettamente.
Un'organizzazione che sceglie di puntare sull’ascolto, affidando alle proprie persone la possibilità di candidare, promuovere e selezionare i progetti filantropici, diventa una realtà che trasforma un concetto ampio come la responsabilità sociale in una pratica civica condivisa sul campo. In questo solco si inserisce il programma “Social Value” di EY Foundation, un'iniziativa che prevede il coinvolgimento diretto delle persone di EY nelle iniziative di supporto e sviluppo sociale, che scendono dunque direttamente in campo, ascoltando le necessità dei territori e degli ETS.
Un progetto in cui la popolazione aziendale è protagonista in ogni fase: dalla segnalazione delle associazioni e delle organizzazioni non profit alla votazione per l'assegnazione dei contributi, fino alla disponibilità a supportare le realtà selezionate.
L'azione si concentra in modo prioritario sulle nuove generazioni e sui contesti di marginalità, con l'obiettivo di supportare i giovani, contrastando anche il fenomeno della dispersione scolastica, riducendo il mismatch tra domanda e offerta lavorativa e favorendo percorsi di formazione specialistica e inserimento professionale.
«Nel terzo settore in Italia ci sono tantissime iniziative, ma spesso sono polverizzate. Social Value si pone l’obiettivo di fare rete, di mettersi insieme per non disperdere le energie e capitalizzare l'impatto sul territorio — spiega Tiziana Dell’Orto, segretaria generale di EY Foundation — La priorità assoluta resta supportare i giovani, soprattutto quelli che partono da contesti di fragilità, aiutandoli a inserirsi nel mondo del lavoro attraverso l'acquisizione di abilità concrete».
Attraverso questo modello condiviso, il valore sociale diventa un volano tangibile di sviluppo collettivo. L'impatto complessivo si misura così anche con la profondità delle relazioni create e con la capacità di generare filiere virtuose di inclusione.
Dall’agricoltura
Nato per sostenere percorsi di formazione, inclusione e occupabilità attraverso la partecipazione e la candidatura da parte dei professionisti di EY, il programma “Social Value” di EY Foundation ha premiato quattro progetti non profit capaci di trasformare le competenze e le abilità in leve stabili di autonomia e riscatto sui territori.
A Bari la cooperativa sociale agricola Semi di Vita ha sviluppato “Il pomodoro non giudica”, un'iniziativa che utilizza la coltivazione della terra e la trasformazione agroalimentare per garantire percorsi di inserimento lavorativo retribuito a giovani con disabilità intellettiva e soggetti in condizioni di svantaggio. A Como, la cooperativa Cometa interviene invece con “Passwork” per accompagnare giovani e adulti in condizioni di fragilità e integrarli nel mondo del lavoro attraverso percorsi professionalizzanti personalizzati, laboratori di mestiere e tirocini formativi in azienda. L’orizzonte di Social Value ha toccato anche Napoli grazie a “Fragilità dolce”, il progetto promosso da FOQUS - Fondazione Quartieri Spagnoli, focalizzato sull'abilitazione e sull'inclusione relazionale e professionale di giovani con disabilità cognitive nel tessuto produttivo del quartiere. A completare il gruppo dei quattro vincitori “Her Way”, il programma ideato dalla cooperativa sociale educativa Cedel del gruppo Elis per ridurre il divario di genere nelle carriere scientifiche e tecnologiche.
Attraverso percorsi di orientamento, mentorship e formazione avanzata nelle discipline Stem, il progetto apre a giovani studentesse le porte dei mestieri digitali a più alta richiesta, promuovendo pari opportunità e autonomia.


Credit Claudio Morelli/Reversocollettivo
Foto reportage, Credito al futuro - Fondazione Don Gino Rigoldi
Neurodivergenze e disagi
al fianco della Next Generation
L’ultima edizione del programma “Social Value”, promosso da EY Foundation per valorizzare l'impegno sociale attraverso la partecipazione e il voto delle persone dell'azienda, ha attribuito anche due menzioni speciali a realtà non profit impegnate su fronti particolarmente delicati: la neurodivergenza e la prevenzione del disagio giovanile. La prima menzione speciale è andata all'Associazione per l'autismo Enrico Micheli con il progetto “Work-Aut”. L'iniziativa interviene in una fase cruciale e spesso trascurata, quella della transizione verso l'età adulta per le persone nello spettro autistico. Attraverso percorsi dedicati di formazione e orientamento, il progetto mira a sviluppare competenze professionali spendibili nel mercato, affiancando contemporaneamente le imprese nei processi di inserimento per costruire ambienti di lavoro accoglienti, strutturati e capaci di valorizzare le abilità individuali.
La seconda menzione speciale è stata invece assegnata al progetto “Credito al Futuro”, promosso a Milano dalla Fondazione Don Gino Rigoldi. L'iniziativa interviene a sostegno di giovani che vivono condizioni di grave fragilità socio-economica o contesti familiari complessi, a rischio di emarginazione o dispersione formativa. Attraverso una formula che combina microcredito educativo, orientamento e costante affiancamento relazionale da parte di tutor dedicati, il progetto fornisce a ragazze e ragazzi le risorse economiche e il supporto umano necessari per acquisire competenze professionali e intraprendere un percorso concreto di autonomia personale e lavorativa.
Passwork
Cometa Società Cooperativa Sociale
Her Way
Empowering Woman in the Digital World
Fragilità dolce
Fondazione FOQUS
Il pomodoro non giudica
Semi di Vita SCS
Work-Aut
Associazione per l’autismo Enrico Micheli
Credito al Futuro
Fondazione Don Gino Rigoldi
Scopri le altre puntate