“È un inverno strano, con tanta neve. Ci sono più persone del solito, ma altre che sarebbero volute salire per Natale le abbiamo riabbracciate solo da pochi giorni”. Antonella Invernizzi, 56 anni, è la sindaca di Morterone, il comune italiano con meno abitanti, appena 29. Un gioiello incastonato ai piedi del monte Resegone, territorio di confine tra la provincia di Lecco (a cui appartiene) e quella di Bergamo.
Sindaca, come è stato stravolto il vostro inverno dalla pandemia?
“In genere nei mesi più freddi solo una decina di persone popolano il borgo. Con il lockdown, grazie alla tecnologia, chi si trovava nella propria seconda casa di Morterone ha deciso di lavorare in smart working da qui. In piazza c’è il wifi libero e gratuito e la fibra in paese è arrivata grazie ad Eolo. Il Coronavirus ha rafforzato il senso di comunità, perché tutti hanno dovuto dare una mano”.
Ci spieghi meglio.
“Con la zona rossa solo poche persone scendevano a Ballabio, il paese più vicino, per comprare generi alimentari e farmaci per tutti. Operazione ripetuta una volta la settimana e resa più difficoltosa dalle slavine che, per alcuni giorni, hanno bloccato l’unica strada esistente. Non si vedeva così tanta neve da trent’anni”.
La pandemia sembra agevolare il ripopolamento dei borghi italiani. Perché secondo lei?
“Perché la tecnologia permette di lavorare e di comunicare da qualunque posto, anche in ambienti piacevoli e a misura d’uomo come Morterone. Tra poco inaugureremo una casetta dove ci saranno delle colonnine di ricarica elettrica per biciclette e automobili”.
Al di là dell’ultimo periodo, sembra che i giovani siano affascinati da una riscoperta della natura.
“Già prima dell’arrivo del Coronavirus stavamo raccogliendo i frutti della campagna di valorizzazione del territorio fatta dalla nostra amministrazione. Famiglie e giovani venivano a Morterone per passeggiare nel bosco, affrontare strade sterrate in mountain bike e cavalcare. Un’attenzione per la nostra realtà, notata anche dagli abitanti dei comuni vicini, che ci ha colpiti. Abbiamo ricevuto molte richieste per affittare case e baite per periodi brevi, purtroppo però non ci sono strutture disponibili”.
Anche far vedere ai turisti che il borgo è vivo, è importante.
“Certamente. Un evento che abbiamo organizzato, ad esempio, è stata la tre giorni dedicata ai tre cognomi presenti a Morterone. Abbiamo festeggiato i Manzoni, gli Invernizzi e i Valsecchi. Il successo è stato incredibile, con molte persone che sono salite dai paesi vicini. Poi c’è il nostro museo di Arte contemporanea all’aperto, con opere disseminate in tutto il territorio. Ne andiamo fieri”.
Si aspetta che parte del Recovery plan venga destinata alle realtà più piccole?
“Non so se arriveranno dei fondi per i borghi. Un buon punto di partenza sarebbe avere il personale in grado di far funzionare gli uffici comunali. Non abbiamo neanche un dipendente, ma solo impiegati di altri Comuni che hanno ricevuto l’incarico di aiutarci. Il sistema attuale rende difficile gestire i piccoli centri. Ogni cosa ricade sulle spalle del sindaco”.
In primavera ci saranno le comunali. In così pochi la campagna elettorale non sarà un grosso impegno…
“Scherza? A ogni tornata si presentano almeno due o tre liste e si vince per un voto. La sfida è agguerritissima. Nel 2016 la mia era l’unica lista (civica, ndr) che si è presentata e abbiamo raggiunto il quorum di un soffio. Anche se c’è chi vota seguendo il proprio orientamento politico, conta scegliere la persona giusta che possa spendersi per la comunità. E non lasciatevi ingannare dal basso numero di abitanti: l’impegno è grande”.