Quante cose è la Puglia, e quanti incipit consente il suo paesaggio! In questa stagione vien voglia di cominciare dai fiori, dalle infinite varietà di orchidee che affollano il Parco nazionale del Gargano e quello dell’Alta Murgia. Nelle onde d’erba di quest’ultimo, spezzate qua e là da scogli di rocce, se ne contano più di cinquanta specie, e sono una vera festa dello sguardo. Sul Gargano, la medesima festa assurge a tripudio. Due anni fa, in un volume della collana “Le montagne incantate” (sempre allegato a Repubblica e a National Geographic), il naturalista Paul Harcourt Davies raccontava di aver compiuto 45 viaggi nella regione, apprendendo da ciascuno di essi “molto più che da qualsiasi corso universitario”.
E spiegava perché. “A primavera, sul Gargano, si può assistere a una delle fioriture più incredibili d’Europa. I boschi sono tappezzati di narcisi e di anemoni, mentre i prati coltivati hanno ancora gialli tulipani selvatici. Le praterie sono un arazzo di viole selvatiche e di iris selvatici, mentre le aree rocciose sono ricoperte da migliaia di orchidee. Il Gargano è una terapia per lo spirito”. Se poi si alza lo sguardo dal tappeto fiorito, un secondo inizio della Puglia lo offre il suo orizzonte: generoso di segni forti, lo skyline di questa terra dispensa torri e ponti, campanili e castelli, profili isolati che annunciano la profondità di campo e riempiono di impressioni. Davanti alla cinta di Lucera, alle sue mura aspre, Giorgio Manganelli si mise in attesa dell’atterraggio di un’astronave. Ma basta anche meno di quelle severe fortificazioni, basta il rudere di una torre dauna su una collina per avvertire la presenza dei fantasmi della storia. O basta di più, per chi si portasse sotto alle mura di Castel del Monte e con gli occhi cercasse la sommità di uno dei suoi otto torrioni. Posto in cima a un’altura dalla quale regna su una folla di pini d’Aleppo, questo edificio miracoloso ha la semplice forza di un’idea.
È una sorta d’autoritratto del suo progettista, quel Federico II di Svevia al quale bastarono trent’anni, dal 1220 al 1250, per colmare di sé un secolo intero. Stupor mundi, lo chiamarono, anche perché in quell’epoca buia il suo operato, davvero intenso, fu costantemente illuminato dalle sue idee. Quali? L’efficacia del dialogo, il confronto fra culture diverse, il culto della bellezza, il mito della pace. Utopie, insomma, che però lui rese vere nella sua vita e che oggi sono leggibili nella pietra calcarea di questo castello e a esso conferiscono il fascino dell’irrealtà. “Questo è un luogo allo stesso tempo dolce e imponente, misterioso ed elementare”, ha scritto il poeta Franco Arminio. “Chi lo ha costruito non è mai andato via”. Degli oltre cento castelli che Federico edificò a protezione della Puglia e della Basilicata oggi ne sopravvivono assai di meno.
Ma resta quella contaminazione di culture e civiltà che fu un pilastro portante della sua visione del mondo. Questo volume vi illustrerà come lo stile romanico pugliese, già influenzato da ascendenze nordeuropee, si arricchì di caratteri derivati dall’arte araba e bizantina fino a conquistare una sua originale identità, oggi rappresentata da chiese di rara bellezza. Così come vi dirà della Puglia ebraica e delle minoranze francoprovenzali. Del resto è la pluralità, sono i contrasti a rendere speciale questa terra, protesa come un pontile nel cuore del Mediterraneo: il contrasto tra le impetuose cronache del passato e il tempo fermo dei borghi nascosti, tra la pietra splendente delle sue architetture storiche e i sassi grigi delle costruzioni a secco nelle campagne, fra l’esplosione della sua natura e l’implosione delle sue esistenze appartate. E su tutto una luce che acceca, e forza ogni distanza nel suo estremo. Lo ricorda nei suoi versi Vittorio Bodini, poeta leccese del secolo scorso: “Tu non conosci il Sud, le case di calce / Da cui uscivamo al sole / Come numeri dalla faccia di un dado”.
Puglia, la Daunia tra mito e natura è il quarto volume della collana Paesaggio Italia, che va in edicola, ad ogni inizio mese, con la Repubblica e National Geographic, per 12 mesi.. Ecco il piano editoriale della collana.
1) Umbria preziosa, da Città della Pieve a Montefalco
2) Sicilia, Mediterraneo barocco
3) Terre di Siena, il Medioevo perfetto
4) Puglia, la Daunia tra mito e natura
5) L'altro Lago di Como
6) Gallura e Barbagia, oltre il mare
7) Langhe, tra nebbie e tradizioni
8) Tuscia, città di tufo e giardini di delizia
9) Veneto d'acqua e di terra, dai Colli Euganei al Polesine
10) Ponente ligure di pietra e di mare
11) Garfagnana, terra di lupi e briganti
12) Nelle Marche, tra storia e Infinito