Gerace sembra ferma nel tempo, riesce, il piccolo borgo, a conservare un fascino medievale intatto, tra la terra del Parco Nazionale dell'Aspromonte e la Locride, su cui si affaccia dlal'alto. Misteriosa e affascinante, come i tanti stili architettonici che la compongono, la sua posizione in cima a una rocca le permise di avere un'importanza strategica nei secoli, di controllare i traffici costieri e di oggetto di interesse di conquistatori e imperi da tutto il mondo di allora.
Gerace, il borgo calabrese ripreso dall'alto
Quale che siano le dominazioni che hanno tentato o sono riuscite a possedere Gerace, è alla cultura greca che questo borgo rimane intrinsecamente stretto. Ancora oggi una delle anime economiche più vivaci è quella dell'artigianato in terracotta, per le tavolette appunto di ispirazione greca e uno dei suoi simboli più poetici - per la decadenza tipica di ciò che è quasi in via di estinzione - è il Greco di Gerace. Non una statua come i Bronzi, bensì un vino. Un vino nato dal Greco di Bianco, vitigno da differenziarsi dal più noto omonimo campano e appartenente a una famiglia giramondo di vitigni uniti tra di loro seppur distanti, dipersi lungo tutto il mare nostrum: le malvasie del mediterraneo.
Gerace, le immagini del borgo calabrese
Gerace è stata fondata nel X secolo dai superstiti dell’antica Locri Epizefiri, fuggiti a causa delle incursioni saracene. Considerato un baluardo bizantino dell’area metropolitana di Reggio Calabria, Gerace ha conservato quasi intatta la sua struttura medievale. Nel centro storico, infatti, si possono ammirare ancora i resti della fortezza con la quale era protetto dalle invasioni esterne e alla quale si poteva accedere grazie a delle porte urbiche e attraverso un ponte levatoio, oggi crollato. (Foto Explore Gerace)
Forse, secondo gli studiosi, tutte figlie della stessa famiglia portate lungo le coste del mediterraneo dai più grandi viaggiatori dell’antichità, i greci prima e i romani poi, e adattatesi poi ai terreni e alle condizioni climatiche dei singoli luoghi. Quale che sia l'origine di questi vitigni (probabile che il più antico sia proprio quello che ancora oggi si trova nella zona di Gerace), quello che li accomuna è e resta una grande capacità evocativa in fatto di profumi, sapori e ricordi capaci di evocare alla mente.
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La vendemmia è tardiva e inizia solo quando le uve sono mature, allora vengono raccolte e messe ad appassire direttamente sui sassi o sui graticci di canne, a patto che siano messi sotto il sole più caldo. Il risultato è un vino dallo stesso colore dell’oro, nel quale si concentrano zuccheri, minerali e profumi che regalano un naso dolce, dove cercare le albicocche, o ancora le zagare tipiche del sud italia, il miele, i canditi.