Raffaello torna a Firenze. E la mostra che riporta in città, in prestito dal Palais de Beaux- Arts di Lille, il piccolo ma preziosissimo disegno Ritratto di giovane donna in busto, realizzato proprio negli anni in cui l’artista di Urbino si fermò qui, finisce per avere un imprevisto valore simbolico. Si è aperta infatti mentre è ancora fresca la ferita degli scontri in centro. Suggestione che spinge Il sindaco Nardella e l’assessore alla cultura Sacchi a trasformare l’evento in "una risposta di bellezza, cultura e storia, alla barbarie della violenza nei confronti di una città che per tanti artisti ha rappresentato un punto di svolta non solo artistica, ma prima di tutto di pensiero".
Curata da Valentina Zucchi e Sergio Risaliti per i 500 anni dalla morte, Raffaello a Firenze (alla Sala d’arme di Palazzo Vecchio, fino al 31 dicembre, in piena sicurezza anti Covid) approfondisce i riverberi sull’artista della città laboratorio delle rivoluzioni artistiche, della città “ scuola del mondo”. Vi arrivò tra la fine del 1504 e l’inizio del 1505 (per rimanere fino al 1508) calamitato dal lavoro di Michelangelo e di Leonardo, impegnati nei leggendari affreschi della sala del Maggior Consiglio (oggi Salone dei Cinquecento), in Palazzo Vecchio. Il cui arengario era da poco dominato dal David (l’originale): e Raffaello, ancora desideroso di imparare nonostante nel mondo dell’arte fosse già salutato con l’appello di magister, ipnotizzato dalle meravigliose anatomie michelangiolesche, non manca di ritrarre il capolavoro dandone una sua visione devota e poeticissima.
Qualunque altro disegno di eguali dimensioni rischierebbe di venir inghiottito dalla videoinstallazione immersiva (di Art Media Studio) che ne contestualizza la nascita, l’humus storico e culturale. Ma tale è la potenza del Ritratto di giovane donna, tale la maestria di Raffaello "nel costruire un volume — spiega Cristina Acidini — e nel suggerire la pienezza della figura femminile e l’atmosfera in cui è immersa con pochi tratti di contorno", che l’opera si fa gigante. Esempio di quella maturazione, raggiunta proprio a Firenze, di un segno "capace di rappresentare, in modo semplice ed equilibrato, le più diverse tensioni, di sintetizzare in modo saldo e armonioso l’immagine ideale e quella reale" aggiunge Risaliti.
"Fu nella città molto onorato" annota il Vasari, che descrive il Raffaello fiorentino "capace di tenere tutti in concordia — spiega Zucchi — e di annullare, con la sua arte, tutte le viltà. Messaggio forte in questi giorni di tensioni sociali". Eppure qui l’artista ventenne viene tenuto ai margini dalla committenza “pubblica”, che si limita a chiedergli la doratura delle foglie per coprire i genital del David. Aggiunge Acidini: "Sono i privati a dargli fiducia. Le famiglie notabili, che gli affidano le immagini più care, ovvero i ritratti e le Madonne col bambino, dove la dolcezza con cui Maria si dedica ai giochi del bambino e di San Giovannino è increspata da piccoli presagi della morte di Gesù (un cardellino, un riccio spinoso) che Raffaello colloca con soave vitalità, sventando ogni angoscia" .
Tanti dipinti fiorentini di Raffaello hanno lasciato la città perché venduti o per altre vicende, « ma altrettanti ne sono arrivati per eredità dei Medici o in dono, tanto che la nostra è la città con la maggior quantità di opere mobili dell’artista » conclude Acidini. Dal 7 novembre il sabato e la domeniche visite guidate nei luoghi raffaelliani: 055/2768224.
Curata da Valentina Zucchi e Sergio Risaliti per i 500 anni dalla morte, Raffaello a Firenze (alla Sala d’arme di Palazzo Vecchio, fino al 31 dicembre, in piena sicurezza anti Covid) approfondisce i riverberi sull’artista della città laboratorio delle rivoluzioni artistiche, della città “ scuola del mondo”. Vi arrivò tra la fine del 1504 e l’inizio del 1505 (per rimanere fino al 1508) calamitato dal lavoro di Michelangelo e di Leonardo, impegnati nei leggendari affreschi della sala del Maggior Consiglio (oggi Salone dei Cinquecento), in Palazzo Vecchio. Il cui arengario era da poco dominato dal David (l’originale): e Raffaello, ancora desideroso di imparare nonostante nel mondo dell’arte fosse già salutato con l’appello di magister, ipnotizzato dalle meravigliose anatomie michelangiolesche, non manca di ritrarre il capolavoro dandone una sua visione devota e poeticissima.
Qualunque altro disegno di eguali dimensioni rischierebbe di venir inghiottito dalla videoinstallazione immersiva (di Art Media Studio) che ne contestualizza la nascita, l’humus storico e culturale. Ma tale è la potenza del Ritratto di giovane donna, tale la maestria di Raffaello "nel costruire un volume — spiega Cristina Acidini — e nel suggerire la pienezza della figura femminile e l’atmosfera in cui è immersa con pochi tratti di contorno", che l’opera si fa gigante. Esempio di quella maturazione, raggiunta proprio a Firenze, di un segno "capace di rappresentare, in modo semplice ed equilibrato, le più diverse tensioni, di sintetizzare in modo saldo e armonioso l’immagine ideale e quella reale" aggiunge Risaliti.
"Fu nella città molto onorato" annota il Vasari, che descrive il Raffaello fiorentino "capace di tenere tutti in concordia — spiega Zucchi — e di annullare, con la sua arte, tutte le viltà. Messaggio forte in questi giorni di tensioni sociali". Eppure qui l’artista ventenne viene tenuto ai margini dalla committenza “pubblica”, che si limita a chiedergli la doratura delle foglie per coprire i genital del David. Aggiunge Acidini: "Sono i privati a dargli fiducia. Le famiglie notabili, che gli affidano le immagini più care, ovvero i ritratti e le Madonne col bambino, dove la dolcezza con cui Maria si dedica ai giochi del bambino e di San Giovannino è increspata da piccoli presagi della morte di Gesù (un cardellino, un riccio spinoso) che Raffaello colloca con soave vitalità, sventando ogni angoscia" .
Tanti dipinti fiorentini di Raffaello hanno lasciato la città perché venduti o per altre vicende, « ma altrettanti ne sono arrivati per eredità dei Medici o in dono, tanto che la nostra è la città con la maggior quantità di opere mobili dell’artista » conclude Acidini. Dal 7 novembre il sabato e la domeniche visite guidate nei luoghi raffaelliani: 055/2768224.