Patricia Viel racconta il nuovo hotel Bulgari di Tokyo

Patricia Viel e Antonio Citterio, alla guida dello studio ACPV architects, hanno progettato tutti gli hotel di Bulgari nel mondo
Patricia Viel e Antonio Citterio, alla guida dello studio ACPV architects, hanno progettato tutti gli hotel di Bulgari nel mondo 
«Abbiamo creato una sorta di ibridazione tra la cultura italiana e quella giapponese», afferma l'architetta che con lo studio ACPV architects ha progettato tutti gli hotel Bulgari nel mondo
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All’inizio della Sakura season, della fioritura dei ciliegi, il 4 aprile è sbocciato il Bulgari Hotel Tokyo, l’ottava gemma dell’ospitalità della collezione Bulgari Hotels & Resorts, dopo Milano, Bali, Londra, Pechino, Dubai, Shanghai e Parigi. Patrica Viel, Ceo dello studio ACPV architects, autori di tutti i Bulgari hotel nel mondo, ci racconta il progetto.

Quale atmosfera si respira in questo svettante hotel in cima a un grattacielo nel cuore di Tokyo?
«Quando immaginiamo un Bulgari Hotel, il nostro obiettivo è sempre quello di infondere nell’atmosfera che creiamo l’eleganza, la gioia di vivere e la sensualità del nostro Paese, intrecciando questi elementi con la sensibilità del luogo ospitante. Il Bulgari Hotel Tokyo è un luogo atipico per la capitale del Giappone. Già dal modo in cui si presenta la città, pulita e controllata in modo quasi ossessivo, perfetta e quasi irreale, si percepisce il forte contrasto tra il rigore maschile quasi marziale della manifestazione estetica della cultura giapponese, e la raffinatezza di certi dettagli che appartengono più alla sfera femminile, come l’ikebana, la fioritura dei ciliegi, i tessuti preziosi e impalpabili, la calligrafia. Noi ci siamo messi in una posizione innovativa e inaspettata, perché abbiamo deciso in questo nuovo hotel di svelare un po’ di più della sensibilità femminile nipponica, allontanandoci sia dallo stereotipo dell’albergo contemporaneo giapponese, austero e formale, sia dall’hotel in stile occidentale di stampo anglosassone e americano».

