“Tra tutte le arti non ne conosco di più avventurose, di più incerte, e dunque di più nobili, delle arti che richiedono l’uso del fuoco”. Una frase di Paul Valéry, che sembra descrivere la collezione Mangiafuoco di Moroso. Realizzata dai designer Giorgia Zanellato e Davide Bertotto, approfondisce l’arte dello smalto a fuoco su rame.
Quello tra il duo e l’azienda friulana è un rapporto che intercorre da anni. «Abbiamo incontrato Patrizia Moroso nel 2013. Stavamo presentando il nostro primo lavoro al SaloneSatellite», racconta la designer. «Ha colto la potenzialità delle nostre idee. Nel 2014 abbiamo realizzato un paio di prodotti insieme, ma è con il nostro ultimo progetto che questo legame si è consolidato».
L’ispirazione? Uno smalto di Paolo de Poli disegnato da Gio Ponti. «Era il 2020, ci siamo innamorati di questo oggetto. Da quel momento è iniziato un processo di ricerca. Nessuno era in grado di lavorare gli oggetti con una tecnica così complessa». E prosegue: «Si tratta di una sperimentazione a più mani. Dopo molto studio, affiancati da un laboratorio, impegnato a riportare in luce questo sapere artigianale, siamo riusciti a realizzare 15 piattini dal diametro di otto centimetri con quindici prove colore. Uno di questi lo abbiamo regalato a Patrizia Moroso, che ha subito voluto approfondire il progetto. Da lì è iniziato il nostro percorso insieme».
Che cosa affascina maggiormente di questa arte? Un semplice oggetto di rame, coperto di polveri vitree, assume, una volta cotto ad alte temperature, cromie inaspettate, mantenendo intatta la natura del metallo. «La parte più complessa del lavoro è stata riuscire a realizzare oggetti grandi, con un diametro di 45 centimetri». La collezione, che comprende due tavolini e due vassoi, rispecchia il tratto distintivo dei designer: il lavoro sulla sfumatura concentrica. Si tratta di oggetti unici e imperfetti. «Quello su cui lavoriamo è un processo vivo, non è qualcosa di meccanico. Il risultato non può essere sempre uguale». Prospettive? «Ci piacerebbe lavorare più in larga scala. Speriamo che questa collezione sia solo un punto di partenza».