Un museo all’aperto, circondato dalla natura e impreziosito da una cascata che rinfresca lo spirito solo alla vista. Millenni di storia sono adagiati su un colle, teatro di battaglie sanguinose e oggi sede di uno dei più importanti siti archeologici del Sud Italia dopo Pompei. È una scoperta tutta in salita Sepino, borgo del Molise e terra di confine con la provincia di Benevento.
Una roccaforte sannita (“Terravecchia” il suo nome tramandato nei secoli) che Tito Livio, dopo uno scontro in cui persero la vita più di settemila legionari romani, definì fortissima atque potentissima. Un costo umano salato che non impedì comunque all’Impero, tra la fine del IV secolo a.C. e l’inizio del III, di proseguire la propria espansione.
Sepino, le immagini del borgo molisano
Sepino si trova a 702 metri di altitudine, alle pendici dei monti del Matese, in provincia di Campobasso.
Continuando a salire il colle a ridosso del Massiccio del Matese si arriva al borgo costruito in epoca medievale e oggi abitato da poco meno di duemila abitanti. La fontana del Mascherone è la principale tra le molte che si trovano agli angoli dei vicoli. “Di sera, quando è illuminata, è ancora più bella – racconta il sindaco, Paolo Pasquale D’Anello – Stiamo per installare uno schermo che traduca e spieghi le scritte in latino presenti sui bordi”.
Sepino, tra i vicoli del borgo molisano
A Terravecchia sono state ritrovate molte statue di Mefite, dea italica legata alla fertilità dei campi e alla fecondità femminile. Ed è proprio l’acqua l’elemento che lega insieme le varie località di Sepino. A tal punto che quella oligominerale della sorgente delle Tre Fontane riempie ogni anno migliaia di bottiglie. Dal torrente Tappone nasce la cascata della Castagna, un luogo da fiaba, incantato, dove sostare a rigenerare anima e corpo. Poco prima di arrivarci si incontra il ponte di San Rocco, sempre di età romana, che l’amministrazione comunale ha in programma di restaurare.
Dopo la pandemia Sepino, come riscontrato in molti altri borghi italiani, ha assistito al rifiorire del turismo di prossimità. “Da maggio a ottobre dello scorso anno abbiamo visto un numero di turisti a cui non eravamo abituati. In genere – conclude D’Anello – il paese si ripopola tra luglio e agosto quando i sepinesi emigrati al Nord o all’estero fanno rientro a casa per le vacanze estive. Confesso: mi sono emozionato quando molti volti sconosciuti mi hanno chiesto dove si trovasse la cascata della Castagna”.