Everything, prove generali per un distretto digitale

Everything, prove generali per un distretto digitale
L'installazione di Porta Venezia fa parte di una strategia condivisa fra due enti protagonisti del settore per creare un centro di innovazione e trasformazione internazionale
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Cosmopolita, inclusivo e in continua crescita. Sono le caratteristiche del quartiere milanese di Porta Venezia, che durante la Design Week ospita Porta Venezia Design District, L’altro distretto. Una manifestazione che ha l’obiettivo di comunicare, in un modo contemporaneo, una visione altra del design, inglobando all’interno ambiti differenti tra loro. «Porta Venezia Design District nasce con la volontà di valorizzare e celebrare la diversità e l’unicità di un’area di Milano attraverso il linguaggio contemporaneo del design», racconta Marco Samorì, team creative direction Mktg&Comms Porta Venezia Design District. E prosegue: «Abbiamo studiato il territorio milanese e identificato in Porta Venezia un territorio fertile, dove poter strutturare progettualità innovative.» Sono molti i supporter della prima edizione dell’evento, tra cui: Museo nazionale arte digitale (Mnad) che aprirà nel 2026, diretto da Ilaria Bonacossa. E Meet digital culture center, diretto da Maria Grazia Mattei. I due enti collaborano con Filmmaster Events e presentano Everything, un’installazione dello studio turco Nohlab, per la prima volta in Italia. Un lavoro tra videoarte ambientale e design digitale che crea un ponte tra la realtà virtuale e quella fisica con video-installazioni immersive in cui il sound design fa da elemento narrativo. «Collaborare con il museo nazionale dell’arte digitale alla presentazione di questa installazione di arte contemporanea fa parte di una strategia per creare un distretto dell’arte digitale come centro d’innovazione e trasformazione internazionale», afferma Maria Grazia Mattei.

Un narratore, che segue lo svolgimento del racconto. Una sequenza audio tripartita, in cui scienza, filosofia e metafisica convergono. Sono questi gli elementi del progetto, che ha una durata di poco più di dodici minuti. L’obiettivo? Mettere in discussione l’esistenza umana, suggerendo nuove possibili interazioni. L’opera spinge il pubblico verso l’analisi della complessità della propria vita. L’esperienza invita i visitatori a capire come decodificare il nostro universo ibrido e in costante evoluzione. La soluzione? Accettare le moltissime questioni che non comprendiamo a causa delle limitate capacità umane. E aprirsi a una visione libera nei confronti delle tecnologie e delle macchine che abbiamo creato e che ci possiamo aiutare a comprendere parte della conoscenza che ci sfugge. Il progetto è stato presentato per la prima volta lo scorso anno dalla Royal Commission for Riyad nella seconda edizione del Noor festival della città. Un festival dedicato alla luce come forma di arte contemporanea, che arricchisce la capitale dell’Arabia Saudita. «Entrando nell’installazione Everything al festival Noor ho capito che sarebbe stato importante portare quest’opera in Italia», afferma Ilaria Bonacossa. «Mi affascinava la capacità del lavoro di far comprendere le trasformazioni del nostro mondo attraverso una serie di incalzanti e ipnotiche immagini che ci spingono a mettere in discussione come usiamo il sapere contemporaneo».