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Michele Bönan, l’interior designer capace di creare un ponte tra tradizione e modernità

© Massimo Listri

 
Un nuovo libro rivela gli interni delle case create dall’architetto toscano. Un viaggio estetico, e formale, in un gusto molto italiano e senza tempo
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Come architetto, progetti per il presente con una consapevolezza del passato, per un futuro che è essenzialmente sconosciuto. Queste parole di Norman Foster sono riportate a grandi caratteri nel libro che l’editore Assouline ha appena pubblicato per raccontare il lavoro dell’architetto e interior designer Michele Bönan nato a Pistoia nel 1958. Perché Michele Bönan: Signature Details è di fatto un viaggio nel tentativo, estetico e forse filologico, di creare attraverso ambienti raffinati un ponte tra la memoria e lo stile di vita contemporaneo.

Arredi neutri e dettagli turchesi per la lounge area dell'hotel Portrait di Milano.Foto di  Massimo Listri

 

Da Milano a Parigi , da Londra al Forte Dei Marmi, le immagini di Massimo Listri scovano dentro gli interni esclusivi creati da Bönan per ville private e hotel di lusso, concepiti comunque secondo un’idea di ospitalità domestica, mentre il racconto è affidato a Cesare Cunaccia, scrittore e profondo conoscitore di arte antica. Ed è proprio nella lunga intervista che Cunaccia fa a Michele Bönan che emerge la chiave di lettura per definire l’approccio progettuale dell’architetto toscano che cita le famose parole del Principe di Lampedusa ne Il Gattopardo di Luchino Visconti: “Se vogliamo che le cose restino come sono, le cose dovranno cambiare”.

La zona giorno di una residenza provat a Ibiza, una palette calda e neutra per un'atmosfera rilassata. Foto di Ralph Feiner

 

La coerenza stilistica non è quindi una questione temporale, ma di rispetto del genius loci. Un rispetto che investe l’arredo come le architetture. Nella villa che ha progettato in Germania nei minimi dettagli, l’omaggio alle radici culturali del luogo, si legge nelle citazioni dello stile neoclassico e astratto di Karl Friedrich Schinkel, nella riproposizione del rigore delle proporzioni palladiane. Il confronto con eredità pesanti ha caratterizzato anche il progetto per l’hotel Portrait di Milano, ramo alberghiero del Gruppo Ferragamo e situato tra corso Venezia, via Bagutta e via Sant'Andrea.

Siamo nel famoso Quadrilatero quindi, ma soprattutto in edificio voluto da San Carlo Borromeo nel tardo Cinquecento ed ex Seminario Arcivescovile rinnovato secondo il progetto di Michele De Lucchi che ha restituito la piazza di oltre 2800 mq cinta dal doppio colonnato all’uso pubblico. A Bönan si devono le 73 camere di raffinato gusto anni Cinquanta e Sessanta: l’uso del noce nazionale biondo, le boiserie con pannelli di rattan, le maniglie in cuoio e ottone bronzato di artigianato fiorentino, il larice naturale dei pavimenti, il marmo di Carrara o il porfido rosso dei bagni che mettono in mostra anche l’acciaio cromato d'epoca, le lampade e le ceramiche vintage, i tappeti ricercati. Si vede l’eco di Piero Portaluppi e Tomaso Buzzi e sicuramente l’omaggio riconoscente al design italiano.

Residenza provata in Toscana. Foto di Massimo Listri

 

Come nella villa di Forte dei Marmi, che “conserva” i mobili anni Trenta di Maurizio Tempestini, località guardata dalle Apuane dove Bönan ha ristrutturato anche gli storici Bagni Santa Maria e, riaperto a luglio 2023, l’altrettanto simbolico Caffè Principe, in cui vengono rievocati gli arredi originali anni Cinquanta, dai lampadari alle sedute per il dehòr, dai tavoli in formica alle poltrone in vimini. Come se ogni progettazione di un interno fosse una ricostruzione semantica.

Pensata come un nido familiare nel cuore di Firenze, la casa di Michele Bönan è come una raccolta nel corso degli anni. Foto di Massimo Listri

 

Anche nelle residenze private, come la già citata villa di Monaco di Baviera o quella di Torre del Gallo, a Firenze, un vero inno all’eredità rinascimentale. Nella storica villa di campagna dove Stefano Bardini, mercante d’arte fiorentino di inizio Novecento, riceveva si suoi illustri clienti, Bönan, come racconta a Cunaccia, ha cercato di conciliare la vita contemporanea con l'eredità di Bardini, e per farlo ha fatto il giro del mondo per seguirne le orme e soprattutto trovare l’esatta tonalità di quel blu che usava come sfondo per i suoi dipinti e sculture.

Ma tutto, dalla scelta di arredi, ai tessuti e tessuti fino al progetto del giardino e della piscina coperta, è un’accurata ricomposizione e attualizzazione di una memoria. Forse per questo l’internazionale Michele Bönan non vuole lasciare Firenze e la rete di artigiani straordinari della città, riconosciuta come il vero patrimonio di competenze e culture capace di realizzare ciò che i più ormai ritengono impossibile.

Il libro Michele Bönan: Signature Details pubblicato da Assouline, www.assouline.com

 

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