✕

Nobel per la letteratura 2026: a Anne Carson e Can Xue il premio dei pronostici

Anne Carson 

 

Ascolta l'audio

La poetessa canadese e la romanziera cinese sono le favorite dei bookmaker. Entrambe figurano da anni nella lista dei possibili vincitori. Dietro di loro l’eterno perdente Murakami. L’8 ottobre l’annuncio
2 minuti di lettura

A dar retta ai bookmaker, che come ogni anno alla vigilia dell’assegnazione ripartono con il toto-nomi, il Nobel per la letteratura 2026 è una battaglia tra due grandi donne della letteratura: la poetessa canadese Anne Carson e la romanziera cinese Can Xue, pseudonimo di Deng Xiaohua. A quattro giorni dall’annuncio del nuovo vincitore – in programma a Stoccolma giovedì 8 ottobre alle 13 – è su di loro che scommettono gli allibratori: sono testa a testa. Ma occhio a fidarsi troppo delle previsioni: entrambe sono inserite nelle liste delle papabili vincitrici praticamente da sempre. Xue era altissima anche l’anno scorso, quando il riconoscimento è stato assegnato all’ungherese László Krasznahorkai, autore di libri bellissimi come Melancolia della resistenza e Sátántangó. Ma allo stesso tempo bisogna riconoscere che le quotazioni di Krasznahorkai erano molto buone. Con il Nobel però non si può mai dire, specie dopo annate sorprendenti: vedi il colpo di scena del 2016 quando i diciotto me…

A dar retta ai bookmaker, che come ogni anno alla vigilia dell’assegnazione ripartono con il toto-nomi, il Nobel per la letteratura 2026 è una battaglia tra due grandi donne della letteratura: la poetessa canadese Anne Carson e la romanziera cinese Can Xue, pseudonimo di Deng Xiaohua. A quattro giorni dall’annuncio del nuovo vincitore – in programma a Stoccolma giovedì 8 ottobre alle 13 – è su di loro che scommettono gli allibratori: sono testa a testa. Ma occhio a fidarsi troppo delle previsioni: entrambe sono inserite nelle liste delle papabili vincitrici praticamente da sempre. Xue era altissima anche l’anno scorso, quando il riconoscimento è stato assegnato all’ungherese László Krasznahorkai, autore di libri bellissimi come Melancolia della resistenza e Sátántangó. Ma allo stesso tempo bisogna riconoscere che le quotazioni di Krasznahorkai erano molto buone. Con il Nobel però non si può mai dire, specie dopo annate sorprendenti: vedi il colpo di scena del 2016 quando i diciotto membri dell’Accademia di Svezia incoronarono Bob Dylan.

Xue, nata a Changsha nel 1953, studiosa di Dante, Kafka e Borges, è stata due volte candidata all’International Booker Prize per la sua vasta produzione “onirica” che include racconti, romanzi e saggi. In Italia è pubblicata da Utopia che ha in catalogo quattro titoli, l’ultimo, La vecchia nuvola fluttuante, uscito a giugno scorso. Carson, canadese, traduttrice dal greco antico, nelle sue opere fonde prosa e versi, testi teatrali e saggi. Classe 1950, con Xue ha in comune l’editore italiano: Utopia che la pubblica insieme a Crocetti e La nave di Teseo, che nel 2020 aveva riportato in libreria il suo titolo più noto, Autobiografia del rosso.

Dietro le due superfavorite ci sono il giapponese Haruki Murakami e l’australiano Gerald Murnane, anche loro sempiterni nelle liste dei papabili. Tanto che Murakami, in una recentissima e rara intervista, ha detto al Times di Londra: «Da due decenni, a ogni ottobre, la gente mi dice che potrei vincerlo, ma poi lo vince sempre qualcun altro».

Segue l’americano Thomas Pynchon. Dietro di lui, con la stessa quotazione (20 a 1) la messicana Cristina Rivera Garza, lo spagnolo Enrique Vila-Matas, l’americana di origini caraibiche Jamaica Kincaid, la portoghese Lidia Jorge, la russa Ljudmila Ulickaja, la canadese Margaret Atwood e il francese Michel Houellebecq. Dopo? Un po’ di tutto: dal norvegese Karl Ove Knausgård allo svizzero Christian Kracht, dall’irlandese Colm Tóibín all’inglese Deborah Levy, dall’americano Don DeLillo a Emmanuel Carrère. Unico italiano quotato, come accade da anni, il triestino Claudio Magris che ha le stesse quotazioni (basse, 50 a 1) di Amitav Ghosh, lo scrittore indiano che nei giorni scorsi era invece, per alcuni siti di scommesse, tra i primi dieci.

Non esiste una lista ufficiale di candidati. I nomi tra i quali ogni anno sceglie l’Accademia di Svezia sono segretissimi. Allora si può provare un po’ a ragionare per ipotesi. Le donne sono più quotate perché l’anno scorso ha vinto un uomo e l’Accademia ha quasi sempre rispettato l’alternanza di genere. Un’autrice o un autore extra-europeo potrebbe avere più chance: Krasznahorkai è ungherese e negli ultimi cinque anni – se si esclude il 2024 della coreana Han Kang – hanno vinto Norvegia (Jon Fosse, 2023), Francia (Annie Ernaux, 2022) e Inghilterra (Abdulrazak Gurnah, 2021, di origini tanzaniane). Nel 2020 era toccato alla poetessa americana Louise Glück. Prima di lei, per risalire agli ultimi dieci anni, all’austriaco Peter Handke (2019), alla polacca Olga Tokarczuk (2018), all’inglese Kazuo Ishiguro (2017), fino al 2016 di Dylan.

Il Nobel per la letteratura è ambitissimo, più che dagli scrittori, che come vedremo fanno i conti con il lato B dell’improvvisa popolarità, dai Paesi che rappresentano. Il portale di informazione Voice Of Emirates ha rilanciato i nomi del poeta siriano Adonis e del romanziere libico Ibrahim al-Koni; The Time Of Central Asia, lo scrittore uzbeko Hamid Ismailov. The Boston Globe propone l’amatissimo Stephen King (dato 50 a 1).

Can Xue 

I pronostici seguitissimi del sito inglese Ladbrokes e di altri portali di scommesse cambiano di ora in ora. Quest’anno al vincitore andranno circa 1,1 milioni di euro. Ma i soldi non sempre fanno la felicità. Senza scomodare Sartre che rifiutò il premio nel 1964, Ernaux al nostro supplemento culturale Robinson ha confessato che non avrebbe voluto riceverlo. Ieri il Financial Times citava altri vincitori famosi alle prese con lo stress: da Yeats (lo ricevette nel 1923), sconvolto dalle tante persone che lo fissavano mentre andava in treno verso Stoccolma, a William Faulkner (1949), che si lamentò che la cerimonia «fosse lunga come un funerale nel Mississippi».

Leggi i commenti