«Penso che l’essere collezionista faccia parte di me, fin da bambino amavo raccogliere testimonianze di ciò che mi incuriosiva», dice Augusto Panini, collezionista e studioso di perle in vetro. Durante la sua vita lavora in Africa, negli anni Ottanta in Benin e poi in Mali ed è lì che si avvicina a questo mondo. «In Africa non c’è bisogno di cercare le perle in vetro, si fanno trovare. In Mali venivano importate dal Medio Oriente e seppellite lungo il fiume Niger, con la sua esondazione affiorano ogni anno», afferma Panini. E racconta: «Ho cominciato a raccogliere le perle come souvenir dei miei viaggi. Mi sono incuriosito e ho iniziato a studiare le collane che avevo a casa, capendone il potenziale. Solo negli anni Ottanta i ricercatori americani hanno individuato nella perla un mezzo di comprensione delle dinamiche commerciali del passato.»
I veneziani nel 1700 entrano nel commercio delle perle, sostituendo quelle medio orientali. Così la ricerca di Panini è continuata a Venezia: «Dieci anni fa ho iniziato a occuparmi della collezione del museo del Vetro di Murano che ho catalogato nel mio libro: il mondo in una perla”.» Prosegue, «Ho più o meno 2000 collane formate ognuna da 100 perle. Il circuito di Venezia si dice ne abbia prodotte circa 100mila tipologie diverse, io penso di averne tra le 30 e le 40mila. Non ne ho una prediletta, ma ho delle simpatie, come quella per le perle a mosaico che nascono in Egitto intorno al terzo secolo, sono un miracolo di tecnica e complessità.»