Colletta di Castelbianco, la rinascita del Borgo ligure nel nome della Rete
di
Claudio Cucciatti
Foto: Comune di Castelbianco (Savona)
Interamente distrutto da un terremoto alla fine dell'Ottocento, si è ripopolato negli ultimi trent'anni. Grazie all'intuizione di un architetto visionario e un gruppo di costruttori che l'hanno trasformato in un grande albergo diffuso
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Trent’anni fa il senzatetto che stazionava nei locali del bar era l’unica anima viva presente nel borgo disabitato, teatro di uno spopolamento iniziato a fine Ottocento in seguito a un terremoto devastante. Poi l’intuizione di tre costruttori e la visione dell’architetto Giancarlo De Carlo hanno trasformato i ruderi medievali di Colletta di Castelbianco (Savona) nel primo villaggio telematico al mondo e nel primo albergo diffuso della Riviera di Ponente. Oggi, in una frazione del Comune di Castelbianco tutta in pietra, fedele all’originale, storia, natura, benessere e tecnologia sono racchiuse in una manciata di portici, giardini e piazzette. Con il mare a pochi minuti di distanza e i terrazzamenti liguri instancabili guardiani della collina.
Colletta di Castelbianco, le immagini dall'alto riprese con il drone
La rinascita di Colletta di Castelbianco è iniziata nel 1992. “Volevamo realizzare un luogo di vacanza alternativo, che non avesse niente a che vedere con la cementificazione della costa – racconta Alessandro Pampirio, uno dei tre soci della Castelbianco srl, società fondata per rigenerare il paese – L’operazione non è stata facile fin da subito, perché gli eredi dei vecchi proprietari delle case erano sparsi per il mondo. Ci sono voluti tre anni per completare l’acquisto di tutta l’area”.
Da quel momento, poi, è iniziato il recupero del borgo, diretto dall’architetto De Carlo e terminato nel 2001. De Carlo, deceduto quattro anni dopo la fine dei lavori, aveva ricevuto riconoscimenti europei proprio per interventi guidati dalla filosofia della rigenerazione, senza bisogno di costruire nuovi edifici. “I materiali dei pavimenti, il colore delle porte, la struttura delle finestre, nessun terrazzo che crea ombra a un altro, come da tradizione contadina che prevedeva l’essiccazione in casa degli alimenti. Tutto – prosegue Pampirio – è stato ristrutturato dopo una maniacale ricerca storica”. Dopo la morte di De Carlo, per non disperdere il prezioso lavoro fatto, ogni modifica passa al vaglio del suo successore, Ole Wiig, anche autore del libro che porta il nome del borgo e che ne racconta la storia.
Colletta di Castelbianco, le immagini del borgo ligure
Il borgo di Colletta di Castelbianco, in provincia di Savona, è situato nell'entroterra ligure, tra le montagne e il mare. Si trova a pochi chilometri dalle spiagge, dalla vita notturna della Riviera e dalle numerose attrazioni sparse lungo la costa e le Alpi Marittime.
Restare aggrappati al passato, però, non era ritenuto sufficiente da chi aveva visto quel borgo ripopolarsi, con compratori provenienti da ogni continente (con gli scandinavi, i più numerosi, letteralmente innamorati di questo ciuffo di Liguria). È stato Valerio Saggini, uno dei tre costruttori, a proporre l’idea di cablare la zona e portare la fibra ottica, un progetto sposato subito da Telecom Italia. Così è nato il primo villaggio telematico al mondo, rifugio in tempi non sospetti di smart worker e studenti.
Colletta di Castelbianco, tra i vicoli in pietra del borgo ligure
Come evitare l’incubo di un nuovo spopolamento? Si è iniziato con l’affitto delle case ai turisti in estate, poi è arrivato un altro lampo di genio. Fare di Colletta di Castelbianco un albergo diffuso, in modo che tra proprietari e vacanzieri in paese ci sia sempre qualcuno. L’unico modo per tenere attivi i servizi basilari. L’albergo diffuso è modello in cui gli alloggi sono ricavati dagli edifici già esistenti nel borgo e curati da un’organizzazione che garantisce i comfort di un hotel. A Colletta si contano una ventina di stanze gestite con questa modalità, su circa 50 case in affitto.
Oltre al mare, quello intorno a Colletta di Castelbianco è un territorio adatto per chi ama fare trekking, arrampicarsi lungo pareti di diversi livelli di difficoltà o andare in mountain bike. E, ovviamente, studiare e lavorare grazie alle tecnologie disponibili per tutti. “Il modello Colletta è ripetibile – conclude Pampirio –. Ci ha insegnato che, oltre a rivitalizzare un angolo bellissimo d’Italia, portare il turismo incentiva il mantenimento di attività e servizi di cui può godere la popolazione locale, che non deve più allontanarsi per cercarli altrove”. La connessione, il mare, la natura, la grazia dei dettagli: difficile non essere d’accordo.