«A volte ripenso a quante volte l’ho disegnata: ho riempito interi libricini di schizzi con diverse varianti. D’altronde, soprattutto quando si è giovani, la creatività diventa un’ossessione; una piacevole ossessione». C’è un misto di nostalgia, orgoglio e tenerezza nelle parole con cui l’architetto Antonio Citterio ripensa a quando, nel 1984, ideò per Flexform la chaise longue Ginger, con la struttura in metallo tubolare, morbidi cuscini e un pratico tavolino pivotante integrato.
Un progetto che «incarna l’emblema di una tipologia d’arredo ispirata da una modernità borghese», dice Antonio Citterio ripercorrendone la nascita, e risente delle influenze del Bauhaus, del Razionalismo e dell’architetto francese René Herbst, uno dei primi a sperimentare l’uso dell’acciaio nell’arredo, soprannominato “l’homme d’acier” – “l’uomo d’acciaio”.
L’occasione per guardarsi indietro è un video – realizzato con suggestive immagini del fotografo milanese Gabriele Basilico – girato in occasione della riedizione di Ginger.
A quarant’anni dal lancio, infatti, Flexform ha deciso di reintrodurla in catalogo mantenendone intatte tutte le caratteristiche: dal design ai componenti, fino ai materiali e tutti i dettagli. Perfettamente fedele all’originale, quindi. Motivo del rilancio? La forte coerenza con la produzione dell’azienda – basti pensare al divano Camelot, disegnato da Antonio Citterio l’anno scorso e caratterizzato dalle stesse barre cilindriche rivestite in cuoio che distinguono Ginger – e anche l’attualità del progetto sia sul piano estetico che funzionale.
Un momento che per l’architetto Citterio è occasione per ripensare al lungo percorso con Flexform, iniziato negli anni Settanta, e fare una riflessione: «mi piacerebbe disegnare prodotti capaci di durare nel tempo: che sono contemporanei oggi, saranno contemporanei fra vent’anni, erano contemporanei quarant’anni fa», dice; «in fondo è questo il fine a cui quasi tutti i designer e gli architetti tendono».