Un mondo difficile per chi si avvicina da outsider. Eterogeneo e in continuo mutamento. È quello dei collezionisti, che Ilaria Dazzi, Exhibiotion director di Mercanteinfiera, prova a raccontare, svelandone i retroscena. «Il collezionista per me è colui che ha bisogno di ricercare oggetti che sono in grado di narrare una storia al di là della loro funzione. E di scoprire dimensioni temporali lontane, che difficilmente potrebbero essere indagate e intese nella loro interezza attraverso un semplice libro di storia.» Dal più inesperto al più celebre, sono due i sentimenti che accomunano tutti i collezionisti: la curiosità di comprendere un oggetto nella sua completezza. E la passione per un tema, un periodo, una figura. Il contenuto della propria collezione è direttamente collegato ad un ricordo, ad un’esperienza diretta. «Quello del collezionista è un viaggio esperienziale, che ha quasi sempre origine o in un percorso lavorativo o in uno personale. Durante il quale il collezionista è in grado soddisfare una natura che nella quotidianità non riesce ad esprimere», spiega Ilaria Dazzi. E continua: «Da quando ho iniziato ad occuparmi in maniera diretta di Mercanteinfiera ho visto modificarsi moltissimo questo settore. Siamo passati da un collezionismo dettato dalle mode del momento ad un collezionismo, che mi permetto di definire, estremamente consapevole.» I mass media continuano ad influenzare in parte gli acquisti. Ma ad oggi il collezionista ha molti più strumenti per poter decidere su quale tematiche concentrarsi, grazie allo sviluppo dei mezzi tecnologici e della capacità conoscitiva. «Lo stesso Mercanteinfiera mette a disposizione per il visitatore la figura dell’esperto a cui fare le proprie domande gratuitamente. La gamma di coloro che hanno conoscenze nel settore dell’arte e affini è talmente ampia che non è difficile intercettare qualche specialista relativo all’argomento che si vuole approfondire», sottolinea la Dazzi.