Il Bulgari Hotel Tokyo da un lato racconta l’incredibile maestria della maison gioielliera romana, lo stile e l’eleganza italiani, e al contempo interpreta il Giappone e lo spirito del luogo.
«Quando progettiamo un albergo con Bulgari, ci immaginiamo come le persone locali leggeranno e useranno gli spazi. Il vero successo, per un hotel, è essere frequentato dalla gente del posto, perché significa che siamo riusciti a creare un nuovo luogo per la comunità, che è molto esigente e sofisticata, e si distingue dal turista di passaggio. Nella camera da letto, per esempio, abbiamo concepito una sequenza del vestibolo, pensando al giapponese che per cultura si toglie le scarpe all’ingresso, un vestibolo che è al contempo molto Bulgari, caratterizzato da una bellissima parete di seta nera, con un disegno a parete che raffigura una spilla in oro e madreperla con il monte Fuji, un gioiello che la maison ha disegnato e prodotto su richiesta di una cliente giapponese nel 1972, un dettaglio che ti ricorda che entri nella "casa" di un gioielliere, presente in tutta la cartotecnica e grafica dell’albergo. Il passaggio tra la camera e il bagno è scandito da uno scorrevole quasi invisibile, una soluzione tipica delle case giapponesi. Nel bagno, abbiamo filtrato la parte del vanity e della vasca con l’area più privata perché la cultura giapponese è molto pudica, quindi è tutto nascosto, chiuso, progettato in modo che anche i rumori non passino, con un trattamento della parete che non ti fa sospettare che ci sia un sanitario. Non sono delle formalità, ma è un’attenzione alla sensibilità del cliente a cui stiamo pensando».
Il grattacielo Tokyo Midtown Yaesu: il Bulgari Hotel occupa dal quarantesimo al quarantacinquesimo piano
Il grattacielo Tokyo Midtown Yaesu: il Bulgari Hotel occupa dal quarantesimo al quarantacinquesimo piano 
Ogni dettaglio del nuovo Bulgari Hotel di Tokyo è pensato come una stratificazione tra l’estetica italiana e giapponese, combinandole in modo sottile, quasi impercettibile.
«Abbiamo creato dei rimandi continui, riferiti alla cultura giapponese, perché siamo in Giappone, e al design contemporaneo, all’eleganza e al savoir-fair italiani, perché siamo in un hotel Bulgari. L’aspetto interessante è che Bulgari utilizza dei dettagli ripetitivi, come il serpente, l’esagono della scaglia della pelle di serpente, la parentesi di incastro, quindi ha dei livelli di lettura profondi, che abbiamo voluto riprendere nel progetto, creando una stratificazione di elementi italiani e giapponesi. Per esempio, quando si arriva nella lobby d’ingresso, che è al quarantesimo piano di un nuovissimo grattacielo, si è sorpresi da una vista a 360 gradi sulla città, e si è accolti da una sequenza di portali, che abbiamo progettato esattamente come il portale della boutique Bulgari in via Condotti, a Roma, un disegno degli anni Venti italiano che è simile al tipico decoro del XVII secolo giapponese che si trova nelle sale d’apparato della città imperiale. All'entrata, nei mosaici a parete e nei rivestimenti parietali in seta, ricorre ripetuto il pattern di un ventaglio raddoppiato che si incastra, che omaggia la tradizione giapponese e al contempo ricorda Diva, il motivo nella produzione di Bulgari. Un’ibridazione tra la cultura giapponese e quella italiana evidente anche nell’accostamento dei colori: nei corridoi di accesso alle camere abbiamo creato una sequenza molto giapponese di legno, tessuto e pareti murarie, però con colori tipici del paesaggio visivo di Bulgari, come il nero, l’arancione e l’olmo, che è anche un legno vicino alla cultura locale».
Come sono arredate le 98 camere e suite?
«È importante trasferire nei Bulgari Hotels il concetto di design contemporaneo italiano, che racconta il dna della maison. Gli spazi pubblici sono tutti arredati con i pezzi progettati da Antonio Citterio per Maxalto, B&B Italia, Flexform, arredi di design intesi come prodotti residenziali, quindi nelle lobby o nel ristorante si ha la sensazione di trovarsi nell’abitazione di un signore che ha arredato casa con i pezzi di Antonio Citterio. Per le camere invece abbiamo introdotto dei mobili disegnati per il progetto da noi, realizzati da un’azienda giapponese, mediando il saper costruire tipico della falegnameria nipponica, che è raffinatissima, che lavora sugli incastri, sul massello lavorato in un certo modo, sulle proporzioni che sono più contenute rispetto alle nostre, per infondere una sorta di ibridazione fra il nostro sguardo e la cultura giapponese. Per certi aspetti, i giapponesi hanno un rapporto contrastante con lo spazio: tutto quello che è prossimo al corpo è parco e misurato, quello che è invece condiviso è ampio e vuoto. Ecco perché nel ristorante e negli spazi pubblici i volumi sono imponenti e gli arredi più formali, mentre nella camera da letto, che è il regno dell’intimità, le proporzioni diventano più contenute. Nelle stanze, per esempio, abbiamo inserito un piccolo scrittoio con una panchetta quasi da amanuense, un arredo che si trova nelle case dei giapponesi, poi invece giri intorno al letto e prima di entrare in bagno trovi un bellissimo vanity, con lo specchio e il pouf confortevole. Per quanto riguarda la scelta cromatica, i colori sono inaspettati, perché si discostano dal classico bianco&nero degli hotel contemporanei giapponesi, le nuances sono calde e preziose, come l’arancio, il color miele dell’olmo, i riflessi dorati del tessile che illuminano l’intera stanza e creano un’atmosfera accogliente e femminile, in contrasto con il paesaggio esterno un po’ rarefatto, perfetto, irreale, che si vede dalle enormi vetrate panoramiche a tutta altezza delle stanze».

La Bulgari Suite di 400 metri quadrati. Arredi di Antonio Citterio per Maxalto, e pezzi giapponesi su disegno di Acpv Architects
La Bulgari Suite di 400 metri quadrati. Arredi di Antonio Citterio per Maxalto, e pezzi giapponesi su disegno di Acpv Architects 
A Tokyo portate anche il piacere, tipico italiano, di vivere all’aperto, con un meraviglioso giardino sul tetto. Come lo avete immaginato, e arredato?
«Gli hotel giapponesi sono sigillati, noi per la prima volta apriamo l’involucro all’esterno con le terrazze. La cultura giapponese è caratterizzata da una sostanziale segregazione delle funzioni, per cui il parco è il parco, la città è la città, il verde urbano serve per separare o ornare, ma non viene vissuto. Quindi introdurre uno spazio verde a corredo di un luogo è un intervento particolare per una città come Tokyo. Sarà un’esperienza indimenticabile, per i giapponesi e non solo, perché abbiamo creato un giardino italiano, con agrumi, fiori, gelsomini rampicanti, al 45esimo piano di un grattacielo nel centro di Tokyo, in un edificio nuovissimo e molto tecnico in alluminio e vetro. Per un giapponese il giardino è contemplativo, noi invece portiamo il piacere italiano di vivere en plein air. Adiacente alla terrazza all'aperto, c’è il Bulgari Bar con il seminato a pavimento e il mosaico realizzato a mano da Bisazza alle spalle del bar che riproduce una meravigliosa scena botanica».
Come avete immaginato i due ristoranti: l'intimo Sushi H?seki, di soli 8 coperti, guidato dallo chef giapponese Kenji Gyoten, e il ristorante di Niko Romito?
«I due ristoranti sono molto vicini, si guardano, divisi solo da una lobby, al 45esimo piano del grattacielo. Sono due mondi completamente diversi: il ristorante di Niko Romito ha un carattere legato al luogo, con soffitto imponente alto sette metri con dei tendaggi dai riflessi dorati che filtrano la luce, un ambiente dai grandi volumi, come deve essere per la cultura giapponese, perfettamente simmetrico e abbastanza formale, però arredato con i mobili di Antonio Citterio, quindi dal sapore domestico. Quello giapponese io non lo chiamerei ristorante, perché è un luogo intimo di soli otto coperti, che offre un’esperienza di rituale giapponese puro, con il bancone realizzato in acero, con spessori e altezze specifici, e con vista su un giardino questa volta giapponese. Oltre ai ristoranti, abbiamo pensato a tre sale per funzioni e cerimonie come i matrimoni, con una vista unica sulla città e con una grande terrazza privata, uno spazio prestigioso, perché la società giapponese è estremamente formale quando si manifesta nei suoi rituali in pubblico».

Poi c'è la Bulgari Spa.
«La spa è stellare, è un luogo straordinario per i volumi, per la sua posizione e per come è stato disegnata. Il Giappone è un’isola che ha una sensibilità sismica particolare, quindi costruire una piscina di 25 metri al 40esimo piano di un edificio non è per nulla banale. Una spa con degli accorgimenti per garantire la privacy, perché i giapponesi hanno un senso profondo di privatezza e di protezione dell’intimità del corpo, quindi con ambienti umidi separati e con una sala dei trattamenti con vista verso l’esterno con vetri trattati in modo da garantire la privacy. Una spa nel puro stile Bulgari, quindi caratterizzata dai materiali pregiati e resistenti come il teak e la pietra di Vicenza, dai prodotti Bulgari, e da un ricco menu dei servizi».

Ci sono voluti nove anni per realizzare il Bulgari Tokyo Hotel.
«Abbiamo iniziato a lavorare al progetto nel 2014, nove anni fa. Per noi è stato affascinante lavorare a quattro mani con lo studio e il developer locali, perché siamo partiti da un progetto di rigenerazione urbana di un importante lotto in pieno centro di Tokyo, affiancato alla stazione ferroviaria, a ridosso del parco dell’imperatore, a Ginza, che è il quartiere internazionale della città. Il progetto prevedeva la demolizione di un intricato complesso di edifici e di funzioni mediocri, che però contenevano delle attività pubbliche, con una scuola, un centro di formazione, una caserma di polizia, che sono state conservate. Questo nuovo ciclopico grattacielo, che adesso ingloba anche l’accesso alla stazione, alla metro e un centro commerciale, ha riqualificato un importante porzione della città, quindi vedere questo processo prendere vita in nove anni per noi architetti è stato molto interessante, anche se noi siamo in cima al grattacielo, come una specie di edificio appoggiato su un altro edificio, ma arretrato, con delle terrazze intorno».