Manuela Settimi e Raffaele Mostarda, titolari del ristorante "Osteria al forno di Agnese" di Civita di Bagnoregio 

Civita di Bagnoregio, la resistenza della ristoratrice: "Pochi stranieri ma i romani ci hanno riscoperti"

Manuela Settimi con il marito Raffaele Mostarda gestisce “Osteria al forno di Agnese”, uno dei locali storici del borgo viterbese

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“Sembra un paradosso, ma un’estate come l’ultima non l’avevamo mai vista: abbiamo fatto anche cento coperti al giorno. Il primo sabato di febbraio di quest’anno, una bella giornata di sole, siamo arrivati a 140. Tutto nel rispetto delle norme anti-Covid, grazie anche agli spazi all’aperto concessi dal Comune”. Manuela Settimi, che con il marito Raffaele Mostarda gestisce “Osteria al forno di Agnese”, uno dei ristoranti storici di Civita di Bagnoregio (Viterbo), racconta che nel borgo candidato a diventare patrimonio Unesco, la crisi generata dalla pandemia ha colpito solo nei tre mesi di chiusura dettati dal lockdown.

 

I turisti romani e laziali hanno sostituito nei volumi le comitive asiatiche e americane. E allora via con focaccia accompagnata da guanciale e tartufo, tortelli cacio e pepe con crema di patate e tartufo, pollo alla civitonica (variante della cacciatora con pomodoro fresco e olive taggiasche) e altre delizie della Valle dei Calanchi.

 

Signora Settimi, sul turismo di Civita pesa più il maltempo rispetto al Coronavirus?

“Sì, una giornata di pioggia significa poco lavoro. La pandemia invece, da maggio in poi, non ci ha particolarmente penalizzati. È stata un’estate super, con anche cento persone per cena. Del resto è così dal 2013, da quando per l’accesso al borgo è stato istituito il ticket d’ingresso”.

 

Da quando si paga, dunque, ci sono più turisti?

“L’eco mediatica di questa decisione del Comune, raccontata da giornali e tg, ha generato un fiume ininterrotto di turisti che ancora non ha visto frenate. Le persone che si innamorano del borgo tornano qui anche a sposarsi: abbiamo già due matrimoni prenotati, uno a giugno e uno a luglio”.

 

Che tipo di turismo attrae il borgo?

“Prima del lockdown il 30 per cento dei visitatori erano asiatici. I tour operator avevano accordi che coinvolgevano intere comitive. Il paese era molto amato anche dagli americani. Negli ultimi mesi, soprattutto nei fine settimana in zona gialla, veniamo scelti come meta di svago da molti romani”.

 

 

Civita di Bagnoregio piace anche ai vip?

“A pranzo da noi abbiamo avuto, tra gli altri, Jude Law, Daniele De Rossi, Andrea Occhipinti. Ce ne sono altri che sono diventati nostri clienti abituali, ma non posso dirvi chi sono altrimenti si arrabbiano”.

 

La storia del vostro locale è antica quanto il ponte che porta al borgo.

“Esatto, il ponte è stato inaugurato nel 1965, il ristorante è stato aperto dalla famiglia di mio marito tre anni dopo. Dalla nonna Agnese, per la precisione. L’Osteria al forno di Agnese, come dice il nome, era in origine un vecchio forno dove si faceva il pane. Tra il ’97 e il 2009 è stato dato in gestione, poi Raffaele ed io abbiamo deciso di riprenderlo per dare seguito alla tradizione di famiglia. Accogliamo i nostri ospiti in un giardino con patio se è bel tempo, altrimenti i commensali si accomodano nella sala interna”.

 

 

Che tipo di cucina proponete?

“La cucina tipica della Valle di Calanchi, rispettosa delle stagioni e con qualche tocco contemporaneo”.

 

Ci faccia venire l’acquolina in bocca suggerendoci un pasto tipico.

“Suggerirei i sedanini con salsiccia, granella di nocciole e panna. A seguire fagioli in salsa di alici e per chiudere il nostro tiramisù che, in base alla stagione, può essere al caffè, al limone, alla fragola o al mandarino. Ha vinto numerosi premi, è un finale che merita”.