Settimana del design

Una Milano polimorfa tra architettura, design e letteratura

Una Milano polimorfa tra architettura, design e letteratura

In occasione del Salone del Mobile, Molteni inaugura Letters to Milan, un tributo a Milano nel cortile del Museo Poldi Pezzoli

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Uno degli aspetti più intriganti della Settimana del Design è la possibilità di scoprire angoli inesplorati — o comunque di guardarli, e non solo vederli — con uno sguardo diverso. Una prospettiva alterata, forse complice quella frenesia un po’ bulimica che il Salone porta sempre con sé e che riesce a rendere nuovi anche i luoghi più familiari. Con Letters to Milan, Molteni&C prova a fare proprio questo: ridisegnare l’anima del cortile del Museo Poldi Pezzoli, trasformandolo in un luogo di riflessione silenziosa. Un’installazione su Milano, per Milano, che parla con la città e ne restituisce un ritratto affettivo e architettonico, fatto di memoria e possibilità.

Letters to Milan curata da Studio Klass al Museo Poldi Pezzoli
Letters to Milan curata da Studio Klass al Museo Poldi Pezzoli 

Un omaggio ai suoi palazzi e agli architetti che li hanno immaginati — da Gio Ponti ad Aldo Rossi, da Mangiarotti a Herzog & de Meuron — ma anche un modo per presentare la Collezione 2025 come gesto narrativo, come prodotto di un pensiero che abita lo spazio e lo interpreta.

L’installazione curata da Studio Klass si snoda tra il cortile interno e l’Orangerie e si presenta come un racconto aperto, fatto di forme, vuoti, materiali e riferimenti. Al centro, un totem: non una torre, ma una soglia, un richiamo ai profili verticali della città, ai grattacieli testimoni della sua evoluzione, che vengono reinterpretati come segni urbani, simbolici, quasi emotivi. L’involucro è una rete metallica, «un filtro sottile che avvolge il dialogo tra i nostri prodotti e la storicità del Palazzo, fluidificando il confine tra il pubblico e il privato», racconta Giulia Molteni. Dentro questa mappa stratificata si inserisce la nuova Collezione, che non viene semplicemente esposta, ma abita lo spazio a tutti gli effetti.

La poltrona Monk disegnata da Tobia Scarpa esposta nell'Orangerie per l'installazione Letters to Milan
La poltrona Monk disegnata da Tobia Scarpa esposta nell'Orangerie per l'installazione Letters to Milan 

Letters to Milan è anche un’opera corale. A raccontare la città, insieme agli oggetti della nuova collezione, ci sono tre voci contemporanee — Umberto Fiori, Federica Fracassi e Giorgio Fontana — che, attraverso scrittori da loro scelti, costruiscono un racconto letterario parallelo. Insomma, un intreccio tra design e parola scritta, dove l’oggetto non è solo funzione ma linguaggio, e dove il pensiero diventa presenza.

La poltrona Linea disegnata da Vincent Van Duysen esposta nell'Orangerie per l'installazione Letters to Milan
La poltrona Linea disegnata da Vincent Van Duysen esposta nell'Orangerie per l'installazione Letters to Milan 

Il percorso prosegue nell’Orangerie, dove una pedana centrale accoglie alcuni dei pezzi più emblematici della Collezione 2025: la poltrona Monk in rovere caffè e cuoio disegnata da Tobia Scarpa, la poltrona girevole Linea rivestita in pelle firmata Vincent Van Duysen, il tavolino Odile e la consolle Penelope progettati da Christophe Delcourt.

Il tavolo Odile di Christophe Delcourt esposto nell'Orangerie per l'installazione Letters to Milan
Il tavolo Odile di Christophe Delcourt esposto nell'Orangerie per l'installazione Letters to Milan 

Con la curatela di Elisa Ossino, nella Sala d’Armi, Molteni racconta anche Gio Ponti. Oggetti impossibili – mani a sei dita, bottiglie in legno che non contengono nulla, buccheri e portacandele – che qui – dove fantasia e immaginazione scavalcano la possibilità facendosi materia – diventano ad un tratto possibilissimi.

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