Siamo una indoor generation perché trascorriamo ogni giorno fino al 90 per cento del tempo in ambienti chiusi e poco illuminati che non ci permettono quindi di godere degli importanti benefici che regala la luce naturale alla nostra salute. Da sempre gli studi ci dimostrano che è un elemento essenziale per la vita avendo effetti positivi sull’organismo, come svela una nuova ricerca della Società italiana di medicina ambientale (Sima) in collaborazione con Hyperspectral Imaging di Bologna e Velux Italia. Lo studio, presentato in occasione del seminario “Costruire il benessere. Il ruolo della luce naturale e della luce zenitale nell’edilizia” rivela che a un metro di distanza da una finestra l’attività biofotonica aumenta fino al 30 per cento migliorando prestazioni ed efficienza cerebrale. E pensare però che spesso, in fase di progettazione edilizia, la luce naturale non è una priorità sebbene appunto non solo va ad aumentare il benessere psicofisico ma rappresenta anche un mezzo gratuito per ridurre il consumo energetico generando di conseguenza tangibili vantaggi ambientali ed economici. L’evento ha acceso quindi i riflettori su questo tema approfondito anche da un’altra importante ricerca nata dalla collaborazione scientifica tra Velux Italia e il Dipartimento di architettura e progetto dell’Università Sapienza di Roma. “Luce futura” nasce proprio per sensibilizzare sul valore della luce naturale negli ambienti costruiti, individuando linee-guida che aiutano i progettisti a soddisfare i requisiti di illuminazione naturale nel rispetto della normativa vigente nel nostro Paese e dei relativi adeguamenti alla normativa europea. Infatti nonostante in Italia ci sia una buona normativa, le soglie prescritte per il corretto apporto di luce naturale sono non di rado mal interpretate o trascurate.
Lo scopo è quello di andare oltre il ricorso ai cosiddetti “rapporti aero-illuminanti” (rapporto di 1/8 tra superficie finestrata e superficie della stanza) poiché le più recenti indagini dicono che quei valori sono lontani dall’effettiva quota di luce di cui si ha bisogno. Ma attenzione: non basta aprire una finestra in più, serve un’analisi in rapporto a caratteristiche geometriche, formali e compositive dello spazio.
«Occorre mirare a una progettazione più umana», commenta Marco Soravia, market director di Velux Italia. In che modo? «Trovando il giusto bilanciamento tra innovazione tecnologica, sfide di efficienza energetica e centralità dell’uomo, Oggi viviamo in un paradosso: è più semplice realizzare edifici efficienti che salubri. Pensiamo ad esempio alle finestre: 50 anni fa la trasparenza era al 90 per cento; ora in una triplo vetro la percentuale si abbassa al 50 o anche al 40 per cento: quindi un nuovo serramento ha maggiori prestazioni termiche ma lascia entrare meno raggi solari. Senza dimenticare che la luce naturale ha anche un valore economico: ogni annuncio immobiliare parte con “luminoso appartamento”».