Dal borgo si vede il mare. Lo Ionio, da Badolato, lo si può osservare con lo sguardo ammirato del turista. Oppure lo si scruta con gli occhi attenti di chi sa che da Est il vento della storia ha spinto fino a riva navi e persone che hanno segnato il destino di questo paese calabrese in provincia di Catanzaro.
Fondato dai normanni poco dopo l’anno Mille, i 240 metri del colle San Nicola, su cui sorge, l’hanno protetto nei secoli dagli assalti dei popoli arrivati dal mare. Tredici chiese, vicoli stretti, la strada principale larga soltanto due metri e mezzo. Meno dei 3,5 metri d’altezza della statua lignea della Madonna da poco restaurata della chiesa seicentesca di Santa Maria degli Angeli. Le processioni del Venerdì Santo e della Madonna della Sanità (ultima domenica di luglio) sono gli eventi più partecipati.
Per capire bene la conformazione e l’importanza della comunità di Badolato bisogna partire da lontano. Come da altri paesi del Meridione, a fine Ottocento molti abitanti sono andati a cercare fortuna in Sudamerica. Una seconda ondata migratoria è avvenuta alla fine della Grande Guerra. Un flusso mai del tutto interrotto a cui, nel 1951, se n’é aggiunto uno “interno”: una frana distrusse un intero quartiere del borgo e le istituzioni misero a disposizione case popolari costruite vicino al mare, lungo la Statale Jonica 106. Quel nucleo oggi si chiama Badolato Marina.
Negli anni Ottanta, nel borgo, erano rimaste meno di quattrocento persone (dopo aver toccato, in passato, le quattromila unità). I pochi che investivano in un’attività commerciale, aprivano il proprio negozio a Marina. Così come gli emigrati di ritorno che, dopo una vita oltreoceano, venivano a passare gli anni della pensione e a mostrare con orgoglio i frutti dei propri sacrifici investendo in costruzioni moderne vicino alla spiaggia.
Badolato: le immagini del borgo calabrese
Badolato, antico centro medioevale, è situata a 240 metri sul livello del mare, su una collina a poco più di 5 chilometri dal mare. Il millenario borgo conserva ancora intatta la sua antica struttura urbanistica, costituita da suggestivi vicoli stretti e tortuosi che si intersecano fra le case.
Foto di Franco Muià, Michelle Kaminsky, Erika Gerardini, Guerino Nisticò, Gori Campese e Badolato Permaculture
Una sbornia che passò in fretta e da cui Badolato si risvegliò nell’agosto del 1997, quando sulla spiaggia al confine con quella di Santa Caterina dello Ionio arrivarono per la prima volta gli immigrati. Ottocento persone, quasi tutte curde, in fuga dalla guerra. Un bis ci fu poco prima di Natale. D’accordo con la prefettura, l’amministrazione del sindaco Gerardo Mannello (ancora in carica) si prese cura di 400 uomini, prima sistemandoli nelle tende allestite al centro sportivo e poi ospitandoli nelle case disabitate del borgo, messe a disposizione dalla generosità dei cittadini. Col tempo queste persone hanno trovato altre sistemazioni in Italia e in altri Paesi d’Europa. Nel borgo ne sono rimaste una ventina, mentre il Centro per i rifugiati di Badolato continua il proprio lavoro con i nuovi arrivati seguendo la stessa filosofia di integrazione. Non ghettizzando, ma coinvolgendo.
Oggi circa 70 famiglie straniere hanno casa a Badolato e, dopo di loro, anche molti italiani hanno deciso di passare il proprio tempo libero in questo angolo di Calabria. D’inverno i residenti sono 180, ma d’estate ci vivono stabilmente 2.500 persone. Prima della pandemia si parlava di 36mila presenze turistiche l’anno. “Siamo a lavoro per organizzare parcheggi, raccolta differenziata porta a porta, servizi – conclude il vicesindaco – e gestire l’affluenza dei villeggianti. Sono problemi che affrontiamo con il sorriso, perché si tratta di indicatori inequivocabili della rinascita del borgo. Ce l’abbiamo fatta”.