Abbiamo in comune il senso dell’etica, il modo di affrontare il lavoro dell’architetto e dell’innovatore, la disciplina sistemica, la forma estetica che è la vita. Poi ci divertiamo moltissimo a lavorare insieme». Parole di Italo Rota, autore del Museo del Novecento a Milano, che con Carlo Ratti divide coinvolgenti progetti nel segno di sostenibilità, economia circolare e tecnologia avanzata.
La Manica Lunga secondo il progetto del nuovo AGO di Modena di Carlo Ratti e Italo Rota. Credits CRA-Carlo Ratti Associati
Non è così frequente, in Italia, che due architetti di generazioni diverse (classe 1953 il primo, 1971 il secondo) e dalla fama internazionale collaborino per progetti di così notevole impatto. Un tandem che ha funzionato egregiamente già con il futuristico Padiglione Italia all’Expo Dubai 2020, che replicherà con il masterplan di Expo Roma 2030, e che ora è impegnato a trasformare Modena in un hub culturale fra i più significativi del nostro Paese.
La terrazza giardino con vista città secondo il progetto del nuovo AGO di Modena di Carlo Ratti e Italo Rota. Credits CRA-Carlo Ratti Associati
Con Francesco Doglioni, docente di restauro, stanno lavorando ad Ago Modena Fabbriche Culturali, il progetto culturale per riqualificare il complesso dell’ex Ospedale Sant’Agostino (da qui il nome Ago) che oltre a farmacia storica, teatro e musei anatomici, nei numerosi spazi polifunzionali ospiterà la Fondazione Modena Arti Visive, i musei scientifici universitari, il Future Education Modena, e il centro di ricerca sulle digital humanities. Un intervento che fra il 2026-27 affronterà il sempre più sostanzioso dialogo fra la cultura scientifica quella umanistica, sostengono gli architetti, unendo saperi antichi e intelligenza artificiale. «Vogliamo togliere le date al passato» avverte Rota «per affrontare il futuro. Non è un museo d’arte, ma un progetto di impegno, di montaggio e smontaggio di pezzi in movimento. Deve risultare un luogo di formazione dove la vita trova le risposte alle domande per affrontare il domani».
Una delle sale interattive secondo il progetto del nuovo AGO di Modena di Carlo Ratti e Italo Rota. Credits CRA-Carlo Ratti Associati
Il cantiere, avviato da inizio 2023, occupa circa 22 mila mq per un costo di 60 milioni circa, tra interventi di restauro e consolidamento, come nei solai della manica trasversale che ospiterà l’auditorium a piano terra e sale espositive al primo. Inoltre, sono già realizzate opere civili e restauro della centrale tecnologica interrata, destinata alle apparecchiature elettromeccaniche per il funzionamento dell’intero complesso.
L’archeologia del futuro firmata Lina Ghotmeh
Fra il 1753 e il 1758, per volere del Duca Francesco d’Este, nasceva il Grande Spedale degli Infermi dalla forma a tenaglia e dalle svariate funzioni, in seguito sottoposto a numerosi interventi di recupero fino a quello più recente nel 2012 di Gae Aulenti. Al centro del percorso, fra gli edifici storici, sarà predisposta la nuova piazza a triangolo con spettacolare copertura cinetica, trasparente e leggera, a forma di origami, capace di aprirsi e chiudersi, realizzata in collaborazione l’ingegnere artista Chuck Hoberman della Nasa.
La corte interna con copertura semovibile secondo il progetto del nuovo AGO di Modena di Carlo Ratti e Italo Rota. Credits CRA-Carlo Ratti Associati
Ma sono anche previste stanze flessibili e trasformabili per accogliere le diverse funzioni del complesso, e corridoi a tenaglia reinterpretati con l’antico sistema di volte a botte e a crociera. Attraversando la corte del Museo Anatomico si raggiunge la Corte dei Camini, dove un’installazione cinetica conduce alla nuova terrazza, un giardino sospeso sopra i tetti di Ago dove si ammirano cupole e campanili del centro storico di Modena. Il foyer di accoglienza avrà un unico ingresso per unire le diverse realtà nella struttura e facilitare il percorso e l’integrazione al centro storico.
Secondo Carlo Ratti, fondatore dello studio di design e innovazione Cra–Carlo Ratti Associati, direttore del Senseable City Laboratory, il laboratorio presso il Mit (Massachusetts Institute of Technology di Boston) : «Dobbiamo pensare i luoghi della cultura come dinamici, capaci di incorporare il cambiamento nel tempo. Il nostro progetto per Ago, a partire dalla grande copertura cinetica a origami, prova a fare proprio questo: creare spazi flessibili e riconfigurabili in cui passato e futuro si completano a vicenda».