Il Salone torna in Cina dopo cinque anni. E lo fa nel segno dell’arte, collaborando con la West Bund Art & Design di Shanghai, la più importante fiera d’arte dell’Asia, che si sviluppa ci cinque aree espositive di archeologia industriale recuperata e riutilizzata, tra cui il bellissimo Dome.
Edificio contemporaneo e perla architettonica è The Orbit, edificio progettato dall’architetto Thomas Heatherwick dall’originale forma a nastri incrociati, uno spazio eclettico disponibile per eventi, performance ed esposizioni. Lì, Il Salone è protagonista dall'8 al 12 novembre con l’installazione performativa di Matilde Cassani: alcuni tra i mobili di maggior successo delle aziende italiane, alcuni dei quali fanno già parte del nostro immaginario collettivo, sono disposti in cerchi concentrici, citazione e dialogo della struttura che li ospita. “Un’installazione che deve essere partecipata e vissuta”, spiega la Cassani, “in cui le persone possono sedersi sulle sedie, appoggiare le borse sui tavoli, provare i divani”. E così è stato.
Alla sera inaugurale, dopo le parole della presidente del Salone del Mobile Maria Porro, del presidente dell’Ice Matteo Zoppas e del direttore dell’ufficio di Shanghai Augusto di Giacinto, della console generale italiana Tiziana Angelo, di Paola Antonelli, senior Curator del dipartimento di Architettura e Design del Moma, i partecipanti hanno apprezzato i vini e dell’ottimo cibo a spuntini approfittando appunto di sedute e tavoli dell’installazione.
Non solo.
A cominciare dal primo su “City, Design and Sustainability”, che ha visto accanto a Maria Porro protagonisti della scena internazionale come Ute Meta Bauer, Martin Guinard, Alan Chan, Ma Yansong e Xu Bo parlare di come le città possono darsi un futuro plausibile e più sintonico con l’ambiente. Filo conduttore casualmente affiorato, ma forse nemmeno troppo casualmente, proprio nei giorni in cui Valencia sta faticosamente riemergendo dall’inondazione che l’ha travolta, è stato quello dell’acqua. Acqua come opportunità di benessere e di ricchezza per gli spazi urbani, ma anche come minaccia, aggravata dal cambiamento climatico, e perfino come elemento magico e vitale con cui comunicare, come hanno sostenuto Ute Meta Bayer, Alan Chan e Martin Guinard. Che ha citato il caso su cui ha lavorato con Luma ad Arles: il Parc des Ateliers, un progetto caratterizzato da tre linee di intervento, una delle quali ha riguardato il parco paesaggistico Bas Smets. Lo sfruttamento del canale di Craponne ha portato a formare un laghetto e un vero e proprio microclima con un proprio ecosistema che ha riportato la vegetazione in un’area desertificata.
Dopo Shanghai, dall’11 al 13 il Salone del Mobile si sposta a Hong Kong per inaugurare una mostra dalla Collezione permanente del SaloneSatellite fondato e guidato da Marva Griffin. Un modo per mostrare come Milano sia un grande collettore di creatività, in grado di attirarla da tutto il mondo guidando i giovani progettisti verso la realizzazione delle loro idee attraverso le relazioni che possono aprire con le aziende, in primis quelle italiane che da sempre pescano nel grande bacino del Satellite, come proprio questa mostra dimostra. Dopo cinque anni di assenza, dicevamo all’inizio, il Salone torna in Cina. Dal 2016 al 2019 con una fiera di grande successo, fermata dalla pandemia.
“Oggi non ci sono le condizioni per una fiera”, sottolinea Maria Porro, “sia perchè le difficoltà generali del mercato sconsigliano, sia perché nel frattempo molte aziende italiane hanno aperto qui in Cina i loro showroom dove raccontarsi. C’è invece bisogno di insistere su un alto posizionamento del design italiano, per questo il binomio con l’arte, anche se la nostra è una produzione essenzialmente seriale e industriale, può funzionare.
Inoltre, poiché le copie e le riproduzioni continuano a proliferare e a migliorare qualitativamente, c’è davvero bisogno di alzare ulteriormente l’asticella della competizione sottolineando la peculiarità e la qualità delle nostre creazioni: caratteristiche che l’installazione e i talk aiutano a mettere in risalto”.
La Console generale Tiziana Angelo ha commentato: “Quello del Salone è un importante ritorno, che prelude sicuramente a un’accelerazione nelle relazioni e nella collaborazione fra due culture che pur essendo geograficamente molto lontane hanno significativi punti in comune, attraverso i quali trarre vantaggio culturale anche dalle differenze”.
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Il presidente dell’Agenzia Ice Matteo Zoppas, che sostiene l’iniziativa, ha sottolineato che “nella situazione non facile di tutti i mercati, compreso quello cinese, dove dal 2022 al 2023 l’export del settore legno arredo è diminuito oltre del 18 per cento, il contributo del Salone del mobile a riportare l’attenzione sull’alta qualità del nostro arredamento è strategico. Anche alla luce del fatto che comunque in Cina ci sono buone ragioni per essere ottimisti guardando agli scenari del 2025”.
Ottimismo fondato sui numeri. Intanto, in Cina si sta tornando a costruire, e l’edilizia è il motore dell’arredamento: nuove case significa nuovi mobili. Inoltre all’ultimo Salone del mobile quella cinese è stata la prima presenza tra i visitatori esteri, dopo gli anni difficili della pandemia, e l’Italia resta il primo esportatore in Cina per il settore dell’arredamento. Infine, la grande passione che questo Paese ha per l’Italia e il suo saper fare, unita a una forte sintonia per quanto riguarda il gusto, costituiscono solide basi per un 2025 più positivo